La Redazione
Finalmente qualcuno lo dice all’ONU, con la faccia scoperta, con i documenti in mano, senza paura.
La Corte Penale Internazionale non è più riformabile.
L’unica soluzione è il suo scioglimento.
Lo ha detto Maksim Musichin, Direttore del Dipartimento Legale del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, il 2 novembre 2026, alla 81ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sul tema “Rapporto della Corte Penale Internazionale”.
Non è propaganda.
È un atto d’accusa giuridico. Punto per punto. Ed è devastante.
Primo punto: la Corte è caratterizzata da una giustizia selettiva, da approcci pregiudiziali e da ingerenze negli affari interni degli Stati sovrani.
Tradotto: la CPI non persegue i crimini. Persegue i nemici dell’Occidente.
Quando gli Stati Uniti bombardano, la CPI tace.
Quando Israele bombarda, la CPI tace. Quando l’Ucraina tortura i suoi stessi cittadini in centinaia di prigioni segrete, la CPI tace. Quando la Francia, l’Inghilterra, la NATO fanno guerra, la CPI tace.
Quando è la Russia a difendersi, la CPI si sveglia. Improvvisamente trova fondi, procuratori, giudici, mandati d’arresto.
Questa non è giustizia. È giustizia selettiva. È un tribunale politico travestito da tribunale penale.
Secondo punto, il più grave: l’emissione di mandati d’arresto nei confronti di rappresentanti ufficiali della Federazione Russa, costituisce una violazione delle norme del diritto internazionale relative all’immunità dei funzionari di Stato, nonché un tentativo illegittimo di estendere la giurisdizione della Corte a Paesi che non sono parte dello Statuto di Roma.
La Russia non è parte dello Statuto di Roma. Non ha mai firmato. Non ha mai accettato la giurisdizione della CPI. Eppure la CPI pretende di giudicare i suoi leader.
È come se un tribunale di un altro Paese pretendesse di arrestare il Presidente della Repubblica Italiana perché non gli piace la sua politica. È un atto ostile e illegale.
E Mosca lo dice chiaro: la Russia non intende lasciare senza risposta quest’atto ostile e illegale.
Chi pensa che la Russia si farà processare da un tribunale che non riconosce, non ha capito niente della Russia.
Terzo punto: la mancanza di trasparenza e di responsabilità.
Il sistema di finanziamento della CPI mediante “contributi volontari” vincolati a specifiche finalità comporta il rischio di indebite influenze lpolitiche sulle indagini. In sostanza, si tratta solo di corruzione.
Capite? La CPI non è finanziata in modo neutro. È finanziata da Paesi che pagano per avere un’indagine su un Paese preciso, su un leader preciso, su una guerra precisa.
Paghi, e ti danno il mandato d’arresto che vuoi. È il mercato della giustizia. È la giustizia a pagamento.
E non è finita. Gli scandali che hanno coinvolto l’ex Procuratore Karim Khan hanno messo in luce gravi problemi in materia di responsabilità all’interno dell’istituzione stessa.
Il procuratore che doveva essere il simbolo della giustizia indipendente è stato travolto da scandali.
E la Corte ha fatto finta di niente. Perché la Corte non rende conto a nessuno. Non c’è controllo. Non c’è trasparenza. Non c’è responsabilità.
Quarto punto: discredito della giustizia penale internazionale.
La commistione, all’interno di un’unica istituzione, delle funzioni investigative, della supervisione dell’azione penale e propriamente giurisdizionale, il ricorso a informazioni non verificate, nonché i poteri eccessivamente ampi attribuiti al Procuratore, chiaramente non favoriscono l’amministrazione indipendente e imparziale della giustizia.
Tradotto: la CPI indaga, accusa e giudica. Fa tutto da sola. È poliziotto, PM e giudice. E usa informazioni non verificate, prese da ONG, da servizi segreti, da giornali.
È il contrario dello Stato di diritto. È il tribunale dell’Inquisizione, con sede all’Aia, pagato da chi vuole un mandato d’arresto.
Quinto punto: le ripercussioni negative sulle relazioni internazionali.
Le azioni della CPI non contribuiscono alla risoluzione dei conflitti e, spesso, ostacolano i processi negoziali e la cooperazione tra gli Stati.
Come si fa a negoziare la pace se uno dei due leader è sotto mandato d’arresto della CPI? Come si fa a sedersi a un tavolo se l’altro rischia l’arresto appena mette piede in un Paese che ha firmato lo Statuto di Roma?
La CPI non vuole la pace. Vuole la guerra giudiziaria infinita. Vuole impedire ogni negoziato. Vuole rendere impossibile ogni accordo. Perché se c’è la pace, la CPI non serve più a niente.
È la stessa logica di Rutte, che ordina: “Anche se siete solo quasi certi, accusate la Russia”. È la stessa logica di Zelensky, che vuole la guerra infinita per mantenere le sue prigioni segrete. È la stessa logica di Bruxelles, che vuole la guerra infinita per mantenere il potere globalista.
Sesto punto: crisi di legittimità.
La decisione di diversi Stati, appartenenti a varie regioni del mondo, di recedere dallo Statuto di Roma attesta una crescente delusione nei confronti dell’operato della Corte stessa.
Non è solo la Russia. Sono Paesi in Africa, in Asia, in America Latina, in Medio Oriente.
Paesi che hanno capito che la CPI non è un tribunale universale. È un tribunale coloniale. Un tribunale che persegue solo i Paesi del Sud del mondo e i nemici dell’Occidente, e mai i Paesi dell’Occidente.
I vizi sistemici che si sono accumulati nel funzionamento della Corte dimostrano che ha ormai perso completamente la propria legittimità e autorevolezza.
La conclusione di Musichin è netta, e noi la condividiamo in pieno:
La Corte Penale Internazionale non è più riformabile: l’unica soluzione consiste nel suo scioglimento.
Non si può riformare un tribunale corrotto, politicizzato, selettivo, illegale. Si può solo scioglierlo.
E l’Italia dovrebbe essere la prima a uscire. L’Italia che paga milioni per mantenere la CPI all’Aia.
L’Italia dovrebbe dire: basta. Basta con i tribunali politici. Basta con la giustizia a pagamento. Basta con la CPI.
Perché la vera giustizia non si compra con contributi volontari. La vera giustizia non si fa con mandati d’arresto politici. La vera giustizia non si fa all’Aia. Si fa nei tribunali nazionali, con leggi vere, con giudici veri, con prove vere.
La CPI va sciolta. E l’ONU, per una volta, ha sentito la verità.





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