Ramona Castellino
Se da una parte Papa Leone XIV, in Francia, ha riposizionato la Fede in Cristo e nella Chiesa, al centro della vita umana, ad Algeri dimostra come ormai il processo di sinodale sia difficilmente invertibile.
Gli avvenimenti di Algeri impongono infatti e a malincuore, una riflessione profonda sulla direzione intrapresa dai vertici della Chiesa, o perlomeno da quella fazione golpista e progressista che ne ha occupato i palazzi.
Definire un luogo di culto islamico, nel quale si rifiuta espressamente il mistero della Santissima Trinità e la divinità di Gesù Cristo, come uno “spazio proprio di Dio”, unitamente alla prassi della preghiera silenziosa congiunta, rappresenta un grave e problematico scostamento dalla tradizione dogmatica perenne.
L’operato di alti prelati, tra cui Prevost, conferma la progressiva affermazione di una linea relativista della diplomazia secolare.
Il magistero cattolico insegna da sempre che la Salvezza e la Rivelazione si compiono esclusivamente in Gesù Cristo.
Perciò, equiparare la Rivelazione cristiana a teologie che negano il Vangelo, genera grave smarrimento nei fedeli e sminuisce la memoria del sacrificio dei martiri e dei Dottori della Chiesa.
Ciò che viene presentato come un semplice dialogo interreligioso travalica ormai i confini della prudenza per sfociare in una disillusione che erode i riferimenti dogmatici della Fede.
Di fronte a questa deriva, si rende indispensabile un richiamo fermo alla fedeltà verso la Verità Rivelata e la Tradizione della Chiesa.
Ma Algeri non è un fulmine a ciel sereno.
È l’ultimo atto di una dissoluzione iniziata sessant’anni fa.
Per duemila anni la Chiesa ha detto al mondo: “Convertitevi”. Dal Vaticano II in poi, ha detto a Cristo: “Convertiti al mondo”.
Giovanni XXIII parlò di “aggiornamento”.
Ma la Verità eterna ha bisogno di aggiornamenti?
San Pio X aveva condannato il modernismo come “la cloaca di tutte le eresie” con la Pascendi, Pio IX aveva condannato il liberalismo con il Sillabo.
Il Concilio Vaticano II, non ha definito un solo dogma, non ha condannato una sola eresia.
Ha fatto l’esatto contrario di Nicea, di Trento: ha abbracciato ciò che i Papi precedenti avevano condannato.
E da quella breccia è entrato il veleno.
Un veleno che ha avvelenato la sposa di Cristo, in primo luogo con il liberalismo.
La Chiesa che insegnava il Regno Sociale di Cristo Re, che diceva che lo Stato deve essere cattolico e le leggi conformi alla legge di Dio, improvvisamente sposa la libertà religiosa, il pluralismo, la laicità dello Stato. Risultato: oggi lo Stato uccide i bambini con l’aborto e sposa i gay, e la Chiesa tace, perché “non bisogna interferire”.
Non scomunica più, dialoga.
Con il modernismo il dogma non è più Verità immutabile calata dal Cielo, ma “esperienza” che evolve con la storia. La Messa non è più il Sacrificio incruento del Calvario, ma “convivio fraterno”.
Il prete non è più Alter Christus, ma “presidente dell’assemblea”. Guardate i frutti: chiese vuote, seminari chiusi, liturgie trasformate in spettacoli con chitarre, preti che non credono più alla Transustanziazione.
E il relativismo è il veleno finale, quello che vediamo ad Algeri.
Se tutte le religioni hanno “semi di verità”, se nessuno può dire di avere l’unica Verità, allora Cristo non è più necessario.
E allora sì, si può chiamare “spazio di Dio” una moschea che bestemmia la Trinità.
Si può pregare in silenzio con chi nega che Gesù sia Dio.
È la religione unica mondiale, il sincretismo massonico.
E qui sta l’accusa che grida vendetta al cospetto di Dio.
Gesù Cristo ha detto, chiaro, senza possibilità di interpretazione:
“Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura.
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, chi non crederà sarà condannato” (Mc 16,15).
Ha detto:
“Io sono la Via, la Verità e la Vita.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14,6).
Ha detto:
“Chi non è con me è contro di me”.
La Chiesa post-conciliare fa esattamente il contrario:
Cristo ha comandato di convertire: noi dialoghiamo.
Cristo ha detto di essere l’unico Salvatore: noi diciamo che tutti si salvano.
Cristo ha comandato di battezzare: noi diciamo che il battesimo non è necessario.
Cristo ha cacciato i mercanti dal Tempio: noi ci facciamo entrare l’imam.
Per piacere ai moderni, abbiamo disatteso la parola stessa di Gesù Cristo.
Per non essere odiati dal mondo, abbiamo tradito Colui che ci aveva avvisato:
“Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me”.
Una Chiesa che non è più odiata dal mondo è una Chiesa che non appartiene più a Cristo.
Ecco perché Algeri non è un errore di Prevost.
È la logica conseguenza.
Se per sessant’anni insegni che la Chiesa non è più l’unica Arca di Salvezza, finirai per chiamare “spazio di Dio” la moschea.
Se per sessant’anni insegni che il dogma evolve, finirai per negare la divinità di Cristo per non offendere l’Islam.
Se per sessant’anni insegni che bisogna piacere al mondo, finirai per tradire Cristo.
Paolo VI stesso, nel 1972, ammise che
“il fumo di Satana è entrato nel Tempio di Dio”.
Oggi quel fumo è diventato incendio.
E sta bruciando tutto.
Cosa resta?
Restano i muri, le conferenze sull’ecologia integrale, i preti con la maglietta arcobaleno.
Ma la Fede cattolica, quella di sempre, è stata avvelenata.
L’unica cura è vomitare il veleno.
Tornare indietro. Tornare al Sillabo, alla Pascendi, al Catechismo Romano, alla Messa di sempre, a Cristo Re.
Tornare a dire, come per 1962 anni prima del Concilio, che fuori dalla Chiesa non c’è salvezza.
Perché la Chiesa non deve piacere ai moderni. Deve salvare i moderni dall’Inferno.
E Prevost, con Algeri, dimostra che la Chiesa conciliare non vuole più salvare nessuno.
Vuole solo dissolversi.





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