L'Italia Quotidiano

Basta ambiguità. Burke e Sarah scuotono Leone XIV: “È tempo di fermare la deriva della Chiesa”

Ramona Castellino

L’appello dei due cardinali, fotografa una crisi ormai sotto gli occhi di tutti.

Sinodalità senza fondamento, confusione dottrinale, aperture all’ideologia LGBT e liturgie desacralizzate chiedono una risposta chiara del Pontefice. Il tempo delle esitazioni è finito.

Le voci dei cardinali Robert Sarah e Raymond Leo Burke non sono quelle di nostalgici isolati, ma di pastori profondamente preoccupati per il destino della Chiesa cattolica.

I loro recenti interventi rappresentano un vero e proprio appello a papa Leone XIV affinché abbia il coraggio di pronunciare quei “basta!” che molti fedeli attendono da anni.

Il nodo principale resta la cosiddetta “sinodalità”, un processo avviato durante il pontificato di papa Francesco che, secondo Burke e Sarah, non trova solide radici nella Tradizione, né una definizione teologica convincente.

Una prassi che pretende di generare la propria dottrina rischia di trasformare la Chiesa da custode della Rivelazione a laboratorio permanente di sperimentazione ecclesiale.

I fatti sembrano confermare questi timori.

Il cammino sinodale continua senza soste, mentre nelle diocesi si moltiplicano iniziative che fino a pochi anni fa sarebbero state impensabili: liturgie modellate secondo criteri ideologici, pressioni per il sacerdozio di uomini sposati, richieste di apertura all’ordinazione di persone con relazioni omosessuali dichiarate, celebrazioni a tema LGBT e benedizioni che alimentano ulteriore confusione e indignazione tra i fedeli.

Emblematica resta la vicenda di Fiducia supplicans, documento che, pur negando formalmente la benedizione delle unioni omosessuali, ha di fatto aperto la strada a pratiche pastorali divergenti e spesso in aperto contrasto con il Magistero costante della Chiesa.

Per Sarah il rischio è evidente: l’ambiguità pastorale finisce inevitabilmente per oscurare la verità dottrinale.

Non meno significativa è la denuncia del cardinale africano riguardo all’episodio della Pachamama durante il Sinodo per l’Amazzonia.

Sarah ricorda come simboli estranei alla fede cattolica siano stati introdotti persino negli spazi più sacri della cristianità, mentre immagini della Vergine, tanto care alla devozione dei popoli latinoamericani, venivano accantonate.

Un segnale, secondo il porporato, di un pericoloso cedimento al relativismo religioso e culturale.

L’elenco degli episodi recenti rafforza l’impressione di una deriva sempre più accelerata: proposte di affidare parti della liturgia proprie del ministero ordinato ai laici, campagne per abolire il celibato ecclesiastico, Messe trasformate in manifestazioni identitarie, teologi e organi di comunicazione vicini al Vaticano che sembrano mettere in discussione verità fondamentali della fede.

Di fronte a questo scenario, l’appello di Burke e Sarah assume il valore di un grido profetico.

Non chiedono rivoluzioni, ma il ritorno alla chiarezza della dottrina cattolica, alla sacralità della liturgia, alla fedeltà al deposito della fede ricevuto dagli Apostoli.

Molti cattolici guardano ora a Leone XIV.

Il nuovo Pontefice è chiamato a decidere se limitarsi ad amministrare processi ormai fuori controllo, oppure esercitare pienamente il ministero petrino, confermando i fratelli nella fede e correggendo ciò che genera scandalo e disorientamento.

La Chiesa non ha bisogno di nuove ambiguità.

Ha bisogno di pastori che sappiano indicare con chiarezza la via della verità, anche quando essa risulta impopolare.

È questo il significato più profondo del “basta!” invocato da Burke e Sarah: non uno slogan, ma una richiesta di governo, di coraggio e di fedeltà al Vangelo e alla Tradizione.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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