L'Italia Quotidiano

IN LACRIME ALL’ALTARE: PADRE BOWMAN HA CAPITO COSA ACCADE DAVVERO.E VOI NO

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Ramona Castellino 

Minnesota, 14 settembre, Esaltazione della Santa Croce.
Un prete giovane, ordinato nel 2024, crolla durante la consacrazione del calice.
Non riesce a sollevarlo. Piange per un minuto intero inginocchiato.
Il web impazzisce. 

Padre Brent Bowman, nella chiesa di St. Gabriel the Archangel, dice: _

“Hic est enim calix Sanguinis mei, novi et aeterni testamenti…”

E si ferma.
Le mani tremano.
Il calice, un semplice calice dorato, diventa improvvisamente di piombo.
Non riesce a sollevarlo sopra la testa.
Le lacrime gli rigano la faccia.
Singhiozza.

Perché?

Perché per un istante, Dio nella sua misericordia ha strappato il velo.

Gli ha fatto capire COSA STA FACENDO.

Non sta facendo “memoria”.
Non sta facendo “condivisione”.
Non sta facendo “convivialità”.

Sta tenendo tra le mani il Sangue di Dio versato per i nostri peccati, mentre noi lo crocifiggiamo di nuovo con le nostre liturgie da circo.

Quello che padre Bowman ha vissuto non è un “miracolo eucaristico”. 

È la normalità che dovrebbe vivere OGNI prete ad OGNI Messa. Se solo credesse ancora.

E qui sta il punto, fratelli.

Piange perché per la prima volta ha sentito il PESO.

Il peso di 2000 anni di Chiesa.
Il peso del Calvario che si ripresenta crudo sull’altare.
Il peso di pronunciare le parole che solo un sacerdote ordinato può pronunciare e che fanno tremare gli angeli.

San Giovanni Crisostomo diceva: “quando il sacerdote consacra, gli angeli si mettono attorno all’altare in adorazione e si velano la faccia.”

Noi invece cosa abbiamo fatto?

Abbiamo messo il prete rivolto verso il popolo, come un presentatore.

Abbiamo sostituito l’altare di pietra con un tavolino.

Abbiamo sostituito il latino, lingua sacra, con chiacchiere da bar.

Abbiamo messo chitarre, applausi, balli, palloncini.

E poi ci stupiamo se i preti non piangono più?

Il vero miracolo è che non scappino dall’altare urlando.

Padre Bowman è un prete Novus Ordo. 

Celebra davanti a una scuola, la Chesterton Academy, una delle poche realtà serie rimaste.
Ma celebra il rito nuovo.

Eppure Dio lo ha travolto lo stesso.
Perché Dio è buono e cerca i suoi sacerdoti anche nella confusione post-conciliare.

Immaginate cosa accadrebbe se quel giovane sacerdote celebrasse una Messa Tradizionale, con l’altare orientato, con il Canone Romano sussurrato in silenzio, con il calice velato, con le genuflessioni prescritte, con il timore e tremore che la Chiesa ha insegnato per 1500 anni.

Se ha pianto così con il Novus Ordo, con la Messa di sempre morirebbe d’amore.

I modernisti diranno: “Che bella esperienza privata”.
La ridurranno a psicologia.

Noi diciamo: è un’accusa.

È Dio che dice ai suoi preti:
“Avete dimenticato chi sono.
Avete dimenticato cosa tenete in mano.
Vi siete abituati al Sacro al punto da profanarlo ogni domenica senza nemmeno accorgervene”.

Quando un prete capisce davvero che sta tenendo il Sangue di Cristo, non può non piangere.
Non può non tremare. Non può non cadere in ginocchio.

San Francesco d’Assisi diceva ai suoi frati:
“Se vedeste un sacerdote e un angelo, dovreste inginocchiarvi prima davanti al sacerdote, perché solo lui può toccare Dio”.

Oggi i preti toccano Dio come si tocca un bicchiere d’acqua.

Padre Bowman ha ricordato a tutta la Chiesa, con le sue lacrime, che sull’altare non c’è un simbolo.
C’è Dio vivo e vero.

E se non piangi tu, prete, quando lo consacri, come può credere il popolo che lì c’è Dio?

La crisi della Chiesa è tutta qui: abbiamo smesso di credere nella Presenza Reale. 

E lo si vede da come celebriamo.

Lacrime di un giovane prete nel Minnesota valgono più di mille documenti sinodali sulla sinodalità.

Preghiamo per padre Bowman.
Che non si vergogni di quelle lacrime.
Che non si faccia convincere dallo psicologo diocesano che è stato “stress”.

Che non si faccia avvelenare dal modernismo, dal relativismo e dal liberalismo post conciliare.

Erano lacrime di grazia. Erano lacrime di verità.

E preghiamo che ogni sacerdote, ogni domenica, prima di salire all’altare, chieda a Dio la grazia di piangere almeno una volta, per capire il peso del calice che solleva.

Altro che liturgie creative.

Qui c’è bisogno di tornare a tremare davanti a Dio.

Cristo regni.
Sempre.


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