L'Italia Quotidiano

«CRISTIANI IN ETIOPIA VITTIME DI PERSECUZIONI ISLAMISTE: 60 MORTI ORTODOSSI, CONVERTITI MINACCIATI, CHIESE BRUCIATE. E IN EUROPA PENSANO A FAR DECIDERE LE PRIMARIE AGLI ISLAMICI

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Ramona Castellino

Nel mese in cui ricordiamo tutti i Santi, quelli conosciuti e quelli sconosciuti, quelli che stanno sugli altari e quelli che non ci arriveranno mai perché nessuno ne parlerà, non possiamo non ricordare i 60 cristiani ortodossi massacrati in Etiopia negli ultimi giorni da milizie islamiste.

“Cristiani in Etiopia vittime di persecuzioni islamiste”

È quello che in un’intervista esclusiva afferma l’attivista Seidi Gösteris, dopo gli attacchi che hanno portato a 60 vittime cristiane ortodosse.

Un massacro passato sotto silenzio in tutti i media italiani, tutti impegnati a raccontarvi quanto è bello il Ramadan nelle mense scolastiche.

Leggete le parole di Gösteris, perché sono la fotografia di quello che ci aspetta se continuiamo a svendere l’Italia.

“I cristiani appartenenti a comunità minoritarie e i convertiti dall’islam, subiscono discriminazioni, pressioni sociali, minacce e violenze”.

Non sta parlando dell’Arabia Saudita del 1200.
Sta parlando dell’Etiopia del 2026.
Un paese che fino a ieri era considerato un esempio di convivenza, con una delle comunità cristiane più antiche del mondo, risalente direttamente all’apostolo Filippo.

Cosa succede oggi?

Succede che se sei cristiano ortodosso in certe zone dell’Oromia, dell’Amhara, del Tigray, ti bruciano la chiesa.
Ti sgozzano il prete.
Ti violentano le figlie.
Ti dicono: convertiti o muori.

Succede soprattutto se non sei un convertito dall’islam.
Quelli sono i più odiati. Perché per l’islamismo politico, l’apostata merita la morte.
È la sharia, punto.
Non è estremismo.
È la legge islamica applicata alla lettera.

E così i convertiti vivono nascosti, perdono il lavoro, vengono ripudiati dalle famiglie, minacciati, picchiati, a volte uccisi.
60 morti negli ultimi attacchi.
60 Santi di oggi.
60 martiri nessuno ricorderà sui giornali italiani, perché i giornali italiani devono raccontarvi che per i giudici di Modena non è terrorismo.

È lo stesso progetto che lentamente vediamo nelle nostre città: sostituire il popolo cristiano con un altro popolo.

In Etiopia lo fanno con il machete e con il fuoco.
In America lo fanno importando 10 milioni di clandestini per far vincere i Dem alle midterms di oggi.
In Spagna lo fanno dando la cittadinanza a un milione di irregolari.
In Italia lo vogliono fare facendo votare le moschee alle primarie di febbraio e dando soldi pubblici a un milione di immigrati.

E mentre lo fanno, ci dicono che siamo noi i cattivi se parliamo di difesa nazionale, culturale e religiosa.

Per noi novembre è la festa di Ognissanti.
Noi andiamo a Messa. Portiamo i fiori ai cimiteri.
Preghiamo Suor Maria della Trinità, la clarissa di Gerusalemme verso gli altari per restituire pace a Gerusalemme.

E preghiamo anche per quei 60 cristiani ortodossi etiopi.
Che non conosceremo mai di nome.
Che non diventeranno mai santi per il mondo. Ma che sono già Santi in Cielo, perché sono morti con il nome di Cristo in bocca, rifiutando di rinnegare la Croce.

Loro sono la Chiesa vera.
Non quella di chi vuole far decidere il premier agli imam.
Non quella dei vescovi che benedicono il Ramadan nelle scuole.

Loro ci dicono una cosa semplicissima, che Seidi Gösteris ha il coraggio di dire e che i nostri vescovi non dicono più:

Senza Cristo non c’è pace.
Né a Gerusalemme, né in Etiopia, né a Roma.

Se continuiamo a vergognarci di essere cristiani, se consegniamo le nostre primarie, le nostre scuole, le nostre Corti Costituzionali all’islamismo, domani i 60 morti non saranno in Etiopia. Saranno a Brescia, a Roma, a Torino.

La persecuzione islamista dei cristiani in Etiopia non è un fatto lontano.
È il nostro futuro se non ci svegliamo.

Difesa nazionale, culturale e religiosa. Subito.

Per i 60 martiri dell’Etiopia.
Per l’Italia.

Viva Cristo Re.
Viva i martiri cristiani.


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