L'Italia Quotidiano

L’AVANZATA DEGLI INVASORI: LA GRANDE MOSCHEA DI ROMA CALA LA MASCHERA E RIVENDICA IL VOTO DI COMUNITÀ

•

Ramona Castellino

Finalmente lo dicono loro.
Non dobbiamo più essere noi a dirlo.
Lo dicono loro, con le loro parole, con i loro comunicati, con le loro celebrazioni.

La Grande Moschea di Roma cala la maschera e rivendica la mobilitazione delle urne.

L’imam Nader Akkad ed esponenti come Hamza Roberto Piccardo, celebrano l’infiltrazione nelle istituzioni democratiche occidentali, orientando il peso elettorale musulmano e stringendo alleanze con la sinistra.

Non è più una teoria. Non è più un sospetto.
È una rivendicazione politica.

La Grande Moschea di Roma e l’UCOII celebrano l’ascesa islamica negli Stati Uniti.

Hamza Roberto Piccardo, evoca apertamente l’onda lunga del sangue dei martiri mentre l’imam Nader Akkad esulta per la vittoria istituzionale.

Fermiamoci su queste due frasi.
Perché sono due facce della stessa medaglia.

Da una parte il linguaggio del martirio, del sangue, della conquista religiosa. Dall’altra l’esultanza per la vittoria istituzionale, per il sindaco, per il consigliere, per il deputato eletto con il voto di comunità.

È la strategia in due tempi che conosciamo bene: prima la predicazione, poi la politica.
Prima la moschea, poi il Comune.
Prima la comunità, poi lo Stato.

L’estremismo rosso e il fanatismo religioso suggellano l’alleanza strategica con la sinistra, trasformando ogni competizione democratica in una forma di conquista confessionale.

Non è un’alleanza di valori.
È un’alleanza di interessi.

La sinistra ha bisogno di voti perché gli italiani non la votano più.
Le leadership islamiche hanno bisogno di spazio politico per ottenere moschee, ius soli, velo nelle scuole, Ramadan nelle mense, fondi pubblici.
Si scambiano: voti contro privilegi.

L’arma della demografia e il voto di appartenenza puntano dritti al cuore dello Stato.

È questo il punto che la stampa italiana non vuole capire, o fa finta di non capire.

Il voto di comunità non è voto libero.
Non è il cittadino che entra da solo in cabina e sceglie secondo coscienza.
È il voto orientato.
È il voto indicato dall’imam, dall’associazione, dal capo-comunità.
È il voto compatto, mobilitato, disciplinato.

Mentre l’italiano vota diviso, distratto, disgustato, e spesso non vota affatto, il voto di comunità vota compatto, al 90%, su ordine.

In un collegio dove si vince per 500 voti, bastano 2.000 voti mobilitati da una moschea per ribaltare il risultato.

È successo a New York con Mamdani.
È successo a Londra con Khan.
È successo a Dearborn, a Minneapolis, a Paterson.
Sta succedendo a Brescia, a Torino, a Milano, a Roma.

La conquista politica dell’Occidente procede con il consenso degli stessi democratici. Perché i democratici, da New York a Roma, hanno scelto: piuttosto che convincere gli italiani, è più facile importare nuovi elettori.

A febbraio il campo largo vuole le primarie aperte a tutti: 16 anni e 2 euro.

Chiunque potrà votare per scegliere il premier del campo largo.
Non serve la cittadinanza.
Non serve essere italiani.
Basta pagare 2 euro.

Capite cosa significa, dopo quello che ha detto la Grande Moschea di Roma?

Significa che chi ha rivendicato la mobilitazione delle urne, potrà mobilitare le urne delle primarie.

Significa che chi ha celebrato la vittoria istituzionale in America potrà celebrare la vittoria istituzionale in Italia.

Significa che il premier italiano potrebbe essere scelto non dal popolo italiano, ma dal voto di comunità.

È la stessa operazione che hanno fatto in America, applicata all’Italia.
Solo che in Italia è ancora più facile, perché non serve nemmeno la cittadinanza.
Bastano 2 euro.

Capite con che razza di sinistra avete a che fare?

Perché la sinistra lo sa. Sa che Akkad rivendica la mobilitazione.
Sa che Piccardo evoca il sangue dei martiri.
Sa che l’UCOII celebra la conquista istituzionale. E non dice niente.
Non prende le distanze. Non condanna.
Anzi, li invita alle feste, li mette nelle liste, li candida.

Perché la sinistra ha bisogno di loro per vincere.
E per vincere è disposta a vendere l’Italia.

Usare chiunque, anche chi odia l’Occidente, pur di mantenere il potere.

Ma l’Italia è degli italiani. Il voto è degli italiani.
Il premier lo scelgono gli italiani.

Niente primarie da 2 euro.
Niente voto di comunità. Niente voto di scambio con le moschee.

Perché se oggi la Grande Moschea di Roma rivendica la mobilitazione delle urne, domani rivendicherà la mobilitazione delle leggi.
E dopodomani rivendicherà la mobilitazione dello Stato.

L’America ha già visto cosa succede quando si lascia fare.
New York è la prova.

L’Italia è ancora in tempo.
Ma dobbiamo svegliarci adesso.
Prima di febbraio.
Prima che con 2 euro ci comprino la democrazia.

L’Italia non si vende. Non per 2 euro.
Non per un voto.
Non per una moschea in più.


Scopri di più da L'Italia Quotidiano

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi

INVIACI UN WHATSAPP PER ESSERE INSERITO NEL GRUPPO POLITICO: 3293617618

https://www.facebook.com/profile.php?id=61593987644626

https://www.instagram.com/futuro_nazionale_roma_2144

Articoli Recenti

Commenti Recenti

Social Media

Scopri di più da L'Italia Quotidiano

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere