Freedom
L’immigrazionismo ha fallito. Tutte le sinistre mondiali – woke, antifa e globaliste – stanno finendo sotto le macerie del “verbo immigrazionista”.
E’ un nuovo Muro di Berlino. Quelle rovine seppellirono il comunismo targato Urss, queste stanno sotterrando il nuovo comunismo made in Usa, quel marxismo “allattato coccolato e fatto crescere” nei Campus americani. Che dai picchetti fuori le fabbriche è salito sui carri del Gay Pride e sulle navi delle Ong cariche di migranti, clandestini ed islamisti.
Analisi di destra? Forse. Sicuramente. Ma sono soprattutto sentimenti popolari.
Non solo in Italia l’immigrazione – e con essa i temi della sicurezza e del lavoro – è al centro dello scontro e del dibattito politico, in tutta Europa e in tutto il mondo sono nate resistenze popolari alla società multietncica. Persino negli Stati Uniti e in Gran Bretagna… nazioni storicamente accoglienti, mondialiste e basate sull’immigrazione.
La remigrazione sta diventando la bandiera innalzata dai popoli. Spesso abbandonati dalle istituzioni, traditi dalla politica e criminalizzati dai media.
C’è un episodio specifico che fotografa il cambiamento in atto… volutamente tenuto sottotraccia dal mainstream.
La Nuova Ira, in Irlanda del Nord, ha dichiarato la ripresa delle azioni militari. Ma non solo per continuare la lotta per la riunificazione delle 32 contee, ma anche per combattere l’invasione degli immigrati.
Ricordiamo che la New Ira nasce nel luglio del 2012 ed è l’ultimo baluardo dell’Irish Republican Army. Oppositori degli accordi del 1998, in questi anni è stata “dormiente”, rispettando (seppur non condividendo) la volontà di pace del popolo irlandese.
Cosa ha riacceso l’organizzazione di liberazione del popolo irlandese? Le politiche immigrazioniste britanniche!
Per i nord irlandesi ora gli eserciti invasori sono diventati due: quello inglese e quello rappresentato da immigrati e islamisti spediti da Londra e imposti in maniera coatta.
La posizione della Nuova Ira non può essere liquidata come questione “periferica” o circostanziale. Comprendiamo l’imbarazzo delle “sinistre varie”, da sempre al fianco della lotta irlandese contro l’imperialismo britannico, ma la nascita di questa nuova conflittualità intorno all’immigrazione, che scavalca i “gli antichi e tramontati confini” delle vecchie destre e vecchie sinistre (figlie della rivoluzione francese e del liberismo), deve far riflettere. E non poco.
In tutto il mondo stanno nascendo “nuove destre”.
Non certo liberal-conservatrici, alla Trump o alla Meloni.
“Nuove Destre” sociali e popolari, religiose ed identitarie, comunitarie e tradizionali, che rifiutano in toto il pensiero liberale e sono avversi alle sinistre e ai marxisti!
Le èlite comuniste e progressiste possono “giocare” con l’immigrazione. Per loro è un bene di lusso culturale, un “giocattolo” per gli “intellettualoni”. Possono rivendicare la diversità e l’accoglienza come capitale simbolico, protetti nei loro quartieri residenziali e borghesi, magari difesi da vigilanza privata. I ceti popolari, al contrario, l’immigrazione la subiscono.
La subiscono come riduzione dello spazio vitale e dei diritti sociali. Non solo, la vedono come invasione anche in campo religioso, culturale ed identitario.
Dice bene Vance (vice presidente Usa, cattolico e figlio di irlandesi) quando afferma che il comunicato della Nuova Ira non può essere “confinato” all’interno di una (ben più ampia e generale) criminalizzazione di chi osa opporsi all’immigrazione, ma segna una nuova fase per patrie e popoli.
Non comprendere che le prime vittime dell’assenza di ordine e civiltà sono proprio i ceti popolari… significa vivere fuori dalla realtà (o trincerati nei salotti radical chic o nei palazzi del deep state).
Oggi la nuova opposizione popolare guarda a destra!
E sta “molto più a destra” dei partiti e dei governi che di destra si autoproclamano.
Non è certo un caso che anche in Italia, dove a Palazzo Chigi troviamo un ex missina, oggi “convertita” alla destra liberal-conservatrice, crescano i consensi a favore del Generale Vannacci e di Futuro Nazionale.
Non bastano più le fiamme nel simbolo o le posizioni leghiste… i popoli voglio nazionalismo autentico e sovranismo reale. Vogliono difesa dei confini, remigrazione, blocchi navali, porti chiusi e città sicure. Vogliono lavoro e salari dignitosi. (Basta con la favoletta che ci sono lavoro che gli italiani non vogliono più fare… Ci sono solo salari che gli italiani non possono accettare!).
Anche la follia woke, nata dal marxismo americano e diffusa in tutto il mondo, sta perdendo di fronte alle istanze popolari. Il disagio sociale innescato da immigrazionismo e rifiuto dell’integrazione si sta allargando a macchia d’olio.
