Ramona Castellino
Se ne va.
Finalmente.
Il cardinale Mauro Gambetti lascia la Fabbrica di San Pietro e consegna al suo successore ciò che resta della Basilica più importante del mondo: una San Pietro ecologica, sostenibile, climaticamente neutra, ad alto efficientamento energetico.
Peccato che non sia più cattolica.
Peccato che abbia perso il Sacro.
Sotto la gestione Gambetti, la Basilica di San Pietro ha avuto un’unica, ossessiva ambizione: diventare green.
Neutralità climatica, pannelli, efficientamento, sostenibilità, agenda 2030.
Parole che in Vaticano non si erano mai sentite e che ora sono diventate Vangelo.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti coloro che ancora entrano in San Pietro per pregare e non per fare un selfie.
La Basilica di San Pietro oggi è un supermercato.
Turisti in bermuda e canottiera che si sdraiano sui marmi, che mangiano panini davanti all’altare della Confessione, che si fanno foto ammiccanti sulla tomba di San Pietro.
Urla, megafoni delle guide turistiche, code infinite gestite come a Disneyland.
È la musealizzazione caotica e irrispettosa.
Hanno trasformato la Casa del Principe degli Apostoli in un luna park ecologico.
Hanno tolto le ginocchiere e messo i QR code.
Hanno tolto l’incenso e messo i sensori di CO2.
Il fedele che vuole pregare viene distratto, spostato, zittito, messo in coda dietro a 5000 turisti con il bastone da selfie.
Il turista che vuole profanare viene coccolato, accolto, incluso.
È la chiesa di Bergoglio in miniatura: accogliente con il mondo, ostile con i suoi figli.
Cosa dovrebbe essere San Pietro?
Il luogo dove si tocca il Cielo.
Dove il silenzio ti schiaccia.
Dove capisci di essere davanti a Dio.
Cosa è diventata oggi? Un capannone ad alta efficienza energetica dove tutto è permesso tranne pregare in pace.
Gambetti ha realizzato il sogno della sinistra ecclesiale: una Chiesa neutra.
Neutra climaticamente, neutra dottrinalmente, neutra sul Sacro.
Ci hanno venduto la neutralità climatica in cambio della profanazione quotidiana.
Ci hanno dato i pannelli solari e ci hanno tolto il timor di Dio.
E le profanazioni sono quotidiane: gente che si spoglia, che bestemmia, che ride, che si bacia davanti al Santissimo.
E nessuno dice nulla, perché sennò non sei inclusivo.
Perché sennò non sei ecologico.
Ora che Gambetti lascia, c’è una sola cosa da fare: riportare il senso del sacro in San Pietro.
Spegnere i megafoni e riaccendere le candele.
Cacciare i mercanti dal Tempio, come fece Cristo.
Rimettere i controlli all’ingresso, rimettere il dress code, rimettere il silenzio.
Rimettere Dio al centro, non il clima.
San Pietro non ha bisogno di essere ecologica.
Ha bisogno di essere cattolica.
Non ha bisogno di essere efficiente.
Ha bisogno di essere Santa.
Gambetti ci lascia una basilica green.
Noi vogliamo una basilica Sacra.





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