Ramona Castellino
Lo ha accolto sulla pista di Orly, con il sorriso di plastica e il completo nero d’ordinanza, mancavano solo gli occhiali d’ordinanza.
Gli ha stretto la mano, ha indicato Parigi con la mano, ha fatto due minuti di chiacchiere. Poi si è fermato sulla soglia.
Emmanuel Macron, presidente della République laïque, ha avvisato: io il Papa lo accolgo, ma alla Messa non entro.
La laicità non me lo permette.
Che confessione sublime.
Il capo dello Stato francese entra nelle moschee, finanzia l’Islam di Francia, benedice l’iftar all’Eliseo, partecipa alle commemorazioni ebraiche.
Ma varcare la porta di Notre-Dame per il Vespro del Successore di Pietro, no.
Quello violerebbe la neutralità dello Stato.
È la fotografia della Francia malata, avvelenata, giacobina.
La Francia che ha cacciato Cristo dalle scuole e si ritrova con Maometto dentro casa.
Eppure Leone XIV è venuto proprio per questo.
Per sfidarla, questa Francia.
Non è un viaggio pastorale qualsiasi.
È il quinto viaggio apostolico di Leone XIV, quattro giorni, dal 25 al 28 settembre, in un Paese che le statistiche danno per un morto cattolico.
Ma Dio ride dei sondaggisti.
Nel 2024, 15mila adulti hanno chiesto il Battesimo in Francia.
Nel 2025, oltre 20mila.
Giovani, famiglie, convertiti.
Gente che ha scoperto il vuoto della Repubblica senza Dio e ha bussato alla porta della Chiesa.
Il cammino neocatecumenale parla di un +50% di vocazioni in tre anni.
Per questo il Papa ha scelto come motto:
“Affinché il mondo abbia la vita”_ (Gv 6,51).
Non affinché il mondo abbia la laicità.
La Vita.
Cristo Eucaristia.
Guardate le tappe, non sono casuali:
Cinque anni dopo l’incendio, il Papa celebra i Vespri nella Cattedrale di Notre – Dame ricostruita.
La Francia che Macron voleva museo inclusivo torna ad essere quello che è: l’altare di San Luigi.
A Stade de France, 80mila giovani in veglia.
Non per un concerto rap, per pregare.
La Francia che i media dicono atea.
Place de la Concorde, 600mila fedeli attesi per la Messa.
Nello stesso luogo dove la Rivoluzione tagliò la testa al Re cristianissimo e a 1.300 sacerdoti.
Oggi vi si innalza di nuovo l’Ostia Santa.
È una riparazione storica.
A Lourdes il Papa inginocchiato davanti alla Vergine, con i malati.
Mentre Macron parla di eutanasia e fine vita, il Papa parla di miracolo e sofferenza redenta.
Domenica il discorso all’Europa nella città natale di Robert Schuman, padre fondatore dell’Europa cristiana, servo di Dio.
Davanti a tutti i vertici UE, Leone XIV ricorderà che l’Europa è nata da tre colline: l’Acropoli, il Campidoglio e il Golgota.
Non da Bruxelles.
All’Eliseo, ieri, Leone XIV ha parlato chiaro:
“Vi esorto a non rassegnarvi alla guerra come inevitabile”_
E ancora:
“Una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie”.
Tradotto dal linguaggio diplomatico: la vostra laicità è diventata una dittatura.
Impone l’uniformità atea e chiama tolleranza l’intolleranza verso il cattolico.
Macron applaudiva.
Lui che vuole mandare soldati francesi a morire in Ucraina, lui che ha fatto della Francia il laboratorio dell’islamizzazione e della scristianizzazione.
Macron resta fuori dalla chiesa per coerenza. Perché se entrasse, dovrebbe inginocchiarsi.
E un presidente della République non si inginocchia davanti a Dio.
Si inginocchia solo davanti ai mercati, a Bruxelles e a Washington.
Ma fuori, in strada, ci sono 600mila francesi che si inginocchiano.
Sono la figlia primogenita della Chiesa che si è ricordata di essere figlia.
Macron può restare fuori.
Ma Cristo è già rientrato da Notre-Dame e lo fa come sempre da vincitore.





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