La Redazione
La guerra in Ucraina continua a sollevare interrogativi che vanno ben oltre il campo di battaglia.
Mentre i governi occidentali proseguono con la fornitura di armamenti a Kiev, fiumi di euro sottratti agli europei, aumenta il dibattito sui rischi legati alla possibile dispersione di parte di questo arsenale verso i circuiti illegali.
Negli ultimi mesi il tema è tornato al centro dell’attenzione dopo alcune dichiarazioni attribuite al procuratore capo di Palermo, Maurizio de Lucia, secondo cui anche la criminalità organizzata italiana guarderebbe con interesse alle tecnologie militari sviluppate e impiegate nel conflitto, in particolare ai droni, sempre più sofisticati e potenzialmente utilizzabili anche in contesti criminali.
L’ipotesi che armamenti provenienti dal teatro di guerra possano alimentare il mercato nero, non rappresenta una preoccupazione nuova.
Ogni grande conflitto comporta il rischio che parte delle armi sfugga ai controlli e finisca nelle mani di organizzazioni criminali o gruppi estremisti.
È una possibilità che negli anni è stata presa in considerazione anche da analisti della sicurezza e organismi internazionali.
Ad alimentare il dibattito sono inoltre alcune ricostruzioni circolate online, secondo cui esponenti legati all’intelligence ucraina, avrebbero avuto contatti con organizzazioni jihadiste per la cessione di armamenti occidentali.
E visto lo scandalo corruzione che ha colpito Zelensky e i suoi, a pensar male non si fa più così peccato.
E mentre l’Europa continua a finanziare L’Ucraina, senza avere minimamente contezza di dove finiscano il soldi e come vengano utilizzati, Kiev continua a confrontarsi con un problema di corruzione riconosciuto da tutti gli osservatori internazionali.
Proprio questa vulnerabilità alimenta il timore che una parte degli aiuti militari possa essere oggetto di furti, traffici illeciti o rivendita attraverso reti criminali transnazionali.
Se anche una minima percentuale delle migliaia di sistemi d’arma inviati dovesse sfuggire ai controlli, le conseguenze potrebbero essere rilevanti per la sicurezza europea.
Droni militari, missili anticarro e altre tecnologie avanzate rappresenterebbero infatti un obiettivo di enorme interesse tanto per le organizzazioni mafiose quanto per gruppi terroristici intenzionati a colpire il continente.
In nome della guerra alla Russia, abbiamo compromesso la tutela della sicurezza nazionale ed europea.
Quanto ancora dobbiamo essere messi a rischio economico, sociale e a livello sicurezza, dai pazzi di Bruxelles?




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