Ramona Castellino
L’Europa predica l’accoglienza, ma quando l’emergenza arriva costruisce barriere
Esempio plastico dell’ipocrisia si sinistra.
Per anni una parola è stata quasi proibita nel dibattito pubblico europeo: confini.
Chi osava pronunciarla veniva accusato di egoismo, chiusura, populismo, razzista.
Chi chiedeva il controllo degli ingressi, veniva dipinto come nemico della solidarietà e dei valori europei.
Poi è arrivata la realtà.
E la realtà, come spesso accade, ha avuto la forza di spazzare via le ipocrisie liberal.
La crisi di Ceuta ha aperto una frattura profonda nell’Unione Europea, mostrando ciò che i popoli ormai denunciano da anni: quando l’emergenza migratoria colpisce gli altri, si invocano principi e solidarietà; quando invece arriva direttamente alle proprie frontiere, anche i governi più ideologicamente favorevoli all’apertura dei confini, riscoprono il concetto di sicurezza nazionale.
L’Italia, con Giorgia Meloni, ha chiesto un cambio di passo: più controllo delle frontiere esterne, più strumenti europei per fermare i trafficanti, più cooperazione con i Paesi di origine e transito.
Una richiesta di buon senso.
Eppure ancora una volta si è levato il coro delle accuse dei coccola immigrati.
Da Madrid sono arrivate critiche contro una linea definita troppo rigida, con l’accusa di reagire in modo sproporzionato e di mettere in discussione la libera circolazione europea.
Ma il paradosso è evidente: mentre si rimprovera all’Italia di difendere i propri confini, la Spagna affronta la stessa emergenza adottando misure sempre più incisive per proteggere Ceuta.
La lezione è semplice: i confini esistono.
Possono essere ignorati nei discorsi politici, ma non possono essere cancellati dalla realtà.
Una Nazione che non controlla chi entra nel proprio territorio, rinuncia a una parte della propria sovranità.
Un’Europa che non sa proteggere le proprie frontiere esterne lascia spazio al caos, alla criminalità dei trafficanti e a un sistema migratorio fuori controllo
Bruxelles preferisce discutere di etichette invece di affrontare il problema.
Essere favorevoli alla sicurezza della propria nazione, non significa essere contro l’umanità.
Difendere i confini non significa odiare chi arriva.
Significa affermare un principio elementare: ogni Stato ha il diritto e il dovere di decidere le regole del proprio territorio.
Per troppo tempo l’Europa ha scambiato la debolezza per apertura e l’assenza di controllo per solidarietà.
Ora la realtà presenta il conto.
Coloro che ieri accusavano gli altri di estremismo oggi si trovano costretti a prendere quelle stesse misure che avevano criticato.
Perché alla fine la storia dimostra sempre una cosa: i confini possono essere negati nelle dichiarazioni politiche, ma tornano a esistere e bussano alla porta.




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