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IRLANDA IN FIAMME: IL LABORATORIO DELLA SOSTITUZIONE È ESPLOSO. PRIMO PAESE EUROPEO A RISCHIO GUERRA CIVILE

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La Redazione

Hanno provato a nasconderlo con due parole: “tensioni” e “disagio”.

Ma quello che sta succedendo in Irlanda non è disagio.

È l’inizio della rivolta di un popolo contro la propria sostituzione.

L’Irlanda è oggi il Paese più pericoloso d’Europa.

Non per i russi, non per il clima.

Per la bomba migratoria che Bruxelles ha innescato e che Dublino ha accettato a testa bassa.

Fine 2025: 33.250 richiedenti asilo parcheggiati nel sistema IPAS, più 450% rispetto al 2021.

In un’isola di 5 milioni di abitanti.

Mentre i giovani irlandesi emigrano in Australia perché non possono permettersi un affitto a Dublino, il governo requisisce hotel, scuole, centri sportivi nei quartieri popolari e ci piazza migliaia di africani e pakistani.

Il 19 settembre Dublino è stata attraversata da un fiume umano.

Ufficialmente “migliaia”, ufficiosamente decine di migliaia di tricolori.

Slogan vietato sui giornali di regime:

“Whose country? Our country. Get them out”.

Non contro il migrante, contro il Patto UE sull’Immigrazione che toglie all’Irlanda l’ultimo diritto: decidere chi entra in casa propria.

Il ministro Colm Brophy risponde come un funzionario di Bruxelles:

“Il sistema funziona, le domande sono calate”.

La gente a casa non ha più un medico di base, non ha una casa, ma il sistema funziona.

A Nord è già guerra. Giugno 2026.
Belfast nord, un accoltellamento bestiale: un irlandese sfigurato in faccia, occhio perso.
Arrestato un sudanese di 30 anni entrato dal confine del Sud nel 2023 come “richiedente asilo”.
La polizia trova un coltello da cucina insanguinato.

Dopo 48 ore Belfast brucia: macchine incendiate, case assaltate, bus dato alle fiamme, 27 persone evacuate, cannoni ad acqua in strada.

Non è un caso isolato.
È il copione di tutta l’Irlanda: Cork, Galway, Dublino Est.

Centri di accoglienza imposti di notte senza consultare nessuno, genitori che non mandano più le figlie a scuola, poliziotti della Garda schierati non contro chi delinque ma contro chi protesta.

Un popolo che ha combattuto 800 anni contro l’impero più grande del mondo per avere la propria terra, ora si sente dire dal proprio governo che quella terra non è più sua, che è di chiunque arrivi con un barcone.

Perché gli irlandesi sono gli ultimi ad avere ancora un’identità tribale, cattolica, di clan.

Non sono ancora stati lobotomizzati dal politicamente corretto come i tedeschi o gli svedesi.
Quando gli tocchi la comunità, reagiscono.

E il governo lo sa.

Per questo la repressione è già iniziata: etichettare le proteste come “far-right”, schedare i leader, usare leggi antiterrorismo per la disobbedienza civile.

Ma la storia insegna: l’irlandese quando dice “Enough is enough” non torna indietro.
Ha fatto la guerra d’indipendenza con i fucili nascosti nei fienili. Non la farà per un affitto?

L’Irlanda è sull’orlo della guerra civile non perché gli irlandesi siano violenti.
Ma perché sono stati messi con le spalle al muro.

È il laboratorio della sostituzione etnica europea.
Se cade Dublino, cade tutto.
Se resiste Dublino, abbiamo un modello.

Oggi in Irlanda.
Domani in Italia.

La domanda non è più se succederà.
La domanda è dove succederà prima: a Dublino o a Prato.

La UE ha voluto l’invasione.
Ora avrà la rivoluzione.


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