La narrazione della “povertà” o addirittura della “colpa bianca” non ha alcune presa neanche a sinistra.
Persino in una nazione di immigrati come l’Irlanda il quadro sociale è stravolto.
Il colonizzato storico, l’irlandese, si riconosce ora estraneo a casa sua! Così come il migrante – un tempo “sacralizzato come nuovo proletario” – viene letto come nuovo invasore, nuovo colonizzatore. Proprio gli irlandesi, da sempre solidali con i palestinesi e solidali nelle loro lotte di indipendenza, hanno paragonato gli immigrati imposti dal governo britannico in Irlanda del Nord ai coloni israeliani in Cisgiordania.
Per questo la nuova lotta irlandese viene nascosto e non raccontata dai media di regime… sta mandando in corto circuito le sinistre mondiali e mondialiste.
Questo rovesciamento manda davvero in tilt tutti i progressisti.
Anche le teorie contro il colonialismo – bollato come bianco, patriarcale e pure cattolico – oggi non reggono più.
Il colonialismo è una struttura di potere che può essere esercitata da qualsiasi gruppo che occupa e trasforma uno spazio altrui con la forza demografica e la protezione dello Stato.
Oggi assistiamo al rinnovamento di un processo di colonizzazione secolare che ha cambiato le dinamiche e rovesciato le situazioni.
Rimanendo in Irlanda… secondo la Nuova Ira – e gran parte della popolazione gaelica – oggi non sono più gli inglesi che invadono “da fuori”, ma gli immigrati che vengono “portati dentro”.
Lo stesso succede in tutta Europa.
Non ci sono più eserciti europei che invadono Africa e Oriente.
Ci sono milioni di africani, arabi ed islamisti che stanno “colonizzando” il Vecchio Continente. Con la complicità di istituzione antinazionali ed antipopolari che hanno prima destrutturato la nostra società e civiltà e poi hanno aperto le porte a milioni di “nuovi colonizzatori”.
La questione nord irlandese non è assolutamente periferica… è la cartina tornasole del tramonto delle sinistre.
In questi giorni abbiamo letto alcuni articoli e analisi di intellettuali di “destra”, tipo Veneziani e De Boneist… che affermano che la cultura della sinistra si è suicidata. Ma non è stata sconfitta da nessuno. Tanto meno da una cultura di destra. Secondo i “nostri”, “a sinistra” ci sono le macerie, “a destra” c’è il vuoto”.
Noi ci permettiamo di fare dei piccoli appunti… Non solo a loro, ma ai tanti allergici alla parola “destra”.
Quello che affermano è sicuramente vero nelle stanze dei bottini e del potere, nei salotti televisivi e nei media di regime, nelle università e nei saloni dei libri… Anzi, non è vero. E’ verissimo.
La sinistra è morta, non ci sono dubbi. Così come la destra culturale nemmeno è scesa in campo. Possiamo tranquillamente affermare che le destre, queste destre liberal e conservatrici, hanno vinto a tavolino!
Ma bisogna fare molta attenzione… anche i “nostri” amici intellettuali rischiano di trasformarsi in “radical chic di destra”, rinchiusi nelle “torri d’avorio”.
Analizzare i nuovi processi con il linguaggio del potere e con le etichette del secolo, anzi millennio, scorso è un errore mortale.
E’ vero… le destre e sinistre di un tempo non esistono più! Non ci sono più le destre patriottiche e le sinistre sensibili alla giustizia sociale. E nemmeno un centro cattolico! Questo mondo è finito. Ma non oggi… E’ tramontato con la fine dell’Unione sovietica e la vittoria del globalismo!
Ma sono nate una “nuova sinistra” e una “nuova destra”.
Una “nuova sinistra”, una rigenerazione comunista, definita liberal-progressista, fanaticamente marxista. Dove non ci sono più tracce di giustizia e diritti sociali, mondo del lavoro, operai, proletari e rivendicazioni salariali. I diritti civili hanno sostituito quelli sociali. Hanno continuato a combattere Tradizione, Patrie e popoli non più con la lotta di classe, ma attaccando ogni identità. Non dimenticando la guerra a vita, famiglia e proprietà privata. Woke, cancel culture, gender e green sono diventati il “Manifesto 2.0 del Partito Comunista Globale”.
Questo è oggi uno scontro aperto e anche più duro rispetto a quello del secolo scorso. Perchè se le destre e le sinistre del’800 e del 900 erano un prodotto liberal della rivoluzione francese (di fatto due facce della stessa medaglia!)… oggi destra e sinistra sono ben altra cosa. Con posizioni molto più radicate. E contrapposte.
Anche noi, pure nel recente passato, abbiamo commesso il grave errore di pensare di andare oltre la destra e la sinistra. Non comprendendo che oltre le “vecchie destre e vecchie sinistre” ci eravamo andati da un pezzo.
Ma abbiamo fatto fatica a capirlo, perché troppo attenti a toglierci di dosso la vecchia e giacobina etichetta di “destra”, figlia dei secoli scorsi. Tanto da non accorgerci che era in corso una contro-rivoluzione. Ed avanza una “nuova destra”. Destra Sociale si chiamava un tempo.
