La Redazione
Ieri, 7 ottobre, la Corte d’Appello di Roma ha confermato le condanne mostruose per l’assalto alla CGIL del 9 ottobre 2021.
Per cosa? Per aver sfondato una porta, per aver ribaltato qualche scrivania in corso d’Italia durante una manifestazione contro il Green Pass che era degenerata. Un gesto sbagliato, sì. Un reato, sì. Ma OTTO ANNI E MEZZO? Come se fossero stati capi di una banda armata. Come se fossero terroristi.
E nello stesso momento, negli stessi tribunali, cosa succede dall’altra parte?
Il 25 novembre 2023, a Roma, 200 militanti di Non Una di Meno, a volto coperto, si staccano dal corteo transfemminista e attaccano in assetto da guerra la sede nazionale di Pro Vita & Famiglia lanciando di bottiglie, pietre, fumogeni, spranghe contro i vetri, serrande divelte, telecamere abbattute, tentativi di incendiare la sede con ordigno molotov che solo per miracolo non è esploso. Davanti alla polizia.
Con cori del tipo “se un provita muore: champagne! Se non muore: molotov!”.
Risultato? ARCHIVIATO. Tutto archiviato. Nessun colpevole, nessun processo, nessuna condanna. La violenza transfemminista è folklore, è “giusta rabbia”, è lotta contro il patriarcato.
La violenza di quei ragazzi del 9 ottobre invece è fascismo, è squadrismo, è eversione. E va punita con pene da ergastolo bianco.
Questa è la vergogna. Questa è l’Italia a due colori.
Se assedi la sede della CGIL sei un mostro da sbattere in galera e buttare la chiave. Se spacchi, incendi e assalti la sede di Pro Vita sei una “attivista” che esprime disagio. Se sei di destra, il codice penale diventa il doppio. Se sei di sinistra, femminista, antifascista, il codice penale non esiste.
In uno Stato di diritto le pene devono essere proporzionate otto anni per una devastazione sono una vendetta politica, non giustizia. Sono sentenze esemplari per dare un segnale: guardate cosa vi succede se protestate dalla parte sbagliata.
Intanto quelli che assaltano davvero con molotov le sedi altrui tornano a casa impuniti, pronti per il prossimo assalto.
Solidarietà totale ai detenuti del 9 ottobre. Ragazzi tenuti in carcere da anni come trofei politici di una magistratura che ha scelto da che parte stare. Non siete soli.
La giustizia a orologeria ha due facce. E oggi l’abbiamo vista di nuovo, chiarissima.





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