L'Italia Quotidiano

Prima della nascita, già parte della Nazione: la proposta che lega crisi demografica, maternità e futuro dell’Italia

Riccardo Bianchi

C’è una contraddizione profonda nel modo in cui l’Italia affronta la propria crisi demografica. Da una parte discutiamo continuamente della scomparsa delle nascite, dell’invecchiamento della popolazione, della difficoltà di sostenere pensioni, sanità e welfare; dall’altra continuiamo troppo spesso a trattare la maternità come una questione privata che diventa affare della comunità soltanto dopo il parto.

La Base Ideologica e Programmatica di Futuro Nazionale propone di capovolgere questa impostazione attraverso tre interventi collegati tra loro: considerare il figlio già durante la gravidanza ai fini di determinati benefici familiari, istituire il 25 marzo una Giornata Nazionale della Vita Nascente e creare un Ministero della Vita, della Famiglia naturale e dell’Identità.

Al di là della condivisione o meno dell’impostazione bioetica del partito, è interessante comprendere la logica che tiene insieme queste proposte. È una concezione della politica demografica che non considera la natalità come un capitolo assistenziale, ma come una questione strategica nazionale.

Il paradosso italiano: ci preoccupiamo del bambino soltanto dopo che è nato

Il primo punto è anche quello destinato a suscitare maggiori discussioni.

Futuro Nazionale propone che il bambino concepito venga considerato nel calcolo di una serie di agevolazioni familiari già durante la gravidanza, citando borse di studio, mense scolastiche, tasse universitarie, trasporti, detrazioni fiscali e alloggi.

L’idea di fondo è semplice: se una gravidanza modifica immediatamente la situazione economica e familiare di una donna, perché l’intervento pubblico dovrebbe necessariamente aspettare la nascita?

In realtà l’ordinamento italiano conosce già forme di sostegno che iniziano durante la gravidanza. L’assegno unico, per esempio, viene riconosciuto per i nuovi nati a decorrere dal settimo mese di gravidanza.

È quindi già presente nel nostro welfare un principio interessante: ai fini di una politica pubblica di sostegno alla famiglia, la nascita non rappresenta necessariamente il momento dal quale lo Stato comincia a interessarsi economicamente del nuovo figlio.

La proposta programmatica vorrebbe portare quella logica molto più avanti.

Una gravidanza cambia una famiglia prima del parto

Ed è difficile negarlo.

Una coppia che aspetta un figlio comincia a sostenere costi prima che il bambino nasca. Cambiano le necessità abitative, le spese, l’organizzazione del lavoro e spesso persino le prospettive professionali della madre.

Se esistono altri figli, la situazione economica complessiva della famiglia può diventare immediatamente più impegnativa.

Da questo punto di vista, anticipare alcuni meccanismi di sostegno può essere interpretato non soltanto come una dichiarazione bioetica, ma come politica economica della maternità.

La questione decisiva sarebbe naturalmente stabilire quali prestazioni abbia concretamente senso anticipare.

Una detrazione fiscale può avere una logica.

Una priorità abitativa può averne un’altra.

Per borse di studio, mense o tasse universitarie riferite agli altri figli occorrerebbe invece ridisegnare attentamente i criteri economici e amministrativi.

Un programma serio dovrebbe trasformare il principio generale in una disciplina tecnicamente sostenibile.

Il punto più controverso: aborto e restituzione dei benefici

Il programma aggiunge però una previsione molto più radicale.

I benefici collegati al concepito dovrebbero consolidarsi quando non sia più possibile ricorrere legalmente all’interruzione volontaria della gravidanza oppure essere sottoposti, in determinate circostanze, a restituzione in caso di aborto volontario. La motivazione dichiarata è impedire eventuali gravidanze intraprese strategicamente per ottenere vantaggi pubblici.

Qui la proposta necessita di particolare attenzione.

