Ramona Castellino
Il Papa è un Leone. Anche quando è ferito.
Papa Leone XIV è stato operato martedì 13 ottobre al Policlinico Gemelli per l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro colpito da adenocarcinoma polmonare.
Intervento mini-invasivo in toracoscopia videoassistita, durato 90 minuti, eseguito dall’équipe del professor Stefano Margaritora. L’esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi.
Il giorno dopo, mercoledì 14 ottobre, il bollettino che tutti aspettavamo.
Lo firmato il dott. Luigi Carbone, Direttore della Sanità vaticana e medico personale di Prevost, e lo stesso Margaritora.
E dice esattamente questo, parola per parola, perché in questi giorni di veleni è l’unica verità:
“Questa mattina il Santo Padre ha eseguito gli esami del sangue e la radiografia del torace previsti dopo l’intervento.
Gli esiti confermano un decorso post-operatorio regolare: i valori sono nella norma per il tipo di intervento eseguito.
Il Santo Padre ha svolto la fisioterapia respiratoria ed ha iniziato a camminare in stanza.
Ha ripreso una regolare alimentazione facendo colazione e pranzo.
Il decorso procede secondo quanto previsto”.
Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa, aggiunge: notte tranquilla, umore buono.
Al terzo piano, i malati del reparto di Ematologia hanno scritto a mano su un cartello: “L’ematologia saluta il PAPA!”.
Questo è il Pontefice che ci hanno dato.
Non un manager in bianco.
Un uomo di 70 anni che il giorno dopo un tumore al polmone si alza, cammina e mangia.
Un Leone.
Mentre a Santa Marta si misurano le parole, nelle chiese, nei santuari, nelle case, è esplosa una devozione antica e potentissima, che i teologi da salotto avevano dimenticato: San Pellegrino Laziosi da Forlì, Patrono dei malati di cancro.
Chi è?
Non un santino sdolcinato.
Un uomo vero.
Nato a Forlì nel 1260, ricco, violento, anticlericale, ghibellino.
Durante una rivolta schiaffeggia in piena piazza San Filippo Benizi, Priore Generale dei Servi di Maria, inviato del Papa per pacificare la città.
Benizi non reagisce. Porgere l’altra guancia. Pellegrino resta fulminato, si converte, entra nei Servi di Maria.
Per 30 anni fa penitenza in piedi.
Non si siede mai.
A 60 anni gli viene un cancro alla tibia destra. Una piaga orrenda, ossea, putrefatta.
I medici decretano: va amputata.
La notte prima dell’intervento, Pellegrino si trascina davanti al Crocifisso della Sala del Capitolo a Forlì e prega tutta la notte piangendo.
Cade in un sonno profondo.
In sogno vede Nostro Signore Gesù Cristo scendere dalla Croce e toccargli la gamba malata.
La mattina il chirurgo entra con coltelli e seghe.
Scopre la gamba: la piaga è sparita.
Carne rosea.
Guarito.
Miracolo totale.
Muore a 84 anni, il 1° maggio 1345.
Il suo corpo è ancora incorrotto nella Basilica di San Pellegrino a Forlì. Beatificato da Paolo V nel 1609, canonizzato da Benedetto XIII nel 1726.
Perché Leone XIV, agostiniano, figlio di Sant’Agostino, conosce bene il valore della sofferenza offerta e della penitenza in piedi.
Perché come Pellegrino, Prevost ha conosciuto l’ostilità del mondo e la consolazione della Croce.
Perché la Chiesa non si regge sui bollettini medici, ma sui miracoli.
Per questo, oggi, in ogni Messa Tradizionale, in ogni Rosario di riparazione, chiediamo l’intercessione di San Pellegrino Laziosi per Papa Leone XIV.
Perché il Leone cammini ancora.
Perché mangi ancora.
Perché guidi ancora la barca di Pietro, che è l’unica che non affonda.





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