Ramona Castellino
Non un comunicato della Sala Stampa.
Non un bollettino filtrato.
È stato Pietro stesso a parlare.
Sua Santità Papa Leone XIV è stato sottoposto ad intervento chirurgico presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma per un adenocarcinoma polmonare.
Diagnosi resa nota dal Papa stesso, che ha chiesto le preghiere di tutti i fedeli.
In un tempo di Chiesa anestetizzata dai giri di parole, il gesto è già Magistero.
Il Papa non si nasconde. Offre la sua malattia come ha offerto il suo pontificato: alla Verità.
E mentre il bisturi operava il Vicario di Cristo, non ci sono state attese mondane.
Niente diretta TV.
Nella cappella del Gemelli si è recitato il Santo Rosario. Ininterrottamente.
Suore in ginocchio sul marmo freddo, medici con il camice ancora addosso, infermieri, fedeli accorsi da Roma che hanno saputo e sono corsi.
Non per curiosità.
Per pregare.
È tornata l’immagine della Chiesa di sempre: quando il Papa soffre, i figli non commentano sui social, si inginocchiano e prendono la corona.
Quante volte lo abbiamo dimenticato?
Oggi il Cielo ce lo ha ricordato.
E poi c’è il Perù.
Leone XIV non è un Papa venuto dal nulla.
È il missionario che ha speso la vita tra la polvere di Chiclayo, nelle Ande, tra gli ultimi.
Lì lo chiamano ancora Padre Roberto.
Lì è stato Vescovo, pastore, padre.
Ebbene, da Chiclayo a Lima, da Trujillo a Piura, le sue pecore peruviane non hanno dormito.
Veglie eucaristiche, Rosari in spagnolo e in quechua, Messe di riparazione, bambini con le candele in mano davanti alle chiese che lui ha costruito con le sue mani.
Apprensione, sì.
Ma soprattutto speranza soprannaturale.
I peruviani ci ricordano una cosa che a Roma, tra convegni sinodali e tavoli permanenti, avevamo dimenticato: il legame tra un Padre e i suoi figli non si spezza con una diagnosi.
Si rafforza nella Croce.
Mentre in Europa si discute di tavoli islamici e di intese di vario genere, in Perù si prega per il Papa cattolico. Due Chiese, due mondi.
Adenocarcinoma polmonare.
Parola dura.
Reale.
Senza edulcorazioni.
Leone XIV la porta come ha portato tutto: a testa alta, offrendola.
La Tradizione ci insegna che la malattia del Papa è la malattia di tutta la Chiesa.
La sua Croce è la nostra Croce.
Non è un fatto privato, è un fatto mistico.
Il Corpo Mistico soffre dove soffre il Capo.
Per questo oggi non servono analisi, non servono previsioni, non servono bollettini medici da commentare come tifosi.
Serve una sola cosa, quella che la Chiesa militante ha sempre fatto quando il suo Comandante cadeva ferito sul campo di battaglia:
Recitare il Rosario. Offrire Messe.
Fare penitenza.
È l’ora della Chiesa in ginocchio, non della Chiesa in talk show.
E oggi, una corona in più per Leone XIV.
Oggi, una Messa offerta per lui.
Oggi, un piccolo sacrificio.
Che il Signore, per intercessione della Vergine Santissima Salus Populi Romani e di Santa Rosa da Lima tanto amata dal Papa, conceda a Leone XIV una pronta guarigione e la forza di portare questa nuova croce.
Il Papa ha chiesto preghiere.
Diamo al Papa il Rosario





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