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LA TERRA NON PUÒ PIÙ ASPETTARE: GLI AGRICOLTORI DEL LAZIO TORNANO IN PIAZZA

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Riccardo Bianchi

Migliaia di agricoltori oggi nel cuore di Roma, mentre da giorni i trattori protestano a Torrimpietra. Carburanti, fertilizzanti, prezzi alla produzione, fauna selvatica e filiere in difficoltà stanno comprimendo i margini delle aziende. La Regione annuncia 45 milioni di euro. Ma dietro l’emergenza resta una domanda strutturale: quanto deve valere il lavoro di chi produce il nostro cibo?

Questa mattina piazza Santi Apostoli non era occupata da una categoria qualsiasi. C’erano agricoltori arrivati dalle cinque province del Lazio per portare davanti alla Prefettura una questione che riguarda innanzitutto il loro reddito, ma che inevitabilmente finisce sulle tavole di tutti.

Secondo ANSA, alla mobilitazione organizzata da Coldiretti Lazio hanno partecipato migliaia di agricoltori provenienti da Roma, Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti. Le richieste riguardano l’aumento dei costi di produzione, dal gasolio ai concimi, le filiere in difficoltà e i danni provocati dagli eventi climatici e dalla fauna selvatica.

Ma sarebbe un errore leggere quello di oggi come un episodio isolato.

A pochi chilometri dalla Capitale, a Torrimpietra, gli agricoltori si mobilitano dal 25 settembre. La sera del 30 una ventina di trattori hanno occupato una corsia dell’Aurelia; è stato versato simbolicamente del latte annacquato sulla strada e sono stati accesi fumogeni. I manifestanti hanno spiegato a RaiNews che il caro carburante rappresenta soltanto l’ultimo aggravamento di un problema precedente: sostengono di lavorare, in diversi casi, con prezzi che non coprono più i costi di produzione.

Ed è proprio qui che si trova il cuore della protesta.

QUANTO VALE IL LAVORO DI UN AGRICOLTORE?

Il problema non riguarda soltanto il prezzo del gasolio.

Riguarda un’impresa che deve acquistare carburante, fertilizzanti, sementi e mezzi tecnici, sostenere costi energetici e del lavoro, affrontare eventi climatici e rischi biologici e poi confrontarsi con il prezzo che il mercato riconosce al prodotto finale.

Ad aprile i trattori erano già arrivati a Torrimpietra dal Lazio ma anche da Toscana e Abruzzo. In quella occasione gli operatori quantificavano fino a circa 200 euro per ettaro l’aggravio derivante dall’aumento di carburanti e fertilizzanti e denunciavano che i prezzi riconosciuti per prodotti come grano e latte non fossero più sufficienti a coprire i costi.

Oggi Coldiretti Lazio pone sul tavolo problemi analoghi.

Tra le filiere indicate come particolarmente difficili ci sono grano duro, ovicaprino e bufalino. A queste si aggiungono la questione del gasolio agricolo e quella dei danni provocati dalla fauna selvatica, comprese le aree parco.

Non significa che ogni azienda agricola del Lazio si trovi nelle stesse condizioni né che ogni settore abbia gli stessi margini. Significa che una parte consistente della rappresentanza agricola sta segnalando un problema di sostenibilità economica che merita di essere misurato filiera per filiera.

45 MILIONI DOPO LA PIAZZA

La mobilitazione di oggi ha già prodotto una risposta istituzionale.

La Regione Lazio ha annunciato 45 milioni di euro destinati a misure di sostegno al comparto agricolo. Secondo Coldiretti Lazio, l’assessore regionale all’Agricoltura Giancarlo Righini ha comunicato che le misure di crisi saranno operative già da giovedì. Una delegazione dell’organizzazione ha inoltre incontrato il prefetto di Roma Lamberto Giannini, che, secondo Coldiretti, porterà al Governo le difficoltà rappresentate dal settore.

È una risposta rilevante.