Il contrasto alle frodi ai danni dello Stato è legittimo, ma non si può presumere che una donna che interrompe volontariamente una gravidanza l’abbia iniziata allo scopo di ottenere un beneficio economico. Una norma di restituzione automatica dovrebbe inoltre essere valutata rispetto alla legge 194, ai principi costituzionali, alle situazioni mediche e personali e ai casi nei quali l’interruzione avvenga per circostanze drammatiche.

Se l’obiettivo è perseguire una gravidanza fraudolentemente utilizzata per ottenere denaro pubblico, sarebbe giuridicamente molto più solido richiedere la prova della frode, anziché ricavarla automaticamente dall’interruzione della gravidanza.

Questa distinzione non indebolisce il principio del programma.

Lo rende applicabile.

Il 25 marzo: una Giornata della Vita Nascente

Il secondo intervento è prevalentemente culturale.

Futuro Nazionale propone di istituire il 25 marzo come Giornata Nazionale della Vita Nascente.

La data non è casuale. Nella tradizione cristiana il 25 marzo è la solennità dell’Annunciazione, nove mesi prima del Natale.

Ma la proposta intende attribuirle anche un significato civile: una giornata dedicata alla maternità, alla vita nascente, alla famiglia e soprattutto alla crisi demografica.

Ed è proprio quest’ultimo elemento che potrebbe darle una dimensione più ampia rispetto alla sola battaglia sull’aborto.

Perché l’Italia ha realmente un problema demografico gigantesco.

Una Nazione che non genera più il proprio futuro

I dati demografici italiani degli ultimi anni descrivono una trasformazione strutturale.

La natalità è diminuita per anni, il numero medio di figli per donna è sceso a livelli eccezionalmente bassi e il saldo naturale rimane fortemente negativo. L’ISTAT parla ormai apertamente di un processo di invecchiamento e riduzione della popolazione destinato, negli scenari previsivi, a proseguire nei prossimi decenni.

Questo significa che la denatalità non riguarda soltanto chi desidera avere figli.

Riguarda tutti.

Meno persone in età lavorativa significa una diversa sostenibilità del sistema pensionistico.

Una popolazione molto più anziana richiede più sanità e assistenza.

Interi territori rischiano lo spopolamento.

Scuole e servizi vengono ridimensionati.

Cambiano consumi, mercato immobiliare, produttività e struttura delle comunità.

La demografia è quindi una delle poche questioni nelle quali una scelta privata ripetuta milioni di volte produce conseguenze pubbliche enormi.

Una giornata nazionale non fa nascere bambini. Ma può obbligare la politica a parlarne

Naturalmente istituire una ricorrenza non aumenta il tasso di fecondità.

Sarebbe ridicolo sostenerlo.

Il valore della proposta sta altrove.

Una Giornata della Vita Nascente potrebbe diventare un appuntamento annuale nel quale Governo, Parlamento, università, associazioni familiari, economisti e demografi siano costretti a presentare numeri e risultati.

Quanti bambini sono nati?

Quanto costa avere un figlio?

Quante donne rinunciano o rimandano la maternità per ragioni economiche?

Quanti posti negli asili sono disponibili?

Quanto pesa la casa?

Quanto incidono precarietà e salari?

Quali misure hanno realmente prodotto risultati?

A quel punto la celebrazione diventerebbe rendicontazione politica.

E avrebbe molto più valore di qualsiasi cerimonia.

Poi arriva la proposta più simbolicamente sovranista: un Ministero dedicato

Futuro Nazionale propone infine di ripristinare un dicastero specificamente dedicato alla famiglia, denominandolo Ministero della Vita, della Famiglia naturale e dell’Identità.

Il nome rende evidente che non si tratterebbe soltanto di un ministero della natalità.

Dentro la stessa struttura politica verrebbero riuniti tre concetti: protezione della vita, famiglia e continuità identitaria della Nazione.

È una scelta ideologica dichiarata.

Ed è precisamente per questo che dividerebbe.

Per i suoi sostenitori significherebbe finalmente collocare la crisi demografica al vertice dell’agenda dello Stato.

Per i critici rischierebbe invece di identificare istituzionalmente una particolare concezione etica della famiglia e della procreazione con quella dello Stato.

