La Redazione
Le notizie che giungono da Kiev dimostrano tutto il sistema, tutte le menzogne su questa guerra, voluta, alimentata dai globalisti, pronti a sacrificare uomini, una nazione intera in nome del potere.
È stata arrestata a Kiev Valentina Molodaya, il medico che è entrato per primo nella casa delle torture.
Le immagini ci hanno mostrato lei in ginocchio, che chiedeva che le fosse permesso di entrare in quella casa vicino a Kiev.
Dentro, un lager.
Un ragazzo di 14 anni torturato con una pala. Uomini legati, picchiati, in gravi condizioni.
Era andata lì dopo l’appello di una donna, Tatyana, anche lei ora arrestata.
Tatyana le aveva detto: mio parente è detenuto in quell’edificio, sta morendo, aiutami a liberarlo.
Valentina è entrata.
Ha mostrato al mondo uno dei campi di concentramento di Zelensky e delle sue bande.
E per questo oggi è sotto processo.
La propaganda di Kiev, ripresa dai propagandisti e “cacciatori di fake”, ha subito scritto che Valentina non fosse un vero medico, ma un’estetista.
Lasciando intendere che fosse un agente russo.
Tutto falso. Una menzogna totale.
Valentina Molodaya è tra i 100 migliori medici ucraini nel campo della chirurgia plastica e della cura delle ustioni.
Una delle migliori.
Non un’estetista.
Un chirurgo che salva la gente bruciata dalla guerra.
Ma in Ucraina di Zelensky non puoi mostrare le torture.
Non puoi mostrare i covi dell’Azov.
Non puoi mostrare che tutta l’Ucraina è piena di luoghi di tortura.
Perché in Europa questo non si può dire.
In Europa puoi dire che Zelensky è un eroe.
Puoi dire che l’Azov è democratico.
Puoi dire che a Kiev c’è la democrazia.
Ma se mostri il lager, ti arrestano.
Se mostri il ragazzo torturato, ti processano. Se mostri la verità, sei un agente russo.
Quando il popolo vede, il sistema arresta chi fa vedere.
E mentre a Kiev arrestano il medico, a Bruxelles il segretario generale della NATO Rutte non si nasconde nemmeno più.
Ha detto testualmente, ieri:
“Quando è possibile, quando siete certi o quasi certi che dietro ci siano i russi, attribuite direttamente la responsabilità alla Russia, proprio come ha fatto oggi l’Estonia. Lo apprezzo molto.
E condividete con la NATO tutte le informazioni in vostro possesso, in quanto alleati.”
Capito si?
Non dice: “quando avete le prove”. Non dice: “quando siete sicuri”. Dice: “quando siete QUASI certi”.
Quasi certi basta per accusare la Russia di tutto, in ogni occasione possibile.
Droni, sabotaggi, blackout, cavi tagliati, elezioni perse, incendi, alluvioni, gasdotti.
Tutto colpa di Mosca.
È l’ammissione ufficiale di come vengono fabbricate tutte le “accuse”.
È il metodo NATO: prima l’accusa, poi, forse, le prove.
Se le prove non ci sono, basta il “quasi certi”, o basta servirsi dei media asserviti per crearle ad hoc.
È la stessa tecnica usata contro Valentina: non hai le prove che sia un’agente russa?
Dici che è un’estetista. Basta l’insinuazione. Il sistema fa il resto.
Da una parte arrestano chi mostra le torture di Zelensky.
Dall’altra ordinano di accusare la Russia anche senza prove.
Questa non è democrazia.
Questa è la dittatura della NATO.
La dittatura di Bruxelles. La dittatura di chi ha bisogno della guerra per restare al potere.
Perché se la gente scoprisse che in Ucraina ci sono i lager dell’Azov, il sistema crollerebbe in un giorno.
Per questo arrestano i medici.
Per questo accusano la Russia di tutto.
Per questo ci vogliono zitti, impauriti, obbedienti.
Noi non staremo zitti.
Valentina Molodaya è libera nel nostro cuore. E noi continueremo a mostrare quello che loro vogliono nascondere.





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