L'Italia Quotidiano

MORIRE A 22 ANNI MENTRE SI LAVORA: AL COLOSSEO UN’ALTRA VITA SPEZZATA, ROMA CHIEDA PIÙ SICUREZZA

•

Riccardo Bianchi

Andrea Moretti aveva 22 anni ed era un operaio specializzato nei lavori in quota. È precipitato per circa dieci metri mentre lavorava di notte alla nuova illuminazione del Colosseo. La Procura di Roma indaga per omicidio colposo con riferimento alle norme sulla sicurezza sul lavoro. L’autopsia è prevista per lunedì, mentre vengono esaminati appalto, subappalto, formazione e attrezzature. Le responsabilità devono ancora essere accertate, ma una cosa può essere detta subito: la tutela della vita di chi lavora deve essere una priorità concreta, non una dichiarazione pronunciata dopo ogni tragedia.

Andrea Moretti era entrato al Colosseo per lavorare. Non ne è uscito vivo.

Aveva appena 22 anni ed era un operaio rocciatore, specializzato nei lavori in fune e in quota. Nella notte tra il 22 e il 23 settembre stava lavorando alla realizzazione del nuovo impianto di illuminazione dell’Anfiteatro Flavio quando è precipitato per circa dieci metri. I soccorritori dell’Ares 118 hanno tentato di rianimarlo, senza riuscire a salvarlo.

Oggi la priorità è capire esattamente che cosa sia accaduto.

La Procura di Roma ha aperto un procedimento per omicidio colposo per violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. Il 24 settembre gli inquirenti stavano esaminando la documentazione relativa all’appalto e alle società coinvolte nei lavori, una delle quali operante in subappalto. È prevista inoltre una consulenza tecnica sull’attrezzatura utilizzata dal giovane.

Non è quindi il momento di attribuire responsabilità a persone o aziende prima degli accertamenti.

È invece il momento di pretendere che gli accertamenti vadano fino in fondo.

L’IMBRACATURA C’ERA. LA FUNE RISULTAVA NON ASSICURATA

C’è un particolare sul quale si concentra l’inchiesta.

Secondo quanto ricostruito dall’ANSA, Moretti è stato trovato con l’imbracatura e gli altri dispositivi di protezione indossati, ma la fune non risultava assicurata. La cima non sarebbe stata spezzata ed è stata individuata alcuni metri più in alto.

Perché?

È precisamente ciò che dovranno stabilire i tecnici.

La fune si è sganciata accidentalmente? Non era stata collegata correttamente? Esisteva un problema nell’attrezzatura? Sono state rispettate tutte le procedure previste per quel tipo di lavorazione?

Gli investigatori stanno considerando anche l’ipotesi dell’errore umano, ma al momento si tratta appunto di un’ipotesi.

E anche quando viene accertato un errore umano, in materia di sicurezza sul lavoro la verifica non dovrebbe fermarsi alla persona che materialmente lo ha commesso: formazione, procedure, organizzazione, vigilanza e dispositivi servono precisamente a ridurre la probabilità che un errore possa trasformarsi in una morte.

APPALTO, SUBAPPALTO, FORMAZIONE: SI CONTROLLI TUTTO

I Carabinieri hanno acquisito documentazione presso il Parco archeologico del Colosseo. Nel fascicolo entreranno gli atti relativi alla gara, alla società aggiudicataria e al subappalto. Sono previste verifiche anche sulla formazione dei lavoratori.

È questo uno dei punti che merita maggiore attenzione pubblica.

Il subappalto non costituisce di per sé un’irregolarità e non dimostra alcuna responsabilità nell’incidente. Ma quando esistono più soggetti nella catena di un lavoro ad alto rischio deve essere chiarissimo chi fa cosa, chi controlla cosa e chi è responsabile dell’applicazione delle procedure di sicurezza.

Soprattutto quando si lavora di notte.

Soprattutto quando si lavora sospesi in quota.

Soprattutto quando una distrazione può significare dieci metri di caduta.

NON SERVE ASPETTARE LA PROSSIMA MORTE PER PARLARE DI SICUREZZA

Due giorni fa l’INAIL ha presentato la Relazione annuale 2025. A livello nazionale le denunce di infortunio mortale risultavano in diminuzione rispetto all’anno precedente. È un dato importante e va riconosciuto: non sarebbe corretto raccontare una crescita generalizzata se i dati ufficiali dicono altro.

Ma la diminuzione statistica non rende accettabile una singola morte evitabile.

La politica dovrebbe allora spostare la discussione dalla reazione all’incidente alla prevenzione dell’incidente.

Più controlli nei settori ad alto rischio. Più personale ispettivo. Formazione che sia sostanziale e verificabile, non soltanto documentazione da archiviare. Controlli rigorosi sulle lavorazioni in quota. Tracciabilità delle responsabilità lungo appalti e subappalti. Verifiche sull’idoneità e sulla manutenzione dei dispositivi di protezione. Sanzioni efficaci quando vengono accertate violazioni.

E, soprattutto, controlli prima che qualcuno muoia.

LA SICUREZZA NON PUÒ ESSERE CONSIDERATA UN COSTO DA COMPRIMERE

Ogni grande opera ha un prezzo.

Materiali, personale, progettazione, energia, attrezzature.

Anche la sicurezza costa.

Costa formare adeguatamente un lavoratore. Costa controllare le attrezzature. Costa fermare una lavorazione quando qualcosa non convince. Costa predisporre sistemi ridondanti di protezione. Costa effettuare ispezioni.

Ma quel costo deve essere considerato parte integrante del lavoro.

Perché dall’altra parte del bilancio non c’è una voce contabile.

C’è una persona.

Andrea Moretti aveva ventidue anni.

Era già specializzato in un mestiere estremamente tecnico e, secondo le testimonianze raccolte dall’ANSA, era orgoglioso del proprio lavoro e della possibilità di partecipare alla nuova illuminazione del Colosseo.

Adesso un’inchiesta dovrà spiegare perché quella notte non è tornato a casa.

ROMA CHIEDA PIÙ TUTELE PER CHI LAVORA

Non sappiamo ancora se questa morte fosse evitabile e chi, eventualmente, abbia responsabilità. Stabilirlo spetta agli inquirenti e, se necessario, ai giudici.

Ma la politica non deve attendere una sentenza per affrontare il problema generale della prevenzione.

Il Colosseo è uno dei simboli dell’Italia nel mondo. Dietro la sua illuminazione, la manutenzione, i cantieri e l’apertura quotidiana ci sono però persone reali che lavorano.

La tutela di quelle persone dovrebbe avere la stessa attenzione dedicata alla tutela del monumento.

Non servono soltanto cordogli dopo un incidente.

Servono verifiche, formazione, prevenzione e responsabilità chiaramente definite.

Chi esce di casa per guadagnarsi da vivere deve avere il diritto di tornarci.

Andrea Moretti non è tornato.

Ora si accerti ogni responsabilità sulla sua morte. E, indipendentemente dall’esito dell’inchiesta, Roma utilizzi questa tragedia per rafforzare concretamente la tutela di chi lavora, soprattutto nei cantieri e nelle attività dove un singolo errore può costare una vita.


Scopri di più da L'Italia Quotidiano

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi

INVIACI UN WHATSAPP PER ESSERE INSERITO NEL GRUPPO POLITICO: 3293617618

https://www.facebook.com/profile.php?id=61593987644626

https://www.instagram.com/futuro_nazionale_roma_2144

Articoli Recenti

Commenti Recenti

Social Media

Scopri di più da L'Italia Quotidiano

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere