Giulio Saraceni
Continuare a rispondere alla crescita di Futuro Nazionale con il riflesso automatico dell’“allarme fascismo” potrebbe essere un grave errore politico.
Pensare che basti evocare il fascismo per spaventare l’elettorato significa, prima di tutto, non aver capito perché una parte della società sta cercando una rappresentanza diversa.
Il punto non è soltanto il messaggio radicale di Vannacci. Il punto è una società sempre più fratturata: da una parte chi dispone di ricchezza, sicurezza e opportunità; dall’altra milioni di persone che percepiscono precarietà, perdita di potere d’acquisto, insicurezza economica e distanza crescente dalle istituzioni.
Puoi continuare a gridare “fascismo” ogni volta che compare un consenso scomodo. Ma se non affronti le cause sociali ed economiche di quel consenso, stai combattendo il sintomo invece della malattia.
E c’è un paradosso: più si cerca di delegittimare un fenomeno politico esclusivamente attraverso l’etichetta ideologica, più si rischia di rafforzare la convinzione di chi si sente ignorato, disprezzato o non rappresentato.
La domanda seria non è soltanto: “Che cosa dice Vannacci?”
È: “Perché quelle parole trovano terreno fertile?”
Perché una società che si sente esclusa non smette di votare perché qualcuno le dice che sta sbagliando. Prima o poi cerca qualcun altro disposto ad ascoltarla.
E se la politica non comprende questo, il problema non è l’elettorato.
È la politica che non ha più capito l’elettorato.





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