L'Italia Quotidiano

Nord Stream, il sabotaggio che travolge Kiev: l’Europa finanzia chi l’ha colpita.

Ramona Castellino

“È stato Putin!”

Queste le accuse occidentali sull’attentato al Nord Stream del settembre 2022.

Ma al di là della propaganda anti russa, l’arresto in Croazia di un secondo cittadino ucraino riapre la ferita del Nord Stream.

Berlino accusa uomini legati all’Ucraina e i procuratori tedeschi sostengono che l’operazione sarebbe stata ordinata da autorità statali ucraine.

Se questa ricostruzione venisse confermata in tribunale, l’Europa si troverebbe davanti a una domanda imbarazzante quanto devastante: abbiamo finanziato per anni, con denaro e armi, un Paese i cui apparati sono stati coinvolti in un attacco contro un’infrastruttura strategica europea, nel cuore dell’Europa stessa.

C’è un momento in cui una guerra smette di essere soltanto una guerra combattuta sul fronte e comincia a presentare il conto nelle cancellerie, nei tribunali e nelle tasche dei cittadini.

Quel momento, per l’Europa è arrivato da tempo, ma con il nuovo capitolo dell’inchiesta sul sabotaggio dei gasdotti Nord Stream sarà molto difficile dipengere il regime di Kiev come vittima della follia russa.

Il 19 agosto la polizia croata ha arrestato a Pola, sulla base di un mandato di arresto europeo tedesco, Vladimir Z., cittadino ucraino e sommozzatore.

La Procura federale tedesca, lo accusa di avere fatto parte del gruppo che avrebbe collocato gli esplosivi sui gasdotti nel settembre 2022.

È il secondo importante sospettato ucraino finito nel mirino della magistratura tedesca.

Il particolare sembra uscito da un romanzo di spionaggio: secondo diverse ricostruzioni, l’uomo si trovava in Croazia anche in relazione alla produzione di Snake Island, un film ispirato proprio alla vicenda del Nord Stream.

Ma dietro il dettaglio quasi grottesco c’è una questione enormemente più seria.

Il Nord Stream non era una condotta qualsiasi.

Era una delle infrastrutture energetiche più importanti d’Europa, progettata per portare il gas russo direttamente in Germania attraverso il Baltico.

Le esplosioni del settembre 2022 distrussero o danneggiarono gravemente tre delle quattro condotte.

Non fu semplicemente un incidente industriale.

Fu un’azione deliberata contro un’infrastruttura energetica strategica nel cuore del continente europeo.

Definirla oggi, alla luce delle accuse formulate dalla magistratura tedesca, come un atto di sabotaggio di gravissima natura, potenzialmente riconducibile alla categoria del terrorismo internazionale, è una prospettiva che non può più essere liquidata come una teoria complottista.

La qualificazione giuridica definitiva, naturalmente, spetterà ai tribunali.

Ed è proprio qui che la vicenda diventa politicamente esplosiva.

All’inizio si gridava alla solita “minaccia russa”

Oggi il quadro è molto diverso e l’attentatore è la nazione che stiamo sostenendo da anni e c’è da chiedersi nche se “qualcuno” sapeva o è stata la mente dell’attentato per mano di Kiev.

Per mesi, come da copione, il dibattito pubblico europeo fu dominato dal sospetto di una responsabilità russa.

Era una spiegazione che appariva perfetta per giustificare il clima della guerra: Mosca aveva invaso l’Ucraina e il sabotaggio sembrava inserirsi nella gigantesca guerra energetica fra Russia e Occidente.

Perché anziché chiudere il rubinetto del gas in cucina per non dover più cucinare al marito, la propaganda occidentale preferiva gridare alla moglie che faceva saltare in aria la casa.

Ma le indagini tedesche hanno progressivamente seguito un’altra pista.

Nel luglio 2026 la Procura federale tedesca ha accusato l’ex ufficiale ucraino Serhii Kuznetsov di avere coordinato l’operazione e ha sostenuto che il gruppo avrebbe agito su ordine di autorità statali ucraine.

Kuznetsov nega ogni coinvolgimento.

Ora arriva l’arresto del secondo sospettato.

L’ipotesi di un coinvolgimento di strutture statali ucraine è oggi al centro di un’inchiesta giudiziaria tedesca, sostenuta da accuse formali e da arresti.
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E se l’Europa fosse stata colpita da un Paese che continua a finanziare?

