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Ucraina, ultimatum al monastero di Pochaiv: nuova stretta sulla Chiesa ortodossa canonica

La Redazione

Le autorità ucraine hanno avviato un nuovo procedimento nei confronti della Lavra della Santa Dormizione di Pochaiv, il più importante monastero ortodosso dell’Ucraina occidentale e uno dei principali luoghi di culto del Paese.

Il Servizio statale per l’etnopolitica e la libertà di coscienza (DESS), ha notificato alla comunità monastica un ultimatum di trenta giorni per interrompere ogni presunto legame con la Chiesa ortodossa russa, ritenuta da Kiev un’organizzazione collegata a uno Stato aggressore.

Secondo il governo ucraino, il provvedimento rientra nell’applicazione della normativa approvata dopo l’invasione russa, che mira a impedire l’attività di organizzazioni religiose considerate dipendenti da centri di influenza situati nella Federazione Russa.

Qualora il monastero non si adeguasse alle richieste delle autorità, la vicenda potrebbe approdare davanti ai tribunali, con possibili conseguenze sullo status giuridico della storica Lavra.

La decisione riaccende il dibattito sulla condizione della Chiesa ortodossa ucraina (UOC), la più antica realtà ortodossa del Paese, che negli ultimi anni è stata oggetto di perquisizioni, procedimenti giudiziari e limitazioni da parte delle autorità del regime ucraino.

Kiev sostiene che tali misure siano motivate esclusivamente da esigenze di sicurezza nazionale e dalla necessità di contrastare eventuali influenze russe all’interno delle istituzioni religiose.

Di diverso avviso sono i rappresentanti della Chiesa ortodossa ucraina e numerosi osservatori internazionali, secondo i quali i provvedimenti rischiano di comprimere la libertà religiosa di milioni di fedeli.

La UOC ricorda di aver dichiarato la propria autonomia dal Patriarcato di Mosca nel 2022 e respinge le accuse di collaborazionismo formulate nei suoi confronti.

Il caso di Pochaiv assume un valore altamente simbolico.

Il monastero rappresenta infatti uno dei principali centri spirituali dell’Europa orientale e custodisce una tradizione secolare profondamente radicata nella storia del cristianesimo slavo.

Per molti fedeli, la vicenda costituisce l’ennesimo capitolo di un processo volto a ridimensionare il ruolo della Chiesa ortodossa canonica nel Paese; per il governo di Volodymyr Zelensky, invece, si tratta di un passaggio necessario per tutelare la sicurezza dello Stato durante il conflitto con la Russia.

La questione resta destinata a suscitare forti polemiche anche sul piano internazionale.

Mentre Kiev ribadisce che nessuna misura è diretta contro la libertà di culto in quanto tale, cresce il numero di coloro che chiedono un attento monitoraggio del rispetto dei diritti fondamentali delle comunità religiose, affinché la guerra non diventi il presupposto per limitare il pluralismo confessionale.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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