Ramona Castellino
Milano, 17 ottobre 2026. Piazza Duomo sotto assedio.
Quello che doveva essere un corteo contro il carovita si è trasformato in una trappola esplosiva per le forze dell’ordine.
Gruppi di incappucciati hanno lanciato sassi, oggetti, petardi contro Polizia e Carabinieri, acceso fumogeni, eretto barricate.
Il centro bloccato, cariche, feriti, fermati.
Devastazione di negozi, autobus, auto.
Ma la cronaca vera è un’altra.
In piazza Duomo, proprio sotto i pinnacoli simbolo della Cristianità, si sono presentati a decine i branchi di maranza: giovani di origine nordafricana, cresciuti nel culto della strada e nel rifiuto di ogni regola, con in odio tutto ciò che è occidente, che occupano lo spazio pubblico con lo stesso stile che usano per rapine, aggressioni e baby gang nei quartieri.
Non è disagio.
È un modello.
È il modello francese importato in Italia e tollerato da sinistre e toghe rosse per anni.
Quando raggiungono i numeri, replicano qui quello che hanno già fatto a Parigi e Marsiglia: si impongono sul territorio, sfidano lo Stato, marcano la città come loro.
E chi li descrive ancora come “ragazzi in difficoltà” è complice del degrado che avanza.
A Bologna e Torino la stessa scena.
A Bologna i collettivi hanno devastato tutto: Menano la polizia, devastano e la sinistra cosa dice?
“vanno ascoltati”.
Non perché siano fuori di testa ma perché la sinistra radicale ha un piano chiaro, ossessivo: cercano l’incidente grave, lo scontro, il martire da esibire in prima pagina.
Spingono la tensione al punto di rottura per fabbricare l’alibi a una violenza già pianificata a tavolino.
Vogliono il sangue per giustificare il caos che hanno già deciso.
In questa operazione si salda tutto:
L’estremismo politico dei centri sociali e dei black bloc, che vuole l’insurrezione, le infiltrazioni e le sponde islamiste delle gang di strada, che vogliono il controllo del territorio e la copertura politica del PD, che in Parlamento esorta a “emulare la Francia” e poi in TV dice che “vanno ascoltati” anche quando menano la polizia.
E poi ci sono i soldi della CGIL, che paga pullman, palchi e tende per tenere in piedi la piazza.
Lo schifo più totale.
È una sovversione programmata.
Cammina con i soldi e con il silenzio complice di chi ha scelto di fare da scudo al disordine.
E mentre Milano brucia sotto il Duomo, mentre i poliziotti finiscono al pronto soccorso, cosa fa Landini?
Soffia sul fuoco.
Ieri ha detto: “La manovra fa schifo, ora sciopero generale”.
Non è un sindacalista.
È un piromane.
Dopo aver mandato i suoi studenti a libro paga a devastare Roma, dopo aver benedetto i cassonetti a Testaccio e le bombe carta davanti al Ministero, ora chiama lo sciopero generale per paralizzare l’Italia.
Questo non è un sindacato.
È un comitato eversivo.
L’Italia come la Francia. Fuori dal Duomo di Milano, simbolo del Cristianesimo sotto assedio.
Incendi, scontri e devastazione.
Questa non è una celebrazione.
È un crollo.
Stanno bruciando il cuore di Milano mentre tutti guardano e registrano.
Questa è una guerra alla nostra storia, alla nostra cultura, alle nostre tradizioni, alla nostra identità.
Saranno contenti ora i leader della sinistra che esortavano ad emulare la Francia?
Vergogna.
Ora una cosa è chiara a tutti: riprendere il controllo delle strade è l’unica via perché le nostre città restino nostre.





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