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ROMA, SCUOLE OCCUPATE TRA PROTESTE, ALCOL E VIOLENZE: CHI STA EDUCANDO I NOSTRI FIGLI?

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Riccardo Bianchi

A Roma decine di istituti scolastici sono coinvolti in una nuova ondata di occupazioni studentesche. Le lezioni vengono interrotte, gli ingressi bloccati e alcuni dirigenti scolastici denunciano episodi di intimidazione e violenza. Nel frattempo, secondo quanto riportato da RomaToday, in alcune scuole occupate si organizzano persino feste con musica e vendita di alcolici.

È uno scenario che dovrebbe preoccupare profondamente famiglie, insegnanti e istituzioni. Perché quando una scuola smette di essere un luogo di formazione e diventa uno spazio sottratto alle regole, il problema non è più soltanto scolastico. È culturale e nazionale.

Al liceo Mamiani l’occupazione è iniziata durante la notte, tra fumogeni e ingressi sbarrati. All’istituto De Sanctis la dirigente ha denunciato un’irruzione compiuta da persone incappucciate. All’artistico Argan il preside avrebbe riportato ferite durante le tensioni legate all’occupazione. Episodi che impongono una riflessione seria sul rispetto dell’autorità scolastica.

Le rivendicazioni degli studenti riguardano anche problemi reali: edifici degradati, carenza di risorse e difficoltà strutturali. Questioni che meritano risposte concrete e non possono essere ignorate.

Ma da quando denunciare un problema autorizza a impedire agli altri di studiare? E soprattutto, chi ha deciso che una minoranza organizzata possa disporre di un edificio pubblico come fosse una proprietà privata?

La libertà di manifestare è un diritto fondamentale. Non lo è imporre la propria volontà a studenti e famiglie che vorrebbero semplicemente vedere garantita la continuità delle lezioni.

C’è poi una questione ancora più profonda, che riguarda l’identità stessa della nostra nazione.

Una società che rinuncia a trasmettere disciplina, responsabilità, rispetto e senso del dovere sta rinunciando a educare le generazioni chiamate a costruirne il futuro.

Il patriottismo non si insegna soltanto attraverso la storia, la bandiera o l’inno nazionale. Si costruisce anche attraverso il rispetto delle istituzioni, del patrimonio collettivo e dei diritti degli altri cittadini.

La scuola italiana dovrebbe formare giovani capaci di pensare liberamente, contestare il potere quando necessario e assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Non può diventare il luogo nel quale si impara che ogni regola può essere sospesa in nome di una causa politica.

Per questo occorrono risposte ferme ma equilibrate: ascoltare le richieste legittime, garantire il diritto allo studio di chi non vuole partecipare alle occupazioni e accertare le responsabilità di eventuali violenze, danneggiamenti o altre irregolarità.

Difendere la scuola pubblica significa difendere il futuro dell’Italia. E non esiste futuro per una nazione che smette di pretendere rispetto proprio nei luoghi in cui dovrebbe insegnarlo.


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