Ma proprio perché parliamo di 45 milioni di denaro pubblico, adesso sarà importante conoscere nel dettaglio come verranno distribuiti: quali risorse saranno nuove, quali comparti riceveranno gli interventi, quali saranno i criteri di accesso e soprattutto in quanto tempo il denaro arriverà effettivamente alle imprese.

Perché un annuncio può affrontare un’emergenza. Non necessariamente risolve il problema strutturale che l’ha provocata.

COLDIRETTI E TRATTORI: DUE PROTESTE, UNA DOMANDA COMUNE

C’è poi un aspetto che sarebbe sbagliato nascondere.

Il mondo agricolo non è un blocco unico.

La manifestazione di piazza Santi Apostoli è organizzata da Coldiretti, una grande organizzazione di rappresentanza che dialoga stabilmente con Governo e istituzioni. I presìdi dei trattori comprendono invece realtà differenti e manifestanti che utilizzano forme di protesta più dirette.

Non bisogna confonderli.

Eppure, osservando le rivendicazioni, emerge un terreno comune: il reddito di chi produce.

Il punto non è semplicemente ottenere un altro contributo pubblico.

La questione fondamentale è capire come sia possibile costruire una filiera nella quale un’azienda agricola economicamente efficiente possa continuare a produrre senza dipendere continuamente da interventi emergenziali.

Ed è una domanda che riguarda anche il consumatore.

Perché quando un agricoltore sostiene che il proprio prodotto viene pagato troppo poco mentre il cittadino sostiene di pagare troppo quello stesso alimento al supermercato, esiste un passaggio intermedio della filiera che merita di essere analizzato con i numeri.

Quanto riceve il produttore? Quanto costa trasformare il prodotto? Quanto incidono logistica e distribuzione? Qual è il prezzo finale?

È su questa catena che dovrebbe concentrarsi una parte della discussione.

DIFENDERE L’AGRICOLTURA SIGNIFICA ANCHE CHIEDERE TRASPARENZA

C’è un modo concreto per prendere sul serio le proteste di questi giorni: non fermarsi alle fotografie dei trattori.

Prendiamo un litro di latte prodotto nel Lazio.

Seguiamolo dalla stalla allo scaffale.

Facciamo lo stesso con un quintale di grano duro, con l’olio e con i principali prodotti ortofrutticoli della regione.

E rendiamo pubblici costo di produzione, prezzo riconosciuto all’agricoltore, prezzo all’ingrosso e prezzo pagato dal consumatore.

Soltanto così diventa possibile capire dove si crea valore e dove eventualmente si verificano squilibri.

Le organizzazioni agricole denunciano da tempo anche problemi legati alle importazioni e alla trasparenza sull’origine delle materie prime. A giugno Coldiretti aveva già organizzato manifestazioni in tredici capoluoghi, Roma compresa, denunciando quelle che definiva speculazioni sui mercati di olio e grano e chiedendo maggiore trasparenza. Si tratta della posizione dell’organizzazione, che va distinta dall’accertamento di specifiche condotte illecite.

QUANDO UN’AZIENDA AGRICOLA CHIUDE, NON SCOMPARE SOLTANTO UN’IMPRESA

È forse questo l’aspetto meno raccontato.

Un terreno coltivato non produce esclusivamente reddito.

Significa manutenzione del territorio, presidio delle aree rurali, produzione alimentare e conservazione di competenze che non possono essere ricostruite dall’oggi al domani.

Un’azienda può chiudere in pochi mesi.

Ricostruire un’attività agricola, recuperare un terreno abbandonato e ricreare una filiera produttiva può richiedere anni.

Per questo le immagini arrivate oggi da piazza Santi Apostoli e quelle dei trattori fermi sull’Aurelia non dovrebbero essere archiviate come l’ennesima protesta di categoria.

Raccontano una domanda molto semplice:

può esistere un’agricoltura italiana se produrre non garantisce più un reddito sufficiente a continuare a produrre?

I 45 milioni annunciati dalla Regione Lazio rappresentano una prima risposta all’emergenza.

La risposta più importante, però, sarà capire se tra qualche mese gli agricoltori avranno ancora bisogno di tornare con i trattori sulle strade per porre esattamente la stessa domanda.


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