L'Italia Quotidiano

ATTO DI GUERRA ALL’EUROPA: I FIGLI DELLA SOSTITUZIONE, ARMATI DALLA SINISTRA, STANNO METTENDO A FUOCO LE NOSTRE CITTÀ. DA PARIGI A BRUXELLES A TORINO È LA STESSA MANO

•

Ramona Castellino

Chiamatele come volete, ma non chiamatele più proteste studentesche.

Quello che stiamo vedendo da Parigi a Bruxelles, da Anversa a Vienna fino a Torino non è una protesta.

È un atto di guerra verso l’Europa.
E a farlo sono i figli di seconda e terza generazione, sostenuti, coperti e armati politicamente dalle sinistre.

Il filo è unico.
Il copione è identico. Cambia solo la città.

Partiamo dal cuore dell’inferno: la Francia.

L’ex capo dei servizi segreti francesi Alain Chouet ha detto la verità che Macron non dirà mai: 1.514 quartieri in 859 città francesi sono ormai inaccessibili a polizia, soccorsi e medici.
Oltre 4 milioni di persone vivono in zone fuori dal controllo dello Stato.

Sono bombe a orologeria.
E sono esplose.

Da una settimana la Francia è in fiamme. Cortei presentati come “per la scuola” dove non si vede una bandiera francese, ma solo bandiere palestinesi, algerine, siriane, rosse. Scontri, saccheggi, scuole bruciate, stazioni devastate.

Chi manifesta?
Non francesi.
Seconda e terza generazione di immigrati che non si sono mai sentiti francesi e che oggi rivendicano un’altra identità, con l’appoggio totale della sinistra radicale e dei sindacati.

Il contagio è arrivato in Belgio, capitale dell’UE.

A Bruxelles, la polizia si è ritirata dalla stazione di Bruxelles-Sud.

Migliaia in rivolta stanno distruggendo edifici, attaccando i belgi, molestando la polizia, mentre teppisti di Antifa seminano il caos. Manifestanti con bandiere palestinesi e del Partito Comunista.

Ad Anversa, il simbolo più grave: Filip Dewinter, eletto del Vlaams Belang, aggredito DENTRO il municipio da ospiti di un matrimonio marocchino.
Preso per la gola, sbattuto contro il muro, insanguinato.
Il suo crimine? Opporsi alla sostituzione.
Oggi il 58% di Anversa è di origine immigrata. Non è più una città fiamminga.
È occupata.

E poi l’Italia. Torino.

Domenica 11 ottobre, oltre 20.000 persone hanno sfondato con violenza il cordone di polizia e devastato Piazza Castello, cuore sabaudo d’Italia.
Fuochi, fumo, caos. E un coro da brividi: “TORINO È NOSTRA”.

Chi lo urla?
Non torinesi.
Lo urlano centri sociali, Askatasuna, collettivi pro-Hamas, immigrati di seconda generazione.

Prima elogiano 7 ottobre.
Poi devastano Torino. Con la benedizione della sinistra istituzionale che non li condanna mai, anzi li coccola come “risorsa”.

Il tutto a pochi giorni dalla sentenza di devastazione per chi non è entrato nel palazzo della CGIL.
Ma quelli sono ragazzi di destra, no “giovani che dimostrano il loro disagio ai quali è concesso di spaccare di tutto perché coccolati da sinistra e stampa.

Ecco il collegamento. Ecco l’atto di guerra.

Non sono rivolte spontanee.
Sono il risultato di 30 anni di politiche scellerate volute dai tecnocrati di Bruxelles e dalla sinistra europea:

Hanno importato milioni di persone senza mai chiedere integrazione, ma anzi finanziando la non-integrazione con moschee, veli, centri culturali islamici.

Hanno creato i figli di seconda e terza generazione, cresciuti odiando l’Europa che li ha accolti, perché a casa gli viene detto che l’Europa è colonialista, razzista, da distruggere.

Hanno armato politicamente questi figli con l’ideologia rosso-islamista: Antifa, centri sociali, sindacati, PD, sinistra radicale che li usano come truppe d’assalto contro lo Stato, contro la polizia, contro l’identità.

A Vienna lo dicono chiaro: chiedono hijab e niqab liberi nelle scuole. Non è integrazione.
È sottomissione.
È imporre la loro legge nelle nostre scuole.

A Torino lo cantano: “Torino è nostra”.
Non è una metafora.
È una rivendicazione territoriale.

I tecnocrati che amministrano l’UE vogliono la sostituzione. L’hanno voluta.
L’hanno finanziata.
E ora che le città bruciano, ci dicono che è “disagio giovanile”.

Non è disagio.
È conquista.

Da una parte chi si fa chiamare “nuovo belga”, “nuovo francese”, “nuovo italiano” ma brucia le bandiere del Paese che lo ha accolto.

Dall’altra, chi dovrebbe difendere quelle bandiere e invece scappa, si ritira dalla stazione, abbassa la testa, censura i video.

Siamo ancora in tempo a fermarli, almeno in Italia.
Ma serve chiamare le cose con il loro nome.

Non è una protesta.
È un atto di guerra.

E in guerra, chi sta con chi ci odia è contro di noi.


Scopri di più da L'Italia Quotidiano

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi

INVIACI UN WHATSAPP PER ESSERE INSERITO NEL GRUPPO POLITICO: 3293617618

https://www.facebook.com/profile.php?id=61593987644626

https://www.instagram.com/futuro_nazionale_roma_2144

Articoli Recenti

Commenti Recenti

  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

Social Media

Scopri di più da L'Italia Quotidiano

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere