Riccardo Bianchi
Cento milioni di euro per la manutenzione del verde pubblico di Roma. Un accordo quadro triennale, dal 2024 al 2026, articolato in quindici lotti territoriali e destinato alla cura di parchi, giardini e alberature della Capitale.
Una cifra imponente, confermata dalla stessa amministrazione comunale, che oggi finisce al centro di un esposto presentato alla Procura della Repubblica dal deputato di Fratelli d’Italia Marco Perissa.
La questione è semplice: con una disponibilità economica di questa portata, i cittadini hanno il diritto di sapere quanto sia stato realmente speso, per quali interventi e con quali risultati.
L’esposto solleva interrogativi che meritano risposte documentate.
Il primo riguarda gli abbattimenti. Secondo quanto denunciato da Perissa, le tariffe previste possono arrivare a circa 180 euro per determinati interventi di cura e fino a 2.000 euro per l’abbattimento di un albero.
Una differenza che, inevitabilmente, impone di verificare chi decida quando una pianta debba essere curata e quando debba essere eliminata.
L’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi ha replicato che i prezzi derivano dal prezzario regionale e che la decisione finale sugli abbattimenti non spetta all’impresa, ma passa attraverso le verifiche dei tecnici incaricati da Roma Capitale.
Una precisazione importante, che tuttavia non esaurisce il problema.
Se un intervento viene autorizzato e pagato con denaro pubblico, devono essere verificabili la valutazione tecnica, il lavoro eseguito e la corrispondenza tra prestazione e pagamento.
Non basta affermare che le procedure sono regolari. Bisogna poterlo dimostrare attraverso gli atti.
Il secondo punto riguarda le ceppaie.
Chi percorre Roma conosce bene lo spettacolo di tronchi tagliati e resti di alberature che rimangono lungo i marciapiedi. Perissa ha chiesto di verificare se siano stati rispettati gli obblighi contrattuali relativi alla rimozione e alla fresatura.
Qui la questione economica diventa particolarmente concreta.
Se un contratto prevede un intervento completo, ma una parte della lavorazione non viene eseguita, il Comune deve verificare che quella prestazione non venga pagata come se fosse stata regolarmente ultimata.
Non stiamo affermando che questo sia avvenuto. Stiamo chiedendo che venga escluso attraverso i documenti.
Perché il denaro pubblico non può essere liquidato sulla fiducia.
Il terzo punto riguarda il legname proveniente dagli abbattimenti.
Perissa ha chiesto chiarimenti sulle quantità prodotte e sulla loro destinazione. Ha citato un volume superiore a 250mila tonnellate nell’arco di quattro anni, dato che l’assessora Alfonsi ha duramente contestato.
Proprio perché le cifre sono controverse, serve una rendicontazione verificabile.
Quanto materiale è stato prodotto? Dove è stato conferito? Quali costi di trasporto e smaltimento sono stati sostenuti? Esistono possibilità di recupero economico del materiale e, in caso affermativo, come sono state gestite?
Sono domande amministrative precise. Non accuse generiche.
Eppure la risposta politica del Campidoglio sembra concentrarsi soprattutto sulla natura elettorale della contestazione.
Può darsi che l’opposizione stia utilizzando il tema anche per attaccare Gualtieri in vista delle prossime elezioni. È normale che la politica si confronti duramente sull’operato di un’amministrazione.
Ma il carattere politico di una denuncia non cancella il diritto dei cittadini di conoscere come vengono utilizzati cento milioni di euro.
L’assessora Alfonsi sostiene che l’investimento sia proporzionato all’estensione del patrimonio verde romano e in linea con quello di altre grandi città.
È una posizione che merita di essere esaminata. Roma possiede un patrimonio arboreo enorme e particolarmente complesso da gestire. Potature, valutazioni di stabilità, manutenzione e interventi urgenti richiedono personale qualificato, mezzi e risorse.
Nessuno può sostenere seriamente che la cura del verde debba essere gratuita.
Ma il punto non è stabilire se cento milioni siano una cifra grande o piccola in astratto.
Il punto è capire se ogni euro investito abbia prodotto il servizio previsto.
Quanti alberi sono stati effettivamente curati? Quanti abbattuti? Quante ceppaie rimosse? Quante nuove piantumazioni hanno compensato gli abbattimenti? Quali controlli sono stati effettuati sulle imprese e quali eventuali contestazioni sono state sollevate?
E soprattutto: quanto dei cento milioni previsti dall’accordo quadro è stato realmente impegnato e liquidato?
Perché l’importo di una gara non coincide automaticamente con la spesa sostenuta. E confondere le due cose significa impedire una valutazione corretta dell’operato amministrativo.
Il sindaco Gualtieri dovrebbe essere il primo a volere una rendicontazione completa, accessibile e comprensibile a tutti.
Una città che investe risorse pubbliche così importanti nella manutenzione del proprio patrimonio ambientale deve poter dimostrare non soltanto di aver affidato gli interventi, ma di averli controllati e portati a termine.
La trasparenza non è una concessione che il Campidoglio può accordare quando gli conviene. È un obbligo verso chi paga le tasse.
L’esposto di Perissa non rappresenta una condanna e spetterà alle autorità competenti valutare l’eventuale esistenza di irregolarità.
Ma la responsabilità politica è un’altra cosa.
Quella ricade sull’amministrazione che ha programmato la spesa, organizzato gli affidamenti e deve garantire la corretta esecuzione dei servizi.
Gualtieri renda pubblici i conti, i controlli e i risultati. Perché i romani non chiedono soltanto di sapere quanti milioni siano stati destinati al verde pubblico. Vogliono sapere che cosa è stato fatto, davvero, con i loro soldi.





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