L'Italia Quotidiano

CONTRO IL FINE VITA SI MUOVE LA PIAZZA: L’ITALIA PRO-VITA SCENDE IN STRADA

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Ramona Castellino

Alla fine si muove la piazza.
Quella vera.

La piazza della Vita.

E per fortuna.
Perché in Parlamento si sta consumando in silenzio il più grave attacco alla vita umana dai tempi della legge sull’aborto.

La legge sul fine vita. Anzi, chiamiamola con il suo nome: legge sull’eutanasia.
Legge sull’omicidio di Stato.

Cosa vogliono fare? Vogliono legalizzare il suicidio assistito. Vogliono dire che un medico, che ha giurato su Ippocrate di curare e non di uccidere, può somministrare un veleno a un malato e chiamarlo “diritto”. Vogliono trasformare gli ospedali da luoghi di cura a luoghi di morte.

E lo fanno con il solito trucco: la pietà.
“Per non farlo soffrire”. “Per la libertà di scelta”. Le stesse identiche parole che usarono 50 anni fa per l’aborto:
“per la libertà della donna”.
Poi sappiamo come è finita: 6 milioni di bambini abortiti in Italia dal 1978.

Oggi ricominciano.
Con i malati.
Con i disabili.
Con gli anziani soli.
Con i depressi.

Tutto è partito da una sentenza ideologica della Corte Costituzionale, la 242 del 2019, scritta da giudici progressisti che hanno inventato un diritto che non esiste in Costituzione: il diritto a farsi uccidere dallo Stato.

Da lì, il caos. I tribunali, uno dopo l’altro, hanno iniziato a autorizzare suicidi assistiti, a creare un far west giuridico dove in Toscana ti uccidono e nel Lazio ti curano.

E ora il Parlamento, invece di fermare questo scempio e dire che la Vita è indisponibile, vuole fare una legge per regolamentare l’eutanasia.
Per darle una cornice legale.
Per lavarsi la coscienza.

Depenalizzare ciò che è criminale per non doverlo punire.

Ed è qui che arriva la notizia più bella di oggi.

Il popolo pro-vita, il popolo di Ognissanti, si sta muovendo. Associazioni, famiglie, medici cattolici, volontari dei Centri di Aiuto alla Vita, giovani di ProVita & Famiglia, stanno organizzando manifestazioni, veglie, rosari pubblici in tutta Italia.

Perché hanno capito una cosa semplice: se passa il fine vita, non è una legge sanitaria.
È una rivoluzione antropologica.

Se lo Stato dice che una vita malata vale meno di una vita sana, che una vita disabile può essere soppressa su richiesta, allora cade tutto.
Cade il principio per cui ogni vita ha una dignità infinita perché creata a immagine di Dio.
E si apre la porta all’eugenetica, alla selezione dei più deboli, al modello olandese e belga dove oggi si eutanasizzano anche i bambini depressi e i disabili psichici.

È quello che vogliono: una società dove il malato è un costo, dove l’anziano è un peso, dove il disabile è un errore da correggere con una siringa.

E non è un caso che questa mobilitazione avvenga proprio a ridosso del 1 novembre, festa di Ognissanti, e del 2 novembre, commemorazione dei defunti.

La Chiesa ci ricorda in questi due giorni che la morte non è un diritto da rivendicare, ma un passaggio da affrontare con speranza cristiana. Che la sofferenza non è inutile, ma ha un valore redentivo se unita alla Croce di Cristo.
Che il malato non va ucciso, va accompagnato, curato, amato fino all’ultimo respiro.

È quello che fanno ogni giorno migliaia di volontari nelle case, negli hospice, nelle corsie: non danno la morte, danno amore.
E l’amore è la vera medicina contro il dolore, non il veleno.

La sinistra che oggi tifa per il fine vita è la stessa che santifica la cultura della morte, in tutte le sue forme: morte del bambino nel grembo materno, morte del malato nel letto d’ospedale, fino alla morte della Patria.

Noi siamo l’altra Italia. L’Italia che prega, che non uccide, che difende la Vita dal concepimento alla morte naturale.

Perché quando la giustizia degli uomini legalizza la morte, resta solo la piazza della Vita a gridare la Verità.


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