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BEATA CHIARA BADANO, 18 ANNI: HA INSEGNATO A VIVERE MORENDO. L’ANTIDOTO ALL’EUTANASIA DI STATO

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Ramona Castellino

Oggi la Chiesa ricorda la Beata Chiara Badano. 18 anni.
Meno di 19 quando è morta.
Focolarina.
Bella, sportiva, piena di sogni.
Stroncata da un osteosarcoma, un tumore alle ossa tra i più dolorosi che esistano.

Nel 2026, nell’Italia che discute se sia un “diritto” farsi uccidere dal medico, se sia “dignitoso” chiedere allo Stato una puntura letale per non soffrire, la storia di Chiara è uno schiaffo. Uno schiaffo santo.

Perché Chiara non ha fatto quello che oggi la TV, i radicali, i giudici e certi vescovi tiepidi ci dicono essere “normale” e “giusto”.

Non ha chiesto di morire.
Non ha detto “basta, non ce la faccio”.
Non ha invocato il suicidio assistito come liberazione.
Non ha maledetto Dio.

Ha detto una frase che dovrebbe essere scritta sui muri del Parlamento dove si discute di eutanasia:

“Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io”.

Chiara ha vissuto la malattia in unione totale a Cristo.

Il dolore c’era, atroce.
Le cure erano devastanti.
Ha perso i capelli, l’uso delle gambe, ha vissuto due anni tra ospedali e letto.

Ma chi entrava nella sua stanza a Sassello non trovava una ragazza disperata che chiedeva di farla finita.
Trovava una luce.

Sorrideva.
Scherzava con i medici. Consolava la madre che piangeva.
Scriveva biglietti: “Non piangete per me, io vado alla festa”.
Offriva tutto:
“Per i giovani, per la Chiesa, per i lontani”.

Il suo dolore non è stato inutile.
Non è stato “indegno”.
È stato fecondo.
Ha convertito persone. Ha portato ragazzi in chiesa.
Ha fatto capire che si può essere felici anche morendo, se si muore in Dio.

Questa è la santità. Questa è la vera dignità.

La dignità non è scegliere l’ora della propria morte come si prenota un treno.
La dignità è vivere fino all’ultimo secondo affidandosi a Qualcuno più grande di noi.

Leone XIV ha ribadito con Mons. Pegoraro: il suicidio assistito resta immorale.

La liturgia ci regala l’esempio vivente di cosa vuol dire quell’”immorale”.

Vuol dire che esiste un’alternativa alla siringa di Stato.

I fautori dell’eutanasia ci dicono:
“Ma come puoi lasciare soffrire una ragazza di 18 anni con un tumore alle ossa? Che crudeltà!”.

La risposta è Chiara Badano.

Non l’hanno lasciata soffrire da sola.
L’hanno accompagnata. Curata con le palliative. Amata.
E lei, in quel letto di dolore, è diventata più libera di tutti noi che corriamo sani per strada senza un senso.

La cultura della morte ci dice: il dolore non ha senso, quindi eliminalo eliminando chi soffre.

La Beata Chiara ci dice: il dolore ha un senso se lo doni.
E se lo doni, diventa amore.
E l’amore resta.

Oggi, mentre Mattarella parla di scienza e il Parlamento discute di come far morire la gente “senza dolore”, ricordiamoci di questa ragazzina di Sassello che ha insegnato ai grandi cosa vuol dire vivere.

Aveva 18 anni.
Non ha chiesto un diritto.
Ha dato una testimonianza.

“Ciao, mamma, sii felice perché io lo sono”.

Questa è la frase che ha detto alla madre prima di morire.

Provate a dirla voi, dopo esservi fatti uccidere da un medico di Stato.

Chiara è luce nel dolore. L’eutanasia è solo buio.


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