L'Italia Quotidiano

Delmastro, il Parlamento davanti a un bivio: sulle chat si gioca l’equilibrio delle istituzioni

La Redazione

La vicenda che coinvolge Andrea Delmastro, non riguarda più soltanto un’inchiesta giudiziaria.

Il vero terreno di scontro è diventato il Parlamento, chiamato a decidere come gestire l’accesso agli atti trasmessi dalla magistratura.

Una questione apparentemente tecnica che rischia di trasformarsi in un precedente destinato a incidere sul delicato rapporto tra potere giudiziario e potere legislativo.

L’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, è finito al centro dell’inchiesta sulle cosiddette “Bisteccherie d’Italia”, nella quale la procura ha acquisito alcune conversazioni intercorse con Mauro Caroccia.

La documentazione è stata successivamente inviata alla Camera dei deputati, chiamata a pronunciarsi sulle autorizzazioni di competenza.

Da quel momento il dibattito si è spostato dal contenuto delle chat, alle modalità con cui i parlamentari possano prenderne visione.

Il presidente della Camera Lorenzo Fontana, ha chiarito che spetta alla Giunta per le autorizzazioni decidere come procedere, sottolineando l’eccezionalità del caso, poiché parte del materiale non proviene da ordinari atti processuali, ma dalla documentazione prodotta dalla difesa di un soggetto terzo.

Le opposizioni, guidate da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, denunciano invece una limitazione delle prerogative parlamentari.

Secondo il centrosinistra, impedire ai componenti della Giunta di consultare integralmente gli atti, significherebbe compromettere la possibilità di deliberare con piena cognizione dei fatti.

Dal canto suo, la maggioranza respinge ogni accusa di voler proteggere Delmastro, sostenendo che il punto non sia la segretezza delle chat, ma la necessità di individuare una procedura rispettosa delle garanzie costituzionali e della tutela della corrispondenza.

La polemica, tuttavia, evidenzia una contraddizione politica difficilmente ignorabile.

Gli stessi partiti che oggi rivendicano il principio della totale trasparenza durante la gestione della pandemia, non mostrarono analoga determinazione nel chiedere la pubblicazione integrale delle comunicazioni tra l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il commissario straordinario Domenico Arcuri.

Ancora una volta il garantismo e la trasparenza sembrano diventare principi variabili, invocati o dimenticati a seconda della convenienza politica del momento.

Il rischio più serio non riguarda soltanto il destino politico di Delmastro.

La decisione che verrà assunta potrebbe creare un precedente destinato a pesare sui futuri rapporti tra Parlamento e magistratura.

Se l’accesso agli atti dovesse dipendere dalla maggioranza politica del momento, le prerogative parlamentari finirebbero inevitabilmente per trasformarsi in uno strumento di lotta politica anziché in una garanzia istituzionale.

In una democrazia matura le regole devono valere per tutti, indipendentemente dal colore del governo o dell’opposizione.

Per questo il caso Delmastro rappresenta un banco di prova ben più importante dell’inchiesta stessa: è la credibilità delle istituzioni a essere chiamata in causa, non il destino di un singolo esponente politico.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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