È un conflitto politico reale e dovrebbe essere discusso apertamente, anziché nascosto dietro formule amministrative.

Ma un Ministero deve avere poteri, altrimenti rimane un’insegna

Qui si misura però la concretezza della proposta.

Cambiare il nome sulla porta non produce bambini.

Se davvero la demografia viene considerata un’emergenza nazionale, il dicastero dovrebbe avere competenze trasversali e capacità di incidere sulle decisioni economiche.

Perché la natalità attraversa tutto.

Fiscalità familiare.

Casa.

Lavoro femminile.

Congedi parentali.

Asili.

Scuola.

Trasporti.

Costo dell’energia.

Politiche per i giovani.

Infertilità.

Conciliazione fra lavoro e famiglia.

Sostegno alle famiglie numerose.

Un Ministero della Vita e della Famiglia avrebbe senso soltanto se ogni grande legge economica venisse valutata anche attraverso una domanda elementare: questa decisione rende più facile o più difficile mettere al mondo e crescere dei figli in Italia?

Qui emerge la differenza tra politica familiare e semplice bonus

Ed è forse la parte più interessante dell’intero impianto.

Per decenni l’Italia ha spesso affrontato la famiglia attraverso singoli provvedimenti: un bonus, una detrazione, un assegno, un incentivo temporaneo.

Il programma propone invece, almeno nelle intenzioni, di trasformare la demografia in criterio generale dell’azione dello Stato.

È una differenza enorme.

Significa considerare la nascita di un figlio non semplicemente come un evento privato al quale la pubblica amministrazione concede qualche agevolazione, ma come qualcosa che contribuisce alla continuità materiale della comunità nazionale.

È qui che emerge la matrice sovranista della proposta.

Perché una Nazione non è soltanto territorio, moneta, esercito o confini.

Una Nazione esiste nel tempo soltanto se esiste una generazione alla quale consegnarla.

Il punto sul quale destra e sinistra dovrebbero confrontarsi davvero

Si può contestare la concezione della vita dal concepimento sostenuta da Futuro Nazionale.

Si può contestare il riferimento alla famiglia naturale.

Si può ritenere inopportuno un Ministero dell’Identità.

Si può difendere l’impianto della legge 194.

E si può certamente discutere la previsione della restituzione dei benefici in caso di aborto, che presenta questioni giuridiche e applicative molto serie.

Ma c’è una domanda dalla quale nessuna parte politica può più fuggire:

che cosa intende fare l’Italia davanti alla propria crisi demografica?

Non fra trent’anni.

Adesso.

Perché i bambini che non nascono nel 2026 non potranno essere fatti nascere retroattivamente nel 2046 quando serviranno lavoratori, contribuenti, medici, insegnanti, imprenditori e genitori della generazione successiva.

La demografia possiede una caratteristica spietata: presenta il conto decenni dopo che sono state compiute le scelte che l’hanno determinata.

Prima ancora dell’economia viene la continuità

Ed è questo il significato politico più profondo dei tre punti del programma.

Riconoscere la gravidanza nelle politiche familiari significa affermare che la maternità merita sostegno prima della nascita.

Istituire una Giornata della Vita Nascente significa trasformare il 25 marzo in un momento nazionale di riflessione sulla vita e sul futuro demografico.

Creare un Ministero dedicato significa sostenere che la demografia non debba essere una delega secondaria dispersa tra mille competenze.

Tre proposte differenti, quindi, ma una sola idea:

l’Italia deve tornare a considerare la nascita dei propri figli una questione nazionale.

È una posizione profondamente divisiva perché costringe a discutere di vita, aborto, famiglia, responsabilità individuale e identità collettiva.

Ma soprattutto costringe la politica ad affrontare una verità che nessuna ideologia può cancellare.

Possiamo discutere all’infinito su quale Italia vogliamo lasciare ai nostri figli.

Prima o poi, però, dovremo tornare a preoccuparci anche di quanti figli ci saranno per riceverla.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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