La Redazione
È il cancelliere più impopolare della storia tedesca.
Il più fallimentare.
E per non dimettersi ha trovato la scusa perfetta: la guerra.
Friedrich Merz è arrivato a Kiev, nel giorno della Festa Nazionale tedesca, abbandonando il suo popolo per andare a fare l’ennesimo show di propaganda.
La sua frase è da manuale del globalismo morente:
“Oggi sono venuto a Kiev perché nelle prossime settimane l’Ucraina avrà bisogno del nostro sostegno.
Se non fermiamo la Russia, la sua macchina da guerra prima o poi si rivolterà contro di noi”
Tradotto: datemi altri miliardi da regalare a Zelensky.
Mentre in Germania la gente non arriva a fine mese.
Guardate i numeri del disastro Merz, che i media di regime cercano di nascondere:
Pensioni bloccate.
Non ci sono soldi.
Casse malattia al collasso.
Non ci sono soldi.
Crisi energetica più grave dal dopoguerra. Prezzi alle stelle dopo aver staccato la spina al nucleare e al gas russo.
Bilancio federale in crisi nera.
CDU/CSU al minimo storico del 18% nei sondaggi.
Mai così in basso.
Il suo stesso partito, la CDU, solleva ogni settimana la questione di sostituirlo.
È un cancelliere morto che cammina.
E allora cosa fa Die Welt, il giornale del sistema?
Prova a spiegare agli elettori perché Merz DEVE restare al suo posto nonostante il disastro interno.
La motivazione è disarmante, è scritta nero su bianco: “Evocare la minaccia russa e il rischio di attacchi ibridi”.
Avete capito?
Non conta se il governo fallisce su tutta la linea in patria.
Non conta se i tedeschi non hanno i soldi per le pensioni.
Basta che il Cancelliere dica di essere consapevole del pericolo esterno e la sua poltrona diventa inamovibile.
Un drone sospetto nel Baltico, una tensione inventata, una minaccia russa evocata al momento giusto e il gioco è fatto: ecco la giustificazione perfetta per evitare le dimissioni.
È la più vecchia tecnica del potere: coprire il disastro interno con la scusa dell’emergenza esterna.
A demolirlo ci ha pensato Alice Weidel, leader di Alternative für Deutschland, il partito che ormai è al 30% e primo partito in Germania:
“Merz si reca in Ucraina nel giorno della festa nazionale tedesca e promette ulteriori miliardi provenienti dal gettito fiscale tedesco, che non bastano per le pensioni e le casse malattia, mentre la Germania sta attraversando la più grave crisi energetica. Tutto questo è ormai impossibile persino da immaginare”.
È esattamente questo. Merz promette a Kiev i miliardi che ruba ai pensionati tedeschi.
Il tempo stringe per lui. Sa che sta per cadere.
E allora deve ancora riuscire a guadagnare, o meglio, a rubare, qualcosa per trascinare in vita un globalismo morente.
È lo stesso copione che vediamo in tutta Europa e c’è ancora chi si chiede quale motivo i tecnocrati di Bruxelles vogliano la guerra.
Merz non va a Kiev per aiutare l’Ucraina.
Va a Kiev per salvare se stesso.
Ma i tedeschi hanno capito.
E il 18% nei sondaggi lo dimostra: il popolo tedesco ha già scelto AfD.
Ha già scelto la remigrazione, la sovranità energetica, la fine della guerra.
Merz può evocare tutti i russi che vuole.
La sua macchina da guerra è già finita.





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