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Migranti, il “boomerang” che non torna: Meloni sfida Schlein e affonda le balle della sinistra sul caso dei dublinanti

Ramona Castellino

La polemica sui “dublinanti” riaccende il confronto tra i governi del passato e l’esecutivo Meloni.

I numeri raccontano due linee politiche profondamente diverse.

Per anni l’Italia è stata considerata il grande approdo del sistema migratorio europeo.

Oggi, con il governo Meloni, Roma rivendica invece una linea di maggiore fermezza: dal 2022 al 2025 l’Italia ha respinto circa 80.000 richieste di presa in carico provenienti dagli altri Paesi europei, evitando che quei trasferimenti si trasformassero in ulteriori arrivi nel sistema italiano.

Questo è il dato centrale rivendicato dalla presidente del Consiglio.

“prima di fare propaganda sarebbe utile conoscere la questione di cui parla”

Con queste parole Giorgia Meloni sberleffa la Schlein, sottolineando la totale confusione fatta dalla segretaria del PD, tra Schengen e il nuovo Parto Europeo.

I numeri parlano chiaro: un confronto con il passato impietoso.

Secondo i dati riportati, tra il 2013 (governo Letta) e il 2022 (governo Draghi) furono 35.440 i trasferimenti effettuati verso l’Italia nell’ambito del sistema di Dublino.

Nel dettaglio i governi progressisti hanno accolto in Italia 3.344 immigrati nel 2014, 2.963 nel 2015, 4.512 nel 2016, 5.948 nel 2017, 6.468 nel 2018, 5.987 nel 2019, 1.367 nel 2020, 1.468 nel 2021 e 2.315 nel 2022.

Sono numeri che raccontano bene il peso scaricato sul Paese di primo ingresso.

Il picco arrivò nel 2018, con 6.468 trasferimenti, mentre anche il 2019 superò quota 5.900.

La svolta politica arriva con il governo Meloni.

Dal dicembre 2022 l’Italia ha sostanzialmente bloccato i trasferimenti in ingresso, respingendo, secondo i dati rivendicati dall’esecutivo, circa 80.000 richieste di presa in carico.

Non significa che 80.000 persone siano state materialmente espulse dall’Italia: significa che Roma ha rifiutato altrettante richieste formulate da altri Stati europei.

Una distinzione importante, ma che non cambia il significato politico della scelta: il governo ha deciso di non riaprire automaticamente le porte del sistema italiano a chi era già finito in altri Paesi europei.

Ed è proprio questo il nervo scoperto dello scontro attuale. Germania, Austria, Svezia, Finlandia, Svizzera, Paesi Bassi e Irlanda stanno valutando o avviando trasferimenti verso l’Italia dei cosiddetti “dublinanti”, cioè richiedenti asilo che hanno presentato domanda nel Paese di primo ingresso e successivamente si sono spostati in un altro Stato europeo.

La Meloni accusa l’opposizione di confondere il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo con le regole di Schengen e rivendica, inoltre, che il nuovo sistema offra maggiori strumenti agli Stati di frontiera e procedure più rapide per i rimpatri.

Il “boomerang” tanti starnazzato dalla sinistra non solo non esiste, ma riguarda appena 3 stranieri.

La sequenza dei numeri mette la pietra tombale su una polemica ridicola da parte di chi negli anni precedenti, ha permesso e caldeggiato migliaia di trasferimenti effettuati verso l’Italia.

Dal 2022 Roma ha scelto di respingere decine di migliaia di richieste di presa in carico.

Per quanto spesso critichiamo il poco coraggio, la poca determinazione della premier, riconosciamo che con la Schlein, come presidente del consiglio, avremmo avuto un altro Sanchez.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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