Ramona Castellino
Anche il calcio diventa uno strumento in mano all’élite globalista
Ai Mondiali infatti si consuma, l’ennesimo paradosso dell’Occidente moderno e “democratico”.
Nel mondo al contrario globalista, infatti, manifestare pubblicamente la fede cristiana diventa motivo di sospetto, mentre l’ostentazione dell’Islam viene celebrata come esempio di autenticità religiosa.
Il caso riguarda il calciatore tedesco Felix Nmecha, finito nel mirino della stampa dopo aver ringraziato Gesù in campo e sui social per un gol segnato con la nazionale tedesca.
La sua preghiera pubblica è stata descritta come il segno di una presunta “visione oscurantista della società”.
Ma la vera colpa del calciatore tedesco è quella di non aver mai nascosto le sue convinzioni cristiane e le sue critiche all’ideologia gender.
Nello stesso Mondiale, però, il talento spagnolo Lamine Yamal, ha celebrato un gol con gesti riconducibili alla fede islamica non solamente senza ricevere alcuna critica, ma elogiando, il gesto come testimonianza di fede.
Il doppio standard al quale francamente non ci attenderemo mai.
Ma tanti sono gli aspetti di questo mondiale che fanno riflettere.
Negli stadi americani sono stati predisposti spazi per la preghiera islamica e punti ristoro con alimenti halal per accogliere i tifosi sauditi.
Un’attenzione che difficilmente verrebbe riservata a simboli e tradizioni cristiane nei Paesi islamici, dove la manifestazione pubblica della nostra fede cristiana resta fortemente limitata.
La questione non è solamente religiosa ma politica e culturale.
L’ Europa ci tartassa con la cantilena della tolleranza e inclusione, sembra accettare ogni identità, prediligendo l’Islam, tranne quella che ha costruito la sua storia.
La croce viene guardata con diffidenza, mentre altre espressioni religiose vengono incoraggiate e protette.
Quando un cristiano prega viene accusato di dividere.
Quando lo fa un musulmano viene celebrato per la sua autenticità.
È questo il volto di un continente che ha smarrito le proprie radici e che, nel nome del politicamente corretto e del moralmente decadente, finisce per discriminare proprio la cultura che lo ha generato.





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