L'Italia Quotidiano

Siher e CGIL: il garantismo a convenienza fa schifo

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Biagio Passaro – IoApro

Il caso Youssef Siher riapre una ferita che, per chi ha vissuto il 9 ottobre 2021, non si è mai chiusa. Voglio sapere se in Italia si giudicano le condotte delle persone o la loro collocazione politica. Perché il garantismo che si accende e si spegne a seconda dell’imputato, per me, fa schifo.

La gip di Milano ha rimesso in libertà Siher, respingendo la convalida del fermo e la richiesta di carcere. Non ha ravvisato il pericolo di fuga né gravi indizi per i reati contestati. Ha distinto le sue parole dai messaggi violenti di altri utenti, ritenendo che i contenuti a lui attribuiti esprimessero protesta politica e disobbedienza civile. (open.online⁠)

Per l’assalto alla CGIL del 9 ottobre 2021, invece, il 7 ottobre scorso sono state confermate in appello pene superiori agli otto anni: otto anni e sette mesi a Giuliano Castellino, otto anni e sei mesi a Roberto Fiore. Nelle motivazioni del primo grado i giudici avevano valorizzato anche incitamento, approvazione delle violenze e capacità degli organizzatori di condizionare gli eventi. (ansa.it⁠)

Siamo in fasi processuali diverse: per Siher una decisione cautelare, per gli imputati di quel filone CGIL una sentenza d’appello. Questa differenza conta. Ma proprio per questo pretendo un confronto serio sui criteri, senza liquidare ogni domanda come un’offesa alla magistratura.

Dove passa il confine tra una parola politica e un’istigazione penalmente rilevante? Quale prova collega un organizzatore alle violenze altrui? Quanto pesano una frase, una presenza, un’approvazione? Voglio che queste domande ricevano risposte verificabili, applicate con lo stesso rigore anche quando l’imputato è di destra. Il codice penale non può cambiare significato secondo la simpatia che suscita chi lo subisce.

Io continuo a rivendicare la mia estraneità alle violenze del 9 ottobre. Ho sempre sostenuto di avere documentato ciò che accadeva con il telefono. La mia posizione è distinta da quella degli altri imputati e rifiuto che venga confusa con una responsabilità collettiva. Chi sostiene che io abbia commesso un reato deve provarlo attraverso la mia condotta.

Le eventuali responsabilità degli organizzatori, comprese quelle per concorso, devono essere dimostrate concretamente. Un’identità politica non è una prova. E chi pretende questa precisione per Siher deve pretenderla con identica fermezza per ogni imputato del 9 ottobre, compresi quelli che considera politicamente detestabili.

Questo non mi impedisce di giudicare duramente il linguaggio di Siher. Open ha ricordato i suoi attacchi a Lorenzo Pregliasco e riportato un commento con cui avrebbe ringraziato Dio alla notizia della morte del riservista italo-israeliano Rafael Kauders. Quel commento, per me, è moralmente ripugnante. La tutela delle garanzie processuali lascia intatto il diritto di esprimere questo giudizio politico. (open.online⁠)

A chi oggi analizza ogni sfumatura delle sue parole chiedo dove fosse la stessa attenzione quando si parlava dei manifestanti del 9 ottobre. Voglio vedere quella pazienza anche davanti a un imputato scomodo, a una difesa impopolare, a un video che richiede di distinguere chi rompe da chi riprende. È proprio lì che si misura la serietà di un garantista.

La Costituzione afferma l’uguaglianza davanti alla legge anche senza distinzione di opinioni politiche. Stabilisce che la responsabilità penale è personale e che l’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva. Sono obblighi della Repubblica, non favori da concedere al proprio ambiente. (senato.it⁠, senato.it⁠)

La politica italiana può risparmiarci le sue prediche finché usa la giustizia come una clava da passarsi di mano. La maggioranza non se la cava con un video indignato. L’opposizione non può chiedere garanzie soltanto per chi riconosce come vicino. Entrambe devono rispondere di come intendono assicurare processi equi, responsabilità individuali e limiti effettivi all’abuso del potere punitivo.

E alla magistratura chiedo motivazioni capaci di reggere anche le domande più scomode. L’indipendenza dei giudici è essenziale; altrettanto essenziale è il diritto dei cittadini di criticare le loro decisioni, duramente e pubblicamente. Nessuna istituzione acquista credibilità pretendendo silenzio.

Per me una democrazia si svuota quando un cittadino arriva a pensare che la propria appartenenza conti più dei propri gesti. Il sospetto di una disparità così profonda va affrontato con gli atti e con le ragioni delle decisioni. Liquidarlo con superiorità significa aggravare la sfiducia e consegnare il Paese alla convinzione che esistano cittadini da comprendere e cittadini da colpire.

Io denuncio questa ipocrisia e pretendo che il confronto venga fatto fino in fondo. Chi rivendica il garantismo sul caso Siher metta sul tavolo lo stesso metro per il 9 ottobre. Da una Repubblica pretendo uguaglianza davanti alla legge. Le professioni di fede nella democrazia, senza quella uguaglianza, sono una presa per il culo.


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