L'Italia Quotidiano

ROMA, OLTRE DUE MILIONI PER GLI EX OCCUPANTI DI SPIN TIME: GUALTIERI, CHI RISPETTA LE REGOLE È UN CITTADINO DI SERIE B?

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Riccardo Bianchi

A Roma succede qualcosa che dovrebbe indignare ogni cittadino che paga le tasse, rispetta le leggi e aspetta da anni una casa popolare.

La Giunta Gualtieri ha stanziato 2.066.000 euro per affrontare l’emergenza abitativa degli ex occupanti di Spin Time, l’immobile di via Santa Croce in Gerusalemme occupato dal 2013.

A denunciare le cifre è Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina, che il 5 novembre ha illustrato documenti relativi agli interventi finanziati dal Comune.

Il dettaglio è impressionante.

Un milione e 300mila euro per le strutture ricettive, 216mila euro per i pasti, 200mila per i servizi sociali, 150mila per il trasporto scolastico, altri 150mila per gli straordinari e 50mila per pulizia e supporto.

Totale: 2 milioni e 66mila euro di risorse pubbliche stanziate.

Ma non finisce qui.

È emerso anche un affidamento da 56.016 euro più IVA, circa 68mila euro, destinato ai traslochi. Santori ha inoltre chiesto chiarimenti su altri affidamenti per circa 655mila euro, che potrebbero essere già compresi negli stanziamenti precedenti.

Il Comune dovrà chiarire quanto sia stato effettivamente pagato e quali importi siano aggiuntivi.

Eppure, anche fermandosi alle somme già individuate, il problema politico appare enorme.

Perché una famiglia romana che rispetta la legge, paga regolarmente l’affitto e aspetta una casa popolare dovrebbe accettare che chi ha vissuto in un edificio occupato riceva un intervento straordinario di questa portata?

La vicenda nasce dall’incendio del 29 luglio scorso, dopo il quale lo stabile Spin Time è stato sottoposto a sequestro e centinaia di persone hanno dovuto trovare una sistemazione alternativa.

Tra loro ci sono famiglie, bambini e persone vulnerabili che hanno diritto alla protezione delle istituzioni. Questo principio non è in discussione.

Ma un conto è garantire assistenza a chi si trova improvvisamente senza un tetto. Un altro è costruire un sistema nel quale l’occupazione abusiva rischia di trasformarsi, nei fatti, in un percorso privilegiato verso l’assistenza pubblica.

Ed è proprio su questo che il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore Tobia Zevi devono rispondere.

Secondo Santori, perfino i dati relativi alle persone coinvolte presentano differenze: 356 nell’ordinanza sindacale e 388 nella risposta degli uffici, distribuite in 147 nuclei familiari.

Una differenza che può avere spiegazioni amministrative, ma che richiede una ricostruzione trasparente. Quando si impegnano milioni di euro, sapere chi riceve assistenza, in base a quali requisiti e con quali modalità non è un dettaglio.

È un obbligo verso i contribuenti.

Il diritto alla casa è un principio sociale. L’occupazione abusiva, invece, non può diventare un titolo di merito.

E questa distinzione dovrebbe essere sacrosanta soprattutto per una sinistra che continua a presentarsi come paladina della giustizia sociale.

Perché la giustizia sociale non consiste nel favorire chi riesce a esercitare maggiore pressione politica o mediatica. Consiste nel garantire diritti e opportunità secondo criteri trasparenti, uguali per tutti.

C’è poi un ulteriore elemento che rende la vicenda ancora più grave.

Nel febbraio 2026 è emersa una sentenza del Tribunale civile di Roma che ha condannato il Ministero dell’Interno a risarcire per oltre 21 milioni di euro la proprietà dello Spin Time, in relazione al mancato sgombero dell’immobile.

Si tratta di una vicenda giudiziaria distinta e di un onere attribuito allo Stato, non al bilancio del Campidoglio. Ma dimostra quanto possa diventare economicamente pesante lasciare irrisolta per anni un’occupazione.

E allora la domanda è inevitabile: quanto può costare alla collettività una politica che non riesce a far rispettare le regole e poi deve finanziare le conseguenze della propria incapacità di trovare soluzioni?

Il Comune sostiene di voler affrontare una grave emergenza sociale e ha lavorato anche all’ipotesi di acquisire l’immobile per destinarlo all’edilizia residenziale pubblica.

Ma quali sarebbero i costi complessivi? Quali garanzie di convenienza economica esistono? E soprattutto, in base a quali criteri verrebbero eventualmente assegnati gli alloggi?

A Roma esistono cittadini che attendono da anni una sistemazione pubblica seguendo le procedure previste.

La loro pazienza non può diventare il prezzo da pagare per le scelte politiche dell’amministrazione.

La solidarietà non può trasformarsi in una corsia preferenziale. E la legalità non può valere soltanto per chi non ha la forza di occupare un palazzo.

Gualtieri deve rendere pubblico un rendiconto completo delle spese, chiarire le differenze nei censimenti, spiegare i criteri di assistenza e dimostrare che nessuno ottenga vantaggi abitativi ingiustificati rispetto a chi è regolarmente in graduatoria.

Perché il problema non sono i bambini e le famiglie vulnerabili che hanno bisogno di aiuto.

Il problema è una politica che rischia di far pagare ai cittadini rispettosi delle regole il prezzo di un sistema incapace di farle rispettare.

E una Capitale che pretende di essere amministrata secondo giustizia non può permettersi cittadini di serie A e cittadini di serie B.


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