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DIVORZIO UGUALE ESTINZIONE. LA BOCCONI CERTIFICA QUELLO CHE LA CHIESA DICE DA 50 ANNI: CHI DISTRUGGE LA FAMIGLIA DISTRUGGE L’ITALIA

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Ramona Castellino

Lo sapevamo.
Lo sapevamo da sempre.
Ora lo dice anche la Bocconi, con i numeri. Non con le prediche, con i dati.

I figli dei divorziati non fanno più figli.

Uno studio unico al mondo, pubblicato sulla rivista Demography dagli autori Silvia Palmaccio (Bocconi), Deni Mazrekaj e Kristof De Witte, ha dimostrato per la prima volta su larga scala in Europa e Nord America la correlazione diretta: gli adulti che da bambini hanno subito il divorzio dei genitori hanno un tasso di fertilità più basso e molto più spesso scelgono di non avere figli.

Il legame nascosto che pesa sulla natalità.
Figli del divorzio, famiglie più piccole.

È la fine di ogni alibi.
È la fine della menzogna progressista.

Per cinquant’anni ci hanno detto che il divorzio era “un diritto civile”, “un amore che finisce”, “una conquista”.

Era il 1970.
Poi l’aborto nel ’78.
Poi le unioni civili, poi il gender, poi tutto il resto.

Ci hanno detto che bastavano i bonus bebè, gli asili nido, il welfare, i soldi dell’Europa per fare figli.
Falso.

La Bocconi dimostra quello che la Chiesa Cattolica grida da mezzo secolo: non si fanno figli senza una famiglia stabile.

Non si mette al mondo un bambino se il primo esempio che hai avuto è stata la rottura, il padre che se ne va, la madre che ti usa come pacco postale il weekend.

Chi ha visto la propria casa distrutta ha paura di costruirne un’altra.

Chi ha subito il trauma della separazione non si fida più dell’amore per sempre.
E quindi non genera.

Ecco il vero inverno demografico.
Non è economico.
È spirituale.
È morale.

Abbiamo sdoganato il divorzio come se fosse un cambio di stagione, e oggi siamo un popolo che non si riproduce più.

Siamo 58 milioni e tra 30 anni saremo 40. Chiudiamo le scuole, chiudiamo i reparti di maternità, importiamo immigrati per sostituirci. Perché?

Perché abbiamo ucciso la famiglia.

La correlazione è lì, nera su bianco, certificata dall’università più laica e liberale d’Italia.

La Bocconi non è il Vaticano.

Eppure è costretta ad ammettere: la rottura del vincolo coniugale si paga per due generazioni.

Un bambino divorziato prima dei 5 anni, lo dice la ricerca americana collegata, guadagnerà il 13% in meno da adulto, avrà il 73% di probabilità in più di una gravidanza adolescenziale, il 43% in più di finire in carcere.
E ora sappiamo: farà meno figli.
O non ne farà affatto.

Questa è la cultura della morte.

L’hanno voluta i radicali, l’hanno firmata i democristiani traditori, l’hanno benedetta i cattolici adulti, l’hanno difesa i giudici costituzionali.
E oggi la paghiamo con l’estinzione.

Non servono i pannolini gratis dello Stato.
Serve una rivoluzione morale.

Serve dire ai giovani che il matrimonio è per sempre.
Che il “finché morte non vi separi” non è una formula romantica, è l’unico argine alla desertificazione umana. Serve togliere ai bambini l’alibi che “se va male ci separiamo”. Perché se va male, pagheranno i loro figli che non nasceranno mai.

Ora lo Stato deve avere il coraggio di trarne le conseguenze.

Basta celebrare il divorzio come una liberazione.
È una condanna.
Una condanna a morte per l’Italia intera.

Senza famiglia indissolubile non c’è futuro.
Solo un popolo che si spegne da solo.


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