L'Italia Quotidiano

La svolta rossa di Londra: Burnham archivia la Thatcher e apre l’era dello Stato padrone

La Redazione

Il nuovo premier laburista promette nazionalizzazioni, devolution e un deciso cambio di rotta economico.

Sul fronte dei temi etici si profila una stretta senza precedenti contro il movimento pro-life, mentre immigrazione e sicurezza restano il grande punto interrogativo.

Con l’ingresso di Andy Burnham a Downing Street si chiude definitivamente il lungo ciclo politico inaugurato da Margaret Thatcher.

Non si tratta soltanto di un cambio di leadership all’interno del Partito Laburista, ma di una vera inversione di paradigma: dopo oltre quarant’anni di economia orientata al mercato, Londra si prepara a un ritorno dello Stato nell’industria, nei servizi strategici e nella pianificazione economica.

Burnham si presenta come l’uomo della “ricostruzione”, promettendo stabilità dopo anni di crisi politiche e cambi di governo.

Un progetto che punta a ridimensionare il ruolo dell’iniziativa privata per restituire allo Stato il controllo di settori considerati essenziali.

Il cuore del programma è rappresentato dalla rinascita dell’intervento pubblico nell’economia.

Trasporti, infrastrutture, energia e servizi strategici potrebbero tornare progressivamente sotto il controllo dello Stato.

L’obiettivo dichiarato è ridurre il costo della vita, rilanciare l’industria britannica e contrastare il declino manifatturiero.

I sostenitori della svolta parlano di pragmatismo economico, ma il rischio è quello di un ritorno a un modello già sperimentato nel Regno Unito degli anni Settanta, caratterizzato da forte spesa pubblica e minore competitività.

Per la destra britannica il significato politico è evidente: Burnham intende chiudere simbolicamente e concretamente l’era Thatcher.

Le privatizzazioni che hanno trasformato il Regno Unito in una delle economie più aperte d’Europa, diventano oggi il bersaglio principale del nuovo esecutivo.

Il messaggio è chiaro: meno mercato e più Stato.

Una scelta che potrebbe avere conseguenze anche per altri Paesi europei, dove cresce la tentazione di affidare nuovamente alla mano pubblica il controllo dei principali comparti economici.

Su un punto emerge però una curiosa convergenza con Donald Trump.

Il presidente americano ha accolto con favore l’ipotesi di rilanciare lo sfruttamento dei giacimenti del Mare del Nord, ritenendolo fondamentale per l’indipendenza energetica britannica.

Resta tuttavia da capire fino a che punto Burnham sarà disposto a scontrarsi con l’ala ambientalista del Labour, tradizionalmente favorevole alla decarbonizzazione e alla limitazione delle fonti fossili.

Se sul piano economico il dibattito resta aperto, sul fronte antropologico il nuovo governo sembra invece destinato ad assumere una linea molto netta.

Burnham ha già sostenuto l’istituzione delle cosiddette “buffer zones” attorno alle cliniche abortive, limitando le manifestazioni dei gruppi pro-life.

Parallelamente, il nuovo esecutivo appare orientato verso una maggiore apertura sul fine vita e sull’estensione dei cosiddetti “diritti riproduttivi”.

Per il mondo pro-life britannico si prospetta una stagione particolarmente difficile, nella quale il conflitto tra libertà di espressione, libertà religiosa e nuove normative sui diritti civili rischia di intensificarsi.

Sull’emergenza che più ha segnato gli ultimi anni del Regno Unito non si intravedono cambiamenti sostanziali.

L’immigrazione continua a rappresentare uno dei temi più sensibili dell’opinione pubblica britannica.

Dopo le tensioni sociali, le rivolte urbane e le polemiche sulla gestione della sicurezza, il nuovo governo mantiene sostanzialmente la stessa squadra responsabile delle politiche precedenti.

Una scelta che alimenta lo scetticismo verso un cambiamento di rotta.

La vittoria di Burnham va ben oltre i confini britannici.

Essa rappresenta un laboratorio politico, che potrebbe influenzare anche altri governi occidentali: più intervento dello Stato, maggiore decentralizzazione amministrativa, rafforzamento delle politiche sociali e ulteriore avanzamento dell’agenda progressista sui temi etici.

Non c’era da aspettarsi di più da questo nuovo insediamento


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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