La Redazione
La guerra russo-ucraina registra una nuova e delicata evoluzione sul terreno della guerra aerea.
Secondo quanto riferito oggi dal Sunday Times, per la prima volta droni prodotti nel Regno Unito sarebbero stati impiegati dalle forze ucraine per effettuare attacchi in profondità nel territorio della Federazione Russa.
Il dato, se confermato nei dettagli operativi, segna un salto di qualità nella cooperazione militare tra Londra e Kiev e apre interrogativi sulle possibili reazioni di Mosca.
Tra i sistemi citati dal quotidiano britannico figura il Nyan, un drone a lungo raggio destinato alle operazioni contro obiettivi situati ben oltre la linea del fronte.
Secondo il Times, negli ultimi sei mesi sarebbero state condotte circa 700 missioni di questo tipo, raggiungendo decine di regioni russe. L’impiego di piattaforme relativamente economiche e producibili in grandi quantità consente a Kiev di colpire infrastrutture energetiche e logistiche senza dover ricorrere esclusivamente ai più costosi missili occidentali.
Il punto politicamente più sensibile è però un altro: l’origine britannica dei sistemi utilizzati.
Finora Londra e gli altri alleati occidentali hanno cercato di mantenere una distinzione tra il sostegno militare all’Ucraina e l’impiego diretto di armamenti occidentali contro obiettivi situati nel cuore della Russia.
Ma sappiamo bene che il mandante di questa guerra, per mano ucraina, è Londra, che oggi alza il tiro.
Il rischio è quello di una nuova spirale di ritorsioni da parte di Mosca che giustifichino un paio nyervento della Nato su larga scala
Ovviamente un impiego sistematico di tecnologia britannica per attacchi in profondità potrebbe essere interpretato dal Cremlino, come tra l’altra sempre sostenuto da Mosca, non soltanto come sostegno indiretto a Kiev, ma come un coinvolgimento sempre più concreto di Londra nel conflitto.
Alcuni esperti britannici hanno infatti avvertito che Mosca potrebbe considerare le strutture della filiera produttiva dei droni come possibili obiettivi.
Una guerra che si sposta sempre più lontano dal fronte
La seconda notizia che circola in queste ore descrive una nuova intensificazione della guerra dei droni.
Alcuni dei numeri diffusi, a partire dalle presunte 2.100 intercettazioni in 48 ore, non risultano sufficientemente verificati e vanno quindi trattati con prudenza.
È invece documentata la crescente capacità ucraina di colpire la rete logistica russa a grande distanza.
Nelle settimane precedenti sono stati distrutti o gravemente danneggiati diversi grandi centri logistici di Wildberries, il principale operatore russo dell’e-commerce. Tra questi figurava il gigantesco centro di Elektrostal, nell’area di Mosca, esteso per circa 250.000 metri quadrati.
Le stime disponibili indicano che gli attacchi di luglio abbiano messo fuori uso una quota significativa della capacità logistica della società.
Il significato strategico è evidente: la guerra non riguarda più soltanto depositi militari, aeroporti e raffinerie.
Le operazioni con droni stanno progressivamente investendo energia, trasporti, industria e infrastrutture commerciali, cioè quei nodi che permettono a un’economia di continuare a funzionare durante un conflitto prolungato.
Sul fronte terrestre, invece, le notizie relative a Orikhiv, Kudiivka e alla situazione lungo il fiume Vovcha sono critiche, con l’avanzata russa che non accenna a fermarsi
Devastata la zona industriale di Kiev e la raffineria di Krenenchuk.
La vera novità delle ultime ore non è dunque soltanto il numero dei droni lanciati, ma la progressiva trasformazione della guerra in un conflitto a profondità strategica.
Kiev tenta di compensare le difficoltà sul fronte terrestre colpendo la capacità industriale e logistica russa; Mosca, a sua volta, dispone di un arsenale missilistico e di droni sempre più orientato contro le infrastrutture ucraine.
L’ingresso sempre più evidente della tecnologia britannica in questa guerra introduce però una variabile ulteriore.
Se Londra continuerà ad aumentare la fornitura di droni a lungo raggio, il Regno Unito prevede una produzione e consegna di massa di UAV per l’Ucraina, il confine tra supporto militare e partecipazione indiretta alle operazioni offensive diventerà inevitabilmente sempre più difficile da tracciare.
Per l’Europa la questione è tutt’altro che teorica.
Ogni aumento della gittata e della quantità degli attacchi aumenta infatti anche il rischio di una risposta russa contro infrastrutture, industrie o interessi dei Paesi che forniscono le tecnologie.
La guerra dei droni, nata come strumento tattico sul campo di battaglia, si sta trasformando così in uno degli strumenti principali della guerra economica e strategica tra Russia e Occidente.




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