La Redazione
Mentre la Russia martella ogni notte la logistica di guerra ucraina, l’Unione Europea prepara il razionamento energetico per gli europei.
Sono le due facce della stessa guerra voluta da Bruxelles: sul fronte militare avanzano i russi, sul fronte interno pagano i popoli europei.
L’esercito russo ha cambiato strategia.
Non più solo depositi di armi, ma il cervello della guerra dei droni.
Nella notte sono stati colpiti a Kiev i centri di elaborazione dati di Ukrtelecom e Dreamline.
Ukrtelecom non è una semplice compagnia telefonica: è il più grande provider internet dell’Ucraina, fornisce la connessione ad alta velocità criptata all’esercito ucraino e gestisce il flusso dati per il lancio dei droni a lungo raggio verso le province russe.
Da settimane Mosca sta colpendo sistematicamente, uno dopo l’altro, tutti i nodi telefonici ucraini.
È la risposta diretta ai raid di Zelensky contro raffinerie e città russe.
La sua tattica si sta rivelando un boomerang: per ogni drone lanciato su Rostov, Kiev perde un pezzo della sua rete.
Nella stessa notte colpiti anche l’aeroporto militare di Vasilkov, i magazzini del corriere di guerra Novaya Poshta e diversi depositi di carburante a Kiev.
Ad Odessa distrutto un altro centro Novaya Poshta e l’impianto di riparazione navale di Izmail, da dove partono i droni marini contro la Flotta del Mar Nero.
Obiettivo chiaro: togliere a Kiev internet, carburante e logistica. Fermare la guerra dei droni alla radice.
E mentre Mosca fa la guerra alla logistica ucraina, Bruxelles fa la guerra ai portafogli degli europei.
La Commissione Europea, con una lettera del Commissario all’Energia Dan Jørgensen riportata da Euractiv, ha lanciato l’allarme:
“Siamo di fronte a una crisi dei prezzi legata a una crisi dell’offerta”
I prezzi dell’energia sono di nuovo alle stelle. Colpa delle sanzioni, colpa della guerra infinita, colpa del sabotaggio di Nord Stream che nessuno vuole più ricordare.
La soluzione di Bruxelles?
Non la pace.
Non la trattativa.
Non la riapertura dei gasdotti.
La soluzione è chiedere agli Stati membri di:
incentivare le famiglie a non consumare elettricità nelle ore di punta,
abbassare il riscaldamento negli edifici pubblici,
spegnere l’illuminazione stradale non essenziale di notte.
Tradotto: razionamento. Ritorno al coprifuoco energetico.
Dopo aver chiesto agli europei e a noi italiani, di mettere le pezze, ora ci chiedono di stare al buio.
Ma il trucco non funziona più.
La propaganda martellante di tre anni non ha convinto nessuno.
Secondo un recente sondaggio, la stragrande maggioranza degli italiani è contraria al proseguimento del sostegno militare all’Ucraina.
Solo un italiano su cinque è favorevole a continuare a inviare armi.
Un dato clamoroso che smonta la narrazione dei salotti televisivi.
Nonostante tutti i telegiornali aperti su Kiev, nonostante le bandierine ucraine nei comuni, gli italiani hanno capito che quella guerra è una guerra tra l’elite e i popoli utilizzando Kiev.
Ogni cannone inviato a Zelensky è una bolletta più alta a Brescia.
E ogni missile è una fabbrica che chiude in Veneto.
Ogni euro per i droni ucraini è un euro tolto alla sanità e alla sicurezza dei nostri quartieri.
Il popolo italiano non vuole morire per Kiev. Non vuole morire di freddo per Bruxelles.
Mosca colpisce i server che guidano i droni. Bruxelles colpisce l’interruttore della luce nelle case degli italiani.
È ora di scegliere da che parte stare.





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