La Redazione
La rivoluzione sovranista avanza anche nell’ultimo fortino che sembrava inespugnabile.
Alle elezioni senatoriali di ieri, il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella ha quadruplicato i suoi seggi al Senato.
Da 3 a 14 senatori, contando gli alleati dell’UDR di Eric Ciotti.
Un risultato storico.
Per la prima volta dalla fondazione della Quinta Repubblica, il Senato francese, la Camera Alta di 348 membri, espressione dei sindaci e degli amministratori locali, avrà un gruppo autonomo del Rassemblement National.
Potrà sembrare un dettaglio tecnico, ma è una svolta politica enorme.
In Francia, per formare un gruppo al Senato serve superare la soglia di 10 senatori.
Fino a ieri l’RN, con 3 eletti, era costretto ai non iscritti, senza fondi, senza tempo di parola garantito, senza potere.
Con 14 senatori da oggi avrà:
Tempo di parola in aula e in TV
Milioni di euro di fondi per staff e collaboratori
Il potere più importante: poter chiedere e aprire commissioni d’inchiesta parlamentari, contro il governo.
È la normalizzazione definitiva.
L’RN non è più solo il partito delle periferie e del voto popolare, è radicato anche tra i grandi elettori, quei 80.000 sindaci, consiglieri regionali e dipartimentali che ieri hanno votato per rinnovare un terzo del Senato.
Sia chiaro: la Camera Alta resta saldamente in mano ai Républicains e ai centristi di Macron, che mantengono la maggioranza.
14 su 348 non cambiano gli equilibri.
Ma il messaggio politico a 7 mesi dalle presidenziali del 2027 è devastante per l’Eliseo: anche la Francia dei campanili, la Francia moderata dei sindaci, la Francia che per 50 anni ha fatto cordone sanitario contro i Le Pen, ora vota RN.
Se il Senato, l’assemblea più conservatrice e istituzionale di Francia, si apre a Le Pen e Bardella, cosa succederà alle presidenziali?
Macron e i suoi eredi, Philippe, Attal, Darmanin, sono avvisati.
Il vento sovranista non è più un vento del Nord.
È diventato maestrale che soffia su tutta la Francia.
E a Bruxelles iniziano a fare i conti: dopo l’Italia con Vannacci, l’Olanda di Wilders, l’Austria della FPÖ, anche la Francia si prepara a voltare pagina.





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