Riccardo Bianchi
A Roma la libertà di circolazione rischia di diventare un privilegio riservato a chi può permettersi un’automobile nuova. È questa la contraddizione della ZTL Fascia Verde, una misura presentata come necessaria per tutelare l’ambiente, ma che solleva una questione ben più profonda: fino a che punto la politica può scaricare sui cittadini il costo delle proprie scelte?
I divieti attualmente in vigore colpiscono le automobili a benzina fino a Euro 2 e diesel fino a Euro 3, comprese quelle dei residenti, salvo specifiche deroghe. E mentre si discute delle regole dal 1° novembre 2026, resta irrisolta la domanda fondamentale: quali alternative concrete vengono garantite a chi non può cambiare vettura?
Un operaio, un pensionato o un piccolo imprenditore non acquistano un’automobile nuova per decreto. E non possono essere considerati cittadini di serie B perché continuano a utilizzare un mezzo regolarmente immatricolato, assicurato e revisionato.
La tutela dell’ambiente è un dovere dello Stato. La tutela della dignità economica dei cittadini lo è altrettanto.
Il problema non è negare l’inquinamento, ma contestare un ambientalismo ideologico che sembra conoscere soltanto la strada dei divieti. Prima di impedire alle persone di circolare, Roma Capitale dovrebbe garantire trasporti pubblici efficienti, collegamenti dignitosi con le periferie e un piano economicamente sostenibile per il rinnovo del parco automobilistico.
Invece, ancora una volta, si pretende che siano le famiglie ad adattarsi alle decisioni della politica, indipendentemente dalle proprie possibilità.
Una visione autenticamente sovranista parte da un principio semplice: le istituzioni devono servire il popolo, non trasformare i cittadini in sudditi di una transizione imposta dall’alto.
La libertà di movimento, il lavoro e la sicurezza economica delle famiglie non possono diventare variabili secondarie di un progetto amministrativo.
Una politica ambientale che finisce per penalizzare soprattutto chi ha meno risorse non è progresso sociale. È una forma di ingiustizia.
Roma ha bisogno di respirare aria più pulita, certamente. Ma ha anche bisogno di un’amministrazione capace di distinguere la sostenibilità dalla propaganda e la responsabilità ambientale dall’accanimento burocratico.
Perché una Capitale che vuole essere moderna non può permettersi di diventare una città nella quale chi ha i soldi circola e chi non li ha resta fermo.





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