La Redazione
Eccola, l’Italia al contrario del Generale Vannacci.
A Ravenna c’è un reparto intero, Malattie Infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci, trasformato, secondo la Procura, in una fabbrica di certificati fasulli per sabotare le espulsioni.
Tre dottoresse, i camici rossi della galassia No-CPR, finiscono indagate.
L’accusa è pesantissima: falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio.
Avrebbero firmato certificati medici falsi attestando patologie inventate per rendere gli immigrati irregolari “non idonei” al trasferimento nei Cpr, i Centri di permanenza per il rimpatrio.
In pratica, per impedire che venissero espulsi.
Il Gip e il Riesame le sospendono per 10 mesi dalla professione. Una misura dura, sacrosanta: se accusi un medico di falsificare atti per bloccare una legge dello Stato, non può continuare a firmare certificati.
E invece no.
Venerdì scorso la Cassazione annulla tutto con rinvio al Riesame di Bologna per un nuovo giudizio.
Le tre potranno tornare in corsia in attesa della nuova decisione.
Apriti cielo.
Per la sinistra è già vittoria.
Sentite gli avvocati, Francesca Cancellaro e Salvatore Tesoriero: parlano di “restituzione della dignità personale e professionale così duramente aggredita” e di medici “garanti della salute” che non possono essere “strumenti delle politiche di sicurezza dello Stato”.
E la FP CGIL nazionale esulta: “La libertà e l’indipendenza dell’atto medico devono essere sempre garantite: la cura medica e la tutela della salute sono diritti universali”.
Tradotto: il medico deve curare tutti, indipendentemente da razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica.
Balle.
Qui nessuno discute il diritto a curare.
Qui si discute il diritto a FALSIFICARE.
Se un clandestino è malato davvero, lo curi e lo certifichi.
Se è sano e tu gli inventi una patologia per farlo restare in Italia, non sei Ippocrate, sei un attivista con il camice. Sei un sabotatore delle espulsioni pagato con i soldi del Servizio Sanitario Nazionale.
L’inchiesta parla di chat con messaggi offensivi contro le forze dell’ordine, di un sistema, non di casi isolati.
Otto medici coinvolti, perquisizioni in 9 città, oltre 20 medici nel giro.
Facciamo un esperimento mentale.
Se tre medici avessero firmato certificati falsi per far risultare idonei al lavoro operai malati, sarebbero stati linciati mediaticamente.
Se avessero falsificato certificati per far vincere una causa a un’azienda, sarebbero stati radiati.
Ma se falsifichi certificati per bloccare i Cpr, per impedire che un irregolare venga rimpatriato, allora sei un’eroina.
La CGIL ti difende, la Cassazione ti fa tornare in corsia, Repubblica ti chiama “medica che tutela i diritti”.
Questa è la morale immorale della sinistra.
Falso ideologico diventa “atto di cura” se serve a fermare le espulsioni.
Intanto i Cpr sono vuoti, gli irregolari restano in Italia, e noi ci ritroviamo a discutere di 1.514 no-go zone islamiche e di sicurezza nei quartieri.
La Cassazione ha annullato la misura cautelare, non ha assolto nessuno.
Il processo per falso e interruzione di pubblico servizio resta tutto in piedi.
Il Riesame di Bologna dovrà rivalutare.
Ma il segnale politico è devastante: puoi sabotare la macchina delle espulsioni dall’interno dell’ospedale pubblico e tornare in corsia come se nulla fosse.
Mentre un italiano che non paga un bollo si ritrova la macchina sequestrata.
Questa non è giustizia. È lotta di classe al contrario, dove il clandestino vale più dell’italiano e il medico militante vale più della legge.





Rispondi