A differenza di quello che dicono i Veneziani e i De Bonaist… “a destra” non ci sono solo Trump e Nethanyau… sicuramente “a destra”, soprattutto in quella di potere, ci sono ancora scorie, veleni ed infezioni liberal e conservatrici, ma riguardano una piccole èlite che guida partiti e nazioni, ma non rappresenta assolutamente i popoli di destra, che votano a destra e sostengono le destre.
Basta vedere cosa sta succedendo all’interno dei Maga. Trump è si contestato, ma da destra. Da quella destra che voleva l’America first, la remigrazione e la pace con la Russia. Che non voleva le guerre e sognava una contro-rivoluzione americana. Chiamata da quelle parti “grande risveglio”.
Anche i “nostri” uomini di cultura rischiano di isolarsi. Ripetendo lo stesso identico errore fatto dai loro “colleghi” progressisti.
Gramsci parlava di “connessione sentimentale con il popolo!”. La cultura di sinistra lo ha tradito. A “destra” qualcosa di Gramsci andrebbe letta (senza i soliti folli innamoramenti o complessi nei confronti dei “comunisti”. I quali, non solo non hanno nulla da insegnarci, ma vanno sempre combattuti! Oggi come ieri).
Senza connessione popolare non esiste, non solo vittoria elettorale e politica, ma nemmeno vera ed autentica offensiva e cambiamento culturale. (Così come senza militanza e partecipazione non esistono progetti politici a lungo termine).
Caro Veneziani, caro De Boinast… non è vero che a destra c’è il vuoto!
Il vuoto è nelle segreterie di partito, forse in gran parte degli scarni parlamentari (sempre aula sorda e grigia… purtroppo. Ma chissà, quella “sporca dozzina” e quella “santa feccia”… potrebbero quanto prima fare la differenza!), nei talk show e nelle varie fiere dove girano tanti denari e scarseggiano idee, analisi e visioni.
Concordiamo con voi che “a destra” il veleno liberal e conservatore è duro da debellare. Soprattutto in assenza di coraggio e di chiara volontà di schierarsi contro il pensiero unico dominante, debole, politicamente corretto e moralmente decadente.
E’ verissimo che la sinistra si è suicidata e non dà segni di ripresa.
Ma non è assolutamente vero che a destra c’è il vuoto.
Nella “nuova destra” che avanza (e vince)… ci sono i popoli!
A destra c’è la Fede! Ci sono i rosari al collo nei ragazzi di periferia, ci sono le Messe Tridentine affollate. Ci sono i figli delle borgate… tra case popolari e abbandono c’è il più alto tasso di natalità in Italia. A destra c’è il popolo in lotta a difesa di identità e tradizione!
A destra ci sono, oggi e da almeno un trentennio, gli ultimi. Ci sono i tricolori sventolanti fuori i balconi in segno di appartenenza. C’è la voglia di sicurezza e lavoro. A destra c’è la remigrazione. A destra ci sono “Dio, Patria, Famiglia!” e “Italia agli italiani!”.
A destra ci sono le milioni di copie acquistate del libro “Il mondo al contrario!”. A destra ci sono le gite a Predappio e a San Giovanni Rotondo. A destra ci sono le comitive, le curve, il calcio, lo sport… A destra c’è Ulisse e la voglia di tornare ai classici. A destra c’è voglia di libertà e verità contro la storia scritta a senso unico. A destra ci sono Stefano e Virgilio Mattei e quel murales a Primavalle. A destra ci sono Mikis, Francesco e Paolo… da onorare. C’è una Fiaccola da portare avanti e una Fiamma da tenere accesa. A destra c’è un sacro fuoco che arde tra milioni di italiani che sono davvero stufi del dominio culturale comunista e della mafia antifascista.
A destra c’è un grande fermento. Popolare e nazionale.
Se ai giorni nostri esistesse un “Pasolini di destra” racconterebbe tutto questo, lo esalterebbe e produrrebbe cultura vera, viva, sana, tradizionalista. (E forse anche lui verrebbe espulso da Fratelli d’Italia!).
C’è una contro-rivoluzione in corso da condividere e trasformare in patrimonio culturale…
Nessuno ancora ci è riuscito.
L’hanno solo… o capitalizzata elettoralmente… “a destra”. O criminalizzata… “a sinistra”.
A destra c’è il popolo. Basterebbe ascoltarlo fino in fondo. Non chiedergli solo voti.
Invitiamo gli intellettuali di destra a girare per le strade, tra la gente, nei rioni e nelle periferie; nei borghi e nei paese. Anche dentro le patrie galere. E non rincorrere sempre le carezze dei politici e delle case editrici di potere (nelle migliori delle ipotesi) o sperare di essere accolti nei salotti o nei giornaloni di sinistra (decadenti e morenti).
Non ci sono salotti radical-chic da ripopolare… c’è una grande cultura popolare e nazionale da incarnare ed interpretare.
In Irlanda del Nord, in Italia, in tutta Europa e nel mondo intero. E’ destra contro sinistra!




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