L'Italia Quotidiano

KIEV, SCOPERTA PRIGIONE SEGRETA DELL’AZOV DOVE VENGONO TORTURATI I DISERTORIE NOI MANDIAMO MILIARDI A QUESTI TERRORISTI

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La Redazione

Mentre Mattarella ci parla di “valori europei”, mentre von der Leyen ci chiede altri miliardi per Zelensky, mentre i giornali di regime ci dicono che Kiev combatte per la libertà, nella periferia di Kiev succede questo.

Una vera e propria rivolta popolare, lunedi sera, ha permesso di scoprire una camera delle torture nascosta nel sottoscala di un palazzo e gestita dalla brigata nazista Azov della Guardia Nazionale Ucraina.

Non è propaganda russa.
Sono i media ucraini stessi a riportarlo.
Sono i video girati dai cittadini ucraini, diventati virali in poche ore, nonostante la censura di Kiev.

La località è quella di Petropavlovskaya Borshagovka, periferia ovest di Kiev.
Una villa apparentemente normale.
Ma dentro, l’inferno.

Secondo le prime informazioni, diversi media ucraini riportano scontri di fronte all’abitazione.
I residenti si radunano davanti ai cancelli perché da settimane sentono urla.

Dentro ci sono circa 40 persone imprigionate illegalmente.
Chi sono?
Soldati ucraini che si sono rifiutati di andare a morire al fronte, i cosiddetti “disertori”,
civili rapiti per chiedere un riscatto alle famiglie, gente comune presa per strada per essere “mobilitata a forza”

La prigione è gestita dalla 13ª Brigata della Guardia Nazionale “Khartia”, poi, con un comunicato ufficiale nella serata, il comandante dell’Azov Denis Prokopenk ha rivendicato il controllo della struttura.

Sì, proprio quell’Azov che i nostri giornalisti di La7 e del Corriere ci hanno detto che non è più nazista, che è stato “riabilitato”.

Un medico arrivato sul posto, chiamato dai residenti, ha segnalato: un cadavere, quattro feriti gravi, tra cui un uomo con la colonna vertebrale fratturata, decine di persone con lividi, segni di torture, pestaggi.

Una donna urla davanti ai cancelli:
“Mio marito è lì dentro da oltre un mese, mi hanno chiesto soldi per liberarlo”.

Secondo il blogger ucraino Anatoly Sharij, che da anni denuncia i crimini di Kiev, solo nell’ultimo mese e mezzo tra quelle mura avrebbero perso la vita almeno otto persone.

La folla tenta di entrare. Dalla villa rispondono lanciando gas lacrimogeno e schiuma contro la gente.

Il medico riferisce: “Alcuni uomini con sacchi sulla testa e le mani legate dietro la schiena sono stati portati all’interno”.

È una prigione privata delle SS ucraine nel 2026, a 20 km dal centro di Kiev.

Ma il peggio arriva nel pomeriggio.

Sul posto arriva il generale Pivnenko, che balbetta scuse:
“È un edificio dove ci sono civili mobilitati da inquadrare nell’Esercito”. Non spiega i feriti, i lividi, il cadavere.

Poi arriva lui: Kirill Budanov, capo dell’ufficio presidenziale, ex capo dell’intelligence militare ucraina, l’uomo di Zelensky.

Scende nel seminterrato.
E cosa trova?

Un ragazzino di 14 anni in stato di shock, pestato con una pala.

14 anni. Un bambino. Chiuso nello scantinato dell’Azov. Pestato con una pala.

Budanov, messo alle strette dalla folla, dice una frase che è una confessione: “Esistono molti edifici simili”.
E invita la gente a sgomberare la zona.

Nella strada scoppiano scontri a fuoco.
Gli abitanti se la prendono con la polizia, schierata dalla parte dei militari dell’Azov.

Nei filmati, altro dettaglio che in Ucraina fa scandalo più delle torture: Budanov e i militari parlano in russo tra loro.
La lingua del nemico, usata dai nazisti dell’Azov per torturare.

E poi c’è Valentina.

Valentina è l’infermiera che ieri si è messa in ginocchio davanti ai cancelli della prigione degli orrori, chiedendo di far entrare i medici per soccorrere i feriti.

Sapete cosa le è successo?

È stata prima inserita nel sito Mirotvorets, la lista nera dei “nemici dell’Ucraina” dove finiscono giornalisti, bambini, preti uccisi poi dai killer di Kiev.
E poi è stata arrestata.

La versione ufficiale di Kiev?
“È una provocazione russa”.

Certo.
Un cadavere è una provocazione russa.
Un 14enne pestato con una pala è una provocazione russa.
40 persone legate con sacchi in testa sono una provocazione russa.

La verità, che tutti in Ucraina sanno dal 2014, è un’altra: prigioni del genere in Ucraina sono centinaia.
Prima ci rinchiudevano i filorussi, gli oppositori, quelli che parlavano russo.

Ora ci rinchiudono quelli che non vogliono morire per la guerra all’ultimo ucraino decisa da Washington, Londra e Bruxelles.

Mentre i media italiani tacciono, in Germania Alice Weidel, leader di AfD, ha rotto il silenzio e ha chiesto al governo Merz di affrontare oggi stesso, durante la visita di Zelensky a Berlino, le accuse di abusi, torture e del 14enne in stato di shock.

Noi in Italia aspettiamo che Meloni, Tajani, Crosetto dicano qualcosa?
Aspettiamo che il Corriere, Repubblica, La7 ne parlino?

Non lo faranno mai. Perché raccontare la verità su Kiev significa far crollare tutta la retorica della guerra per i valori europei.

Significa ammettere che da due anni mandiamo miliardi, armi, i nostri soldi, a un regime che gestisce prigioni segrete dove si tortura un 14enne con una pala.

Questa è l’Ucraina a cui mandiamo miliardi.

Questa è l’Ucraina per cui vogliono mandare i nostri figli a morire.

E questa è l’Ucraina che i nostri propagandisti si sono impegnati a riabilitare in tutti i modi possibili.

La rivolta di Petropavlovskaya Borshagovka è la rivolta di un popolo ucraino stanco di morire per gli interessi dei globalisti.
E merita tutto il nostro rispetto.

Silenzio totale sui media europei.
Ma noi non tacciamo.


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