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CALABRIA, L’IMPRESA DI FUTURO NAZIONALE: 11% DA SOLO AL PRIMO COLPO. IL PARTITO DI VANNACCI C’È E FA PAURA AL SISTEMA

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Ramona Castellino

Reggio Calabria, le consultazioni elettorali straordinarie dicono una cosa che i salotti romani non volevano sentire.

Futuro Nazionale è realtà.

Li davano per finiti prima ancora di iniziare. Li chiamavano “partitino di Facebook”, “operazione nostalgica”, “fiammata estiva”.

Gli stessi professoroni che fino a ieri spiegavano che senza la Lega e senza FdI, Vannacci non valeva nulla.

I numeri di Reggio Calabria dicono l’esatto contrario.

Domenico Giannetta, con il solo simbolo di Futuro Nazionale, ha preso il 10,94% – 8.226 voti in un collegio difficilissimo, con affluenza al 22% e contro tutta la macchina del centrodestra e del campo largo.

È la prima volta che Futuro Nazionale si presenta da solo, con il suo simbolo, senza apparentamenti, senza alleanze di comodo.
E alla prima volta sfonda la doppia cifra.

Per capire la portata del risultato: Francesco Toscano, leader di Democrazia Sovrana Popolare che è ovunque in TV, si ferma all’1,44%.

Il centrodestra unito vince con Roscioli al 51,02%, il centrosinistra con Benedetto al 36,59%.

Ma il terzo polo, l’unico vero terzo incomodo, è Futuro Nazionale.

I detrattori, da ieri sera, provano a rigirare la frittata:

“Eh ma è arrivato solo terzo, eh ma puntava a vincere, eh ma Vannacci voleva la sua Sassonia e ha preso sassate”.

Sono gli stessi che tre mesi fa dicevano che non avrebbe superato il 3%.

La verità è un’altra: in una suppletiva, elezione per definizione blindata per i partiti di governo, con 71 comuni, con la macchina di Occhiuto e Cannizzaro a pieno regime, prendere l’11% da soli, in pochi mesi di vita, senza un euro di finanziamento pubblico, senza televisioni amiche, è un miracolo politico.

Occhiuto può esultare quanto vuole su X con Lotito e Craxi.

Meloni può parlare di “centrodestra unito”.

Ma sanno entrambi che quel 10,94% è tutto voto in uscita dal loro bacino.

È voto identitario, sovranista, che non ne può più di compromessi, di Forza Italia al centro, di Fratelli d’Italia che parla di sovranità a Roma e poi si inginocchia a Ursula e a Bruxelles.

È il voto che chiede remigrazione, che chiede stop all’islamizzazione, che chiede difesa della famiglia e della patria.
È il nostro voto.

Questa suppletiva di Reggio dimostra tre cose:

Futuro Nazionale esiste.
Non è un comitato elettorale, è un partito radicato. 8.226 persone sono andate a votare un simbolo nato da poche settimane.
Senza lista civica di appoggio, senza sindaco.
Solo l’idea.

Il bacino è enorme.
Se in Calabria, regione notoriamente difficile e con affluenza bassissima, prendi l’11%, cosa prendi in Veneto, in Lombardia, in Piemonte alle politiche del 2027?
Il 15%? Il 18%?
I sondaggi nazionali che già danno FN al 9-10% sono sottostimati.

Vannacci non è contendibile.
Il generale ha dimostrato di avere una truppa.
Non è l’uomo solo al comando.
È un movimento.
E i movimenti che al primo colpo prendono la doppia cifra, in Italia, poi diventano valanga.

Lo ha insegnato la Lega di Salvini nel 2018, lo ha insegnato Fratelli d’Italia nel 2019.

Chi oggi ironizza sul “solo 10%” domani dovrà fare i conti con Futuro Nazionale per formare il governo.

Perché alle Politiche del 2027 non ci saranno 71 comuni di Reggio Calabria.
Ci saranno 50 milioni di italiani stanchi di una destra che amministra l’esistente e di una sinistra che odia l’Italia.

E lì, quel 10,94% di ieri a Reggio, diventerà il 20% nazionale che deciderà chi va a Palazzo Chigi.

Hanno provato a fermarci dicendo che era finita prima di cominciare.

E purtroppo per loro, è appena cominciata.


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