Ramona Castellino
A Belgrado migliaia di studenti hanno vinto le elezioni.
Non con Greta Thunberg.
Non con le bandiere arcobaleno, non chiedendo più Europa né più gender nelle scuole.
Hanno vinto cantando a squarciagola in piazza Slavia la “Marcia verso la Drina”, l’inno di guerra dei loro nonni contro l’Impero austriaco.
Hanno vinto con professori patrioti. Hanno vinto dicendo tre cose semplici, che da noi sarebbero considerate eresia fascista.
La prima: mai nella NATO.
Siamo neutrali e lo resteremo.
La seconda: mai sanzioni alla Russia. Perché la Russia è nostra amica secolare.
La terzo: sull’Unione Europea decide solo il popolo con un referendum.
Non decide Bruxelles, non decide von der Leyen, non decide l’ambasciata americana.
Questa è la Lista degli Studenti serba che ha travolto tutto.
Ce lo ha confermato in esclusiva Ivan Kostic, già deputato e patriota: nessuna influenza di Soros, nessuna ONG filo-occidentale.
Solo studenti e insegnanti.
Capite la portata?
Mentre i nostri studenti vengono indottrinati nelle università occupate a odiare l’Italia, a vergognarsi di essere italiani, a tifare per la Palestina e per l’Ucraina a giorni alterni a seconda di cosa dice la sinistra, in Serbia gli studenti si riprendono la nazione.
Mentre il nostro Presidente della Repubblica applaude all’accordo capestro UE-Mercosur che distrugge i nostri agricoltori per compiacere Lula, in Serbia gli studenti dicono che gli accordi internazionali li deve approvare il popolo.
Mentre noi ci siamo suicidati con le sanzioni alla Russia, facendo schizzare bollette e chiudendo aziende, in Serbia dicono una verità elementare: non si sanziona un fratello.
La Serbia ci sta dando una lezione di sovranismo puro.
E ci sta dicendo che l’alternativa esiste.
Esiste un modello diverso da quello di Bruxelles: neutralità militare, amicizia con chi ci conviene, non con chi ci impone Bruxelles e sovranità popolare diretta tramite referendum.
Noi sovranisti italiani dovremmo guardare a Belgrado, non a Bruxelles.
Dovremmo imparare da quei ragazzi che invece di chiedere “più Erasmus” chiedono più Serbia.
Hanno cantato la Marcia verso la Drina. Noi quando torneremo a cantare l’Inno di Mameli senza vergognarci?
La storia gira.
E gira a destra.
Parte da Belgrado.





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