E se qualche paese europeo sapeva, o addirittura ha aiutato Kiev nell’attentato?

Qui comincia la vera domanda politica.

L’Unione europea continua a sostenere massicciamente Kiev.

Secondo i dati ufficiali del Consiglio dell’UE, il sostegno complessivo dell’Unione e degli Stati membri alle forze armate ucraine è stimato in 88,7 miliardi di euro.

Il sostegno complessivo all’Ucraina raggiunge invece circa 220,3 miliardi di euro.

E non è finita.

Per il 2026 e il 2027 l’UE ha predisposto un ulteriore prestito di 90 miliardi di euro, dei quali circa 60 miliardi destinati alla capacità militare e all’industria della difesa ucraina.

E allora che cosa accadrebbe se un giorno un tribunale tedescoz stabilisse che un’operazione ordinata da apparati dello Stato ucraino ha distrutto un’infrastruttura strategica della Germania e dell’Europa?

Si continuerebbe semplicemente a inviare denaro?

Si continuerebbe a inviare armi?

Si continuerebbe a ripetere che Kiev rappresenta soltanto la vittima e che ogni dubbio sul suo comportamento equivale a fare il gioco di Mosca?

Oppure l’Europa sarebbe finalmente costretta a distinguere tra il sostegno al popolo ucraino e il sostegno incondizionato a qualunque decisione assunta dagli apparati del potere di Kiev?

C’è poi un paradosso che l’Europa non può più evitare.

Il Paese maggiormente colpito dalle conseguenze strategiche della distruzione del Nord Stream è proprio la Germania.

Il modello energetico tedesco era stato costruito anche sulla disponibilità di gas russo relativamente economico.

La distruzione delle condotte ha contribuito a chiudere definitivamente una delle principali vie attraverso cui Berlino avrebbe potuto continuare a ricevere gas direttamente dalla Russia.

Il risultato è stato uno shock energetico e geopolitico che ha investito l’intera economia europea.

Per questo il Nord Stream non può essere raccontato soltanto come un episodio della guerra russo-ucraina.

È anche una vicenda europea.

È stato tirare per la giacca la Germania in una guerra economicanente distruttiva.

E se le accuse tedesche dovessero trovare conferma, sarebbe difficile evitare una conclusione politicamente devastante: un Paese sostenuto finanziariamente e militarmente dall’Europa avrebbe avuto un ruolo nell’attacco a un’infrastruttura strategica europea.

Questa, più ancora della singola identità dei sommozzatori, è la questione che dovrebbe evidenziare come Bruxelles e i globalisti sostengano l’Ucraina non per sete di giustizia e democrazia.

Per anni il dibattito europeo è stato spesso ridotto a un’alternativa semplicistica: o si sostiene Kiev oppure si sostiene Mosca.

Si chiedera’ conto a Kiev di eventuali operazioni clandestine consorte contro interessi europei o si continuera’ a trasformare il governo ucraino in un soggetto sottratto a ogni scrutinio?

Questa dovrebbe essere la normalità di una politica estera sovrana.

Il Nord Stream ha già cambiato l’Europa una volta: ha contribuito a spezzare il vecchio equilibrio energetico tedesco e ha accelerato il divorzio fra una Germania recalcitrante al sostegno a Kiev e la Russia

Ora potrebbe cambiarla una seconda volta.

Perché se l’inchiesta tedesca arrivasse a dimostrare che dietro il sabotaggio vi furono effettivamente ordini provenienti da autorità ucraine e probabili appoggi occidentali, l’Europa non avrebbe davanti soltanto un caso giudiziario.

Avrebbe davanti una crisi politica di proporzioni storiche.

E allora Bruxelles dovrebbe rendere conto al popolo europeo di
quanto può essere cieca la solidarietà verso un “alleato” prima di diventare complicità politica.

E se davvero il Nord Stream fosse stato fatto saltare da uomini legati a strutture dello Stato ucraino, allora l’Europa avrebbe il dovere di guardare in faccia una verità scomoda: mentre miliardi di euro e armi continuavano a viaggiare verso Kiev, nel cuore del continente europeo veniva colpita un’infrastruttura strategica che apparteneva anche al futuro energetico della Germania.

Prima di decidere quanto ancora pagare, armare e finanziare, sarebbe forse il momento di chiedere chi ha ordinato di far saltare il Nord Stream e perché.

Perché questa volta la domanda non riguarda soltanto Mosca.

Riguarda l’Europa stessa.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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