L'Italia Quotidiano

EUROPA SOTTO ATTACCO: GLI HACKER COLPISCONO IL CIBO. E SE DOMANI TOCCASSE ALL’ACQUA, ALL’ENERGIA O AI NOSTRI SOLDI?

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Riccardo Bianchi

Immaginate di svegliarvi una mattina e scoprire che il vostro bancomat non funziona, che non potete accedere al conto corrente, che manca l’acqua o che un attacco informatico ha interrotto la distribuzione dell’energia elettrica.

Uno scenario inquietante? Certamente. Ma quanto sta accadendo in Europa dimostra che la vulnerabilità delle infrastrutture digitali è un problema concreto, non una fantasia da film.

Il 2 novembre un’ondata di attacchi informatici ha colpito i sistemi di refrigerazione di numerosi supermercati europei. In Belgio, Svezia, Lussemburgo, Irlanda, Estonia e altri Paesi, frigoriferi e congelatori sono stati manipolati a distanza, raggiungendo in alcuni casi temperature fino a 50 gradi.

Il risultato è stato immediato: alimenti deteriorati, merce da distruggere, attività interrotte e danni economici. Segnalazioni sono arrivate anche dall’Italia.

E non si tratta del primo episodio. Già a ottobre centinaia di supermercati francesi erano stati interessati da attacchi analoghi.

Il dato più allarmante è che qualcuno è riuscito a provocare danni materiali semplicemente intervenendo su sistemi informatici collegati a Internet.

Non è stato necessario entrare fisicamente nei supermercati, sabotare gli impianti sul posto o distruggere gli edifici. È bastato compromettere i dispositivi che controllano le temperature.

E qui nasce una domanda che dovrebbe preoccupare ogni cittadino europeo: se è possibile alterare a distanza sistemi dai quali dipende la conservazione degli alimenti, quanto sono sicure le altre infrastrutture essenziali?

Pensiamo agli acquedotti, agli impianti elettrici, agli ospedali, ai trasporti, alle telecomunicazioni e soprattutto ai sistemi bancari.

Abbiamo costruito una società nella quale quasi tutto dipende dalla tecnologia, ma siamo davvero preparati a difenderla?

Oggi milioni di persone utilizzano strumenti digitali per ricevere lo stipendio, conservare i risparmi, effettuare pagamenti e acquistare beni essenziali. Un’interruzione prolungata dei servizi finanziari potrebbe impedire a cittadini e imprese di svolgere operazioni quotidiane.

Non significa che gli attacchi ai supermercati abbiano compromesso anche le banche. Significa che la dipendenza da infrastrutture digitali rende indispensabile proteggerle e predisporre alternative in caso di emergenza.

La digitalizzazione offre vantaggi enormi, ma quando ogni servizio diventa dipendente da una connessione, da un software o da un sistema di controllo remoto, la sicurezza informatica diventa sicurezza nazionale.

E mentre la politica europea discute di transizione digitale, intelligenza artificiale e modernizzazione, dovrebbe mettere al centro una questione molto più concreta: la capacità dei singoli Stati di garantire continuità ai servizi indispensabili anche durante un attacco.

Perché non basta digitalizzare un’infrastruttura per renderla moderna. Bisogna renderla resiliente, proteggerla dalle intrusioni e assicurare che possa continuare a funzionare quando la tecnologia viene compromessa.

Servono investimenti nella sicurezza informatica, verifiche indipendenti sui sistemi industriali, procedure di emergenza e responsabilità precise per le aziende che gestiscono infrastrutture strategiche.

Ma serve soprattutto una visione politica.

La sovranità nazionale non riguarda soltanto i confini geografici. Riguarda il controllo delle risorse, dell’energia, delle comunicazioni, del sistema economico e delle infrastrutture dalle quali dipende la sopravvivenza di un Paese.

Un’Italia incapace di garantire autonomamente la sicurezza delle proprie reti essenziali diventerebbe inevitabilmente vulnerabile.

E non possiamo permetterci di affrontare questa minaccia soltanto dopo un disastro.

Le indagini dovranno chiarire chi abbia organizzato gli attacchi ai supermercati europei e con quali finalità. Al momento non esistono elementi sufficienti per attribuirli con certezza a uno Stato o a una specifica organizzazione.

Ma il problema politico è già davanti ai nostri occhi.

Oggi qualcuno ha dimostrato di poter mettere fuori uso i frigoriferi dei supermercati. Domani un altro attacco potrebbe colpire servizi ben più importanti.

E allora bisogna chiedersi che cosa accadrebbe se, per diverse ore o giorni, una città non potesse utilizzare normalmente l’acqua, l’energia elettrica o i sistemi di pagamento.

Quanti cittadini sarebbero preparati? Quante imprese riuscirebbero a lavorare? Quanti servizi pubblici continuerebbero a funzionare?

Sono domande che pretendono risposte, non rassicurazioni generiche.

Perché uno Stato che non riesce a proteggere l’accesso dei propri cittadini al cibo, all’acqua, all’energia e al denaro rischia di perdere la capacità di garantire persino le condizioni fondamentali della vita quotidiana.

E una nazione che perde questa capacità vede indebolirsi anche la propria sovranità.

La vera sfida europea, oggi, non è soltanto diventare più digitali.

È evitare che il nostro futuro, la nostra sicurezza e persino i nostri risparmi possano finire ostaggio di chi riesce a prendere il controllo di un sistema informatico.


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