La Redazione
Parigi, Marsiglia, Lione, Limoges, Lille, Bordeaux, Nizza.
In una sola notte la Francia è diventata un campo di battaglia.
Il bilancio ufficiale del Ministero dell’Interno per la notte del 17 ottobre è da bollettino di guerra: 1.200 arresti, 150 agenti feriti, decine di milioni di euro di danni.
La mairie di Limoges data alle fiamme. L’ufficio del turismo di Lione incendiato.
A Marsiglia l’assalto al municipio, porte sfondate, arredi distrutti, il busto di Marianne, simbolo sacro della Repubblica francese, rovesciato e fracassato al grido di “On prend la Bastille”, prendiamo la Bastiglia.
A Parigi scene da sacco di Roma.
Non solo Louis Vuitton e Dior.
Supermercati, farmacie, tabaccai, negozi di quartiere: tutto saccheggiato per ore da bande organizzate mentre la polizia era sotto assedio.
Non è più una protesta contro il carovita.
È la convergenza, sistematica e strutturata, tra due mondi che hanno lo stesso nemico: lo Stato occidentale.
Da una parte l’ultrasinistra e i black bloc, che il governo stesso ha dovuto indicare come responsabili di una “violenza di intensità estrema”.
Dall’altra le frange islamiste e le banlieue fuori controllo.
I primi forniscono la copertura ideologica e politica: “è disagio sociale, è colpa della polizia”.
I secondi forniscono la manodopera per la guerriglia urbana: lanci di mortai artigianali contro le forze dell’ordine, commissariati attaccati, quartieri interi alle fiamme.
Nel mezzo sventolano enormi bandiere della Palestina e dell’Iran. Non bandiere francesi. Non c’è più una bandiera francese in quelle piazze.
Il prefetto di Marsiglia è costretto ad ammettere la realtà: solo a Marsiglia tra le 7.000 e le 8.000 persone coinvolte attivamente nei saccheggi, da tenere distinte dai manifestanti.
8 mila saccheggiatori in una città.
È un esercito.
E Macron? Dov’è Macron?
Il Presidente dell’inclusività, il pupillo di Bruxelles, l’uomo che ha spiegato al mondo che l’Africa deve venire in Europa, che i confini sono razzisti, che la polizia è violenta, oggi tace.
O parla di “dialogo” e “coesione”.
La Francia non ha bisogno di dialogo.
Ha bisogno di ordine. Ha bisogno di un leader forte e risoluto che ripristini la legge.
Non di uno squilibrato che ha trasformato la patria di De Gaulle e Napoleone in un paese del terzo mondo devastato dalla guerra civile a bassa intensità.
Quello che vediamo a Marsiglia è l’anteprima diretta dell’agenda che il Partito Democratico americano vuole portare negli USA: confini aperti, tolleranza zero per la polizia e tolleranza totale per la criminalità, difesa delle enclave urbane intoccabili, odio per i valori occidentali.
È la stessa agenda che la UE dei tecnocrati non eletti vuole imporre all’Italia.
Ius scholae, cittadinanze facili, sanatorie mascherate, sbarchi continui.
Ieri a Parigi hanno saccheggiato Dior.
Oggi saccheggiano i supermercati.
Domani saccheggeranno le nostre città.
Perché l’obiettivo non è il lusso.
L’obiettivo è il territorio. È il controllo.
È dimostrare che lo Stato non c’è più.
Non basta più fermare l’invasione.
Quella fase è finita. Serve invertire la rotta.
E per farlo la prima cosa da fare è spazzare via i tecnocrati di Bruxelles che hanno progettato tutto questo.





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