L'Italia Quotidiano

Migranti, l’Europa nemica dell’Italia

Ramona Castellino

Da Berlino a Vienna cresce la pressione su Roma: prima le navi delle Ong tedesche portano migranti sulle coste italiane, poi gli stessi Paesi chiedono che sia l’Italia a farsene carico.

Il nuovo regolamento di Dublino rischia ora di trasformare il nostro Paese nel grande punto di raccolta del sistema europeo.

C’è una contraddizione che l’Europa continua a non voler vedere.

Da una parte si chiede all’Italia di essere il Paese responsabile dei migranti che entrano nel territorio comunitario dalla rotta mediterranea; dall’altra, alcune organizzazioni straniere operano nel Mediterraneo, sbarcando in Italia le persone soccorse, mentre i governi dei Paesi di provenienza delle Ong pretendono poi che Roma riprenda in carico chi, dopo essere arrivato sulle nostre coste, ha proseguito il viaggio verso Nord.

La questione è tornata prepotentemente al centro del confronto europeo.

Da quando Giorgia Meloni è salita al Colle, nell’ottobre 2022 oltre 42 mila persone sono state portate in Italia attraverso operazioni di Ong; di queste, 22.513 sarebbero arrivate a bordo di imbarcazioni riconducibili a organizzazioni tedesche, poco più del 53 per cento.

Se si considerano anche altre organizzazioni che utilizzano navi battenti bandiera tedesca, il numero salirebbe ulteriormente.

È un dato politicamente esplosivo, perché arriva mentre Berlino insiste sulla necessità di riprendere i trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo che, dopo essere entrati nell’Unione attraverso il nostro Paese, hanno presentato domanda in Germania.

La domanda che Roma pone è quindi semplice: se l’Italia deve essere considerata responsabile perché primo Paese d’ingresso, perché non dovrebbe essere considerato anche il ruolo dello Stato di bandiera delle navi che trasportano i migranti nei porti italiani?

Non è una questione marginale.

È il cuore dello scontro sulla distribuzione delle responsabilità migratorie nell’Unione.

A rendere ancora più evidente il problema è arrivata l’Austria.

Dal 12 giugno, con l’entrata in vigore del nuovo sistema europeo su migrazione e asilo, Vienna ha iniziato a trasferire nuovamente in Italia richiedenti asilo ritenuti di competenza italiana.

I primi quattro trasferimenti sono già avvenuti, secondo il ministero dell’Interno austriaco.

Il principio è quello del sistema di Dublino: in linea generale, la responsabilità dell’esame della domanda ricade sul Paese europeo nel quale il richiedente ha fatto il primo ingresso o nel quale si verifica una determinata condizione prevista dalla normativa.

Sulla carta è una regola neutrale.

Nella realtà mediterranea, però, rischia di produrre un effetto profondamente squilibrato.

Perché il primo Paese d’ingresso, nella maggior parte dei casi della rotta del Mediterraneo centrale, è proprio l’Italia.

E così il confine meridionale dell’Europa rischia di diventare anche il suo enorme centro di redistribuzione.

I numeri aiutano a comprendere la dimensione della questione.

Secondo dati del Viminale riportati dalla stampa, tra dicembre 2022 e la fine del 2025 l’Italia avrebbe ricevuto circa 80 mila richieste di presa in carico nell’ambito del sistema di Dublino.

Non significa che 80 mila persone verranno automaticamente rispedite in Italia: ogni trasferimento richiede una procedura e deve rispettare le condizioni previste dal diritto europeo.

Ma il numero rende evidente quale potrebbe essere la pressione futura sul sistema italiano qualora i trasferimenti riprendessero su larga scala.

Ed è qui che la polemica politica diventa inevitabile.

Per anni l’Italia ha denunciato di essere lasciata sola davanti alla frontiera mediterranea.

Oggi il meccanismo rischia di funzionare in senso inverso: gli altri Stati proteggono il proprio sistema di accoglienza e chiedono a Roma di farsi carico delle conseguenze della posizione geografica italiana.

È il paradosso di una solidarietà europea che sembra funzionare soprattutto quando serve agli Stati del Nord.

La Germania, negli anni passati, ha inoltre finanziato alcune organizzazioni tedesche impegnate nel soccorso in mare.

Resta soprattutto una domanda: può uno Stato contribuire, direttamente o indirettamente, a un sistema di soccorso che porta persone sulle coste di un altro Stato e contemporaneamente pretendere che sia esclusivamente quest’ultimo a sopportarne le conseguenze amministrative?

Su questo terreno la maggioranza italiana può trovare un interlocutore inatteso nell’AfD tedesca, che ha attaccato il ruolo delle Ong legate alla Germania e sostenuto la necessità di mettere in discussione il meccanismo attuale.

È una convergenza significativa, anche se nasce da posizioni politiche molto differenti.

Il punto comune è la critica a un sistema nel quale la gestione delle frontiere esterne viene scaricata sui Paesi mediterranei mentre i governi del Nord continuano a esercitare il proprio diritto di trasferire verso Sud i richiedenti asilo considerati di competenza italiana.

Il problema è molto profondo: riguarda il funzionamento stesso dell’Unione.

Se l’Europa avesse davvero una politica migratoria comune, dovrebbe suddividere la responsabilità tra i paesi e non gravare soprattutto sui Paesi che, per posizione geografica, si trovano sulla prima linea, per metterne in difficoltà i governi

Perché non può esistere una solidarietà europea a senso unico.

L’Italia non può essere contemporaneamente frontiera dell’Europa, porto di sbarco, centro di accoglienza e Stato chiamato a riprendersi indietro chi è riuscito a raggiungere il Nord.

Altrimenti il rischio è che il nuovo sistema di asilo non risolva il problema migratorio, ma si limiti a perfezionare una macchina burocratica capace di fare una cosa soltanto: presentare il conto all’Italia.

E l’Italia non può svegliarsi solo ora, dopo anni in cui le nostre frontiere sono state un colabrodo e dove la nostra sovranità nazionale è stata venduta agli interesti esterni.

O si è Sovranisti sempre o non lo si è.

Oggi sono lacrime di coccodrillo


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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