La Redazione
Stanotte oltre 20 missili russi hanno messo fuori uso il settore energetico di Kiev.
Colpite le principali strutture energetiche e gli snodi dei trasporti della capitale.
Saltato anche un ponte sul Dnepr e un grande centro logistico.
Video impressionanti.
La difesa aerea ucraina, secondo fonti sul campo, non ha nemmeno tentato di intercettare: a corto di intercettori.
Nelle stesse ore, per rappresaglia, Kiev ha lanciato oltre 500 droni verso Mosca, mandando in tilt gli aeroporti della capitale russa.
La guerra energetica è totale.
E mentre Kiev resta al buio per aver legato il suo destino alla guerra NATO, a poche centinaia di chilometri succede l’esatto opposto.
La Slovacchia di Robert Fico ha strappato con l’Unione Europea.
Bratislava ha annunciato ufficialmente che il 26 ottobre tornerà a Mosca per la prima volta dal 2022, riattivando la Commissione intergovernativa con la Russia, sospesa dopo l’inizio del conflitto. Tema centrale: gas, petrolio e combustibile nucleare.
Fico non solo ha sfidato il piano REPowerEU che vorrebbe azzerare il gas russo entro il 30 settembre 2027, ma ha già chiuso un nuovo accordo con Gazprom Export tramite la sua società di Stato SPP, che coprirà la maggioranza del fabbisogno slovacco per tutto il 2026 attraverso TurkStream.
E ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia UE contro il divieto.
Ha detto che è “imbecille” rinunciare a una fonte competitiva.
Risultato: mentre l’Italia paga bollette da strozzinaggio e l’industria chiude, la Slovacchia si è assicurata gas a prezzo competitivo e stoccaggi già al 35% per l’inverno.
Non è questione di essere filo-russi o filo-ucraini. È questione di sovranità.
La Slovacchia dimostra che si può fare.
Basta volerlo.
Basta mettere gli interessi nazionali davanti ai diktat di Bruxelles che vuole farci comprare GNL americano a quattro volte il prezzo.
Loro a Bruxelles impongono il suicidio energetico in nome dell’Ucraina.
Fico ha risposto: prima vengono gli slovacchi.
È la stessa cosa che dovrebbe fare l’Italia. Riaprire il dialogo, riaprire i rubinetti, abbassare le bollette.
Altro che armi a Kiev e sanzioni che sanzionano noi.





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