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IL CASO MORENS SCUOTE WASHINGTON: LE EMAIL NASCOSTE RIAPRONO IL GIALLO SULL’ORIGINE DEL COVID

La Redazione

L’ex consigliere di Fauci si dichiara colpevole: usò la posta privata per aggirare le leggi sulla trasparenza e nascondere documenti legati alla ricerca sui coronavirus.

Ora è da accettare, se ce ne fosse ancora bisogno, che cosa si voleva impedire agli americani di sapere.

Il caso Covid torna a scuotere Washington.

E questa volta non per una nuova disputa sulle mascherine, sui vaccini o sulle politiche di lockdown, ma per qualcosa che riguarda il cuore stesso della vicenda: la trasparenza delle istituzioni americane e le informazioni sull’origine della pandemia.

David Morens, per anni consigliere di alto livello di Anthony Fauci presso il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, si è dichiarato colpevole davanti a un tribunale federale del Maryland nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei documenti relativi alla ricerca sul Covid.

Secondo il Dipartimento di Giustizia americano, Morens avrebbe partecipato a un piano per aggirare le norme federali sulla conservazione degli atti e sulle richieste di accesso pubblico, utilizzando anche un account email personale per comunicazioni di carattere ufficiale.

È un fatto giudiziario, non una semplice indiscrezione giornalistica.

E proprio per questo riapre una questione che per anni è stata trattata, soprattutto nel dibattito pubblico occidentale, come una sorta tabù su quanto sapevano realmente le autorità americane sulle ricerche sui coronavirus condotte in Cina e quanto è stato fatto per impedire che determinate comunicazioni diventassero pubbliche.

Morens, 78 anni, ha ammesso di avere preso parte a una condotta finalizzata a sottrarsi alle norme che impongono alle autorità federali di conservare i documenti.

L’inchiesta riguarda in particolare comunicazioni e finanziamenti collegati alla ricerca sui coronavirus dei pipistrelli, compresi programmi che coinvolgevano l’EcoHealth Alliance e il Wuhan Institute of Virology.

Il caso non nasce oggi.

Già nel 2024 una commissione della Camera dei rappresentanti aveva reso pubbliche email nelle quali Morens discuteva dell’utilizzo della posta privata per evitare che determinate comunicazioni finissero nei documenti soggetti alle richieste FOIA, la legge americana sulla libertà d’informazione.

La commissione aveva inoltre denunciato la cancellazione di comunicazioni riguardanti l’origine del virus e i finanziamenti alla ricerca

Ora quelle accuse hanno assunto una dimensione giudiziaria.

Il Dipartimento di Giustizia aveva incriminato Morens nell’aprile 2026 con accuse che comprendevano la cospirazione contro gli Stati Uniti, la distruzione, alterazione o falsificazione di documenti e l’occultamento di atti federali.

La dichiarazione di colpevolezza rappresenta dunque un passaggio pesante: non si discute più soltanto dell’esistenza di email compromettenti, ma di una responsabilità penale ammessa dall’interessato.

Ed è inevitabile che, a questo punto, torni al centro della scena Anthony Fauci.

Morens è stato per anni uno dei suoi collaboratori più vicini.

Le comunicazioni emerse negli anni scorsi, avevano già mostrato l’esistenza di canali informali tra funzionari pubblici e soggetti coinvolti nella ricerca sui coronavirus.

La commissione parlamentare che indagava sull’origine della pandemia aveva chiesto anche accesso alle comunicazioni private di Fauci, proprio per verificare se fossero state utilizzate per discutere questioni ufficiali fuori dai normali canali soggetti alle regole di trasparenza.

Se un alto funzionario dell’apparato sanitario americano ha effettivamente utilizzato canali privati per sottrarre comunicazioni al sistema di trasparenza federale, bisogna chiedersi che cosa contenevano quelle comunicazioni.

E soprattutto: perché qualcuno avrebbe rischiato conseguenze penali per impedire che venissero acquisiti.

La questione diventa ancora più delicata quando si guarda ai finanziamenti destinati alla ricerca sui coronavirus.

Per anni l’EcoHealth Alliance ha collaborato con istituzioni cinesi, incluso il Wuhan Institute of Virology, nell’ambito di programmi di ricerca sui coronavirus dei pipistrelli.

Il rapporto tra finanziamenti statunitensi, organizzazioni intermediarie e laboratori cinesi è diventato uno dei principali terreni dello scontro politico americano sull’origine del Covid.

È qui che le due vicende, quella giudiziaria e quella sull’origine del virus, finiscono per incontrarsi.

Da una parte abbiamo documenti occultati, email private, finanziamenti controversi e una successiva ammissione di colpevolezza.

Dall’altra abbiamo la domanda alla quale, ancora oggi, non esiste una risposta universalmente accettata: il SARS-CoV-2 è passato direttamente o indirettamente, da un laboratorio?

Le autorità americane hanno espresso valutazioni differenti nel corso degli anni.

Quello che oggi possiamo dire con certezza è che esistevano programmi di ricerca sui coronavirus finanziati con denaro americano; esistevano rapporti con strutture di ricerca cinesi; funzionari statunitensi hanno avuto comunicazioni sulla materia; sono emerse accuse di scarsa trasparenza; e un ex alto consigliere di Fauci si è dichiarato colpevole per avere partecipato a una condotta volta a sottrarre documenti alla normale supervisione federale.

Tutto questo è molto grave.

Perché no n ci si può mettere non chiederese che se non c’era nulla da nascondere, perché nascondere i documenti.

È questo che il caso Morens consegna alla politica americana e all’opinione pubblica internazionale.

La vicenda mette in discussione un principio fondamentale per cui il cittadino deve poter controllare l’operato delle istituzioni, soprattutto quando queste esercitano poteri eccezionali durante una crisi.

Durante la “pandemia”, milioni di persone hanno accettato restrizioni straordinarie sulla libertà personale sulla base delle indicazioni provenienti dalle autorità politiche e scientifiche.

Oggi emerge che, negli stessi apparati chiamati a gestire quella crisi, alcuni funzionari avrebbero cercato di sottrarre determinate comunicazioni ai meccanismi di trasparenza.

La questione, quindi, va oltre Fauci.

Riguarda il rapporto tra potere, scienza e cittadini.

E riguarda anche l’enorme problema della responsabilità politica: chi decide quali informazioni devono essere rese pubbliche?

Chi controlla chi controlla?

E cosa succede quando le istituzioni che pretendono fiducia dal cittadino tentano di sottrarsi al controllo del cittadino?

Morens rischia fino a cinque anni di carcere e la sentenza è prevista per il 12 novembre 2026.

La sua vicenda non risolve il mistero sull’origine del Covid.

Ma cambia il contesto nel quale quel mistero deve essere affrontato.

Per anni, chi poneva domande sull’ipotesi di una fuga da laboratorio è stato spesso liquidato come complottista.

Oggi sappiamo che le istituzioni americane hanno realmente dovuto affrontare problemi di trasparenza sui finanziamenti alla ricerca e che un ex alto funzionario del sistema sanitario federale ha ammesso davanti alla giustizia di avere partecipato all’occultamento di documenti.

Autorizza certamente a pretendere che tutte le carte vengano aperte.

Perché la domanda sull’origine del Covid non appartiene né alla destra né alla sinistra, né a Washington né a Pechino.

Appartiene ai cittadini liberi che ancora oggi pagano il prezzo più alto della pandemia.

E se esistono ancora documenti, email e rapporti capaci di chiarire che cosa accadde nei mesi decisivi tra Stati Uniti e Cina, quei documenti devono essere resi pubblici.

Perché, dopo tutto quello che è accaduto, la verità non può più essere considerata un privilegio delle istituzioni.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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