Ramona Castellino
Venticinque anni fa, il 21 ottobre 2001, San Giovanni Paolo II compiva un atto rivoluzionario per una Chiesa già in piena confusione: portava agli onori degli altari non un prete, non una suora, ma due SPOSI.
Insieme.
Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi.
Prima e unica coppia della storia ad essere beatificata con un unico processo.
E poi canonizzata insieme da Benedetto XVI.
Perché la Chiesa di allora sentiva già l’urgenza di gridare quello che oggi ci vogliono far dimenticare: la santità non è fuori dal matrimonio, è DENTRO il matrimonio.
E il matrimonio è santo solo se è croce.
Oggi ci dicono che il matrimonio è un contratto a tempo, un sentimento liquido, che si può sciogliere, che si può contraffare tra due uomini, che i figli sono un diritto da comprare in provetta.
I Beltrame Quattrocchi rispondono con la loro vita: bugiardi.
Avvocato Generale dello Stato lui, scrittrice e professoressa lei.
Gente che contava nella Roma del primo ‘900. Potevano vivere da borghesi, tra salotti e compromessi.
Hanno scelto l’eroismo quotidiano.
Primo pilastro: Dio prima di tutto, o niente.
Messa quotidiana. Rosario serale recitato in ginocchio con i figli, tutti i giorni, senza eccezioni.
Adorazione Eucaristica. Nella loro casa di via Depretis 44, non comandava l’umore della moglie o la carriera del marito.
Comandava il Tabernacolo.
Secondo pilastro: La castità coniugale, scandalo per i moderni.
Dopo quattro figli, di comune accordo e per amore più grande, scelsero la continenza. Non perché il sesso è sporco, come dicono gli eretici, ma perché l’amore è più grande del piacere.
Oggi che la Chiesa tace sulla contraccezione, che i parroci benedicono qualsiasi cosa, loro ricordano che il letto nuziale è un altare, e l’altare ha le sue regole.
Paolo VI le avrebbe chiamate Humanae Vitae.
Loro le vivevano già 60 anni prima.
Terzo pilastro: I figli non si parcheggiano, si offrono a Dio.
Quattro figli, e li hanno dati tutti a Dio.
Non all’università americana o alla carriera in banca.
Tarcisio sacerdote diocesano, Stefania monaca benedettina, Cesare monaco trappista, Enrichetta vergine laica al servizio della Chiesa.
Che madre era Maria? Una madre che insegnava ai figli a baciare il Crocifisso, non a negoziare i capricci. Che padre era Luigi? Un padre che la sera, tornato dal lavoro, non si metteva davanti alla televisione, ma insegnava il catechismo.
In un tempo in cui la famiglia cattolica viene smantellata dai divorzi facili, dai preti che dicono “chi sono io per giudicare”, la testimonianza dei Beltrame Quattrocchi è un’accusa.
Ci dicono: smettetela di cercare scuse.
La santità è possibile anche con i pannolini da cambiare, con il mutuo da pagare, con un marito stanco e una moglie nervosa.
Ma è possibile solo a una condizione: se Cristo regna davvero nella vostra casa.
Non il Cristo buonista e inclusivo che benedice tutto.
Il Cristo Re che chiede tutto.
Luigi e Maria durante la guerra nascosero ebrei e perseguitati in casa, rischiando la fucilazione.
Oggi non riusciamo nemmeno a difendere i nostri figli dall’indottrinamento gender a scuola.
Il loro esempio è una schiaffo alla nostra mediocrità.
San Giovanni Paolo II quel giorno disse: “Una coppia di sposi che ha vissuto nella gioia l’amore fedele”.
Fedele.
Parola dimenticata. Indissolubile.
Fino alla morte.
Non fino a quando mi sento realizzato.
In questo anniversario, mentre il Sinodo discute di tutto tranne che della famiglia, andiamo a inginocchiarci sulla loro tomba a Santa Maria Maggiore.
E chiediamo la grazia più sovversiva che ci sia oggi: quella di volere una famiglia santa, numerosa, cattolica, in un mondo che odia tutto